C’è un modo brutale in cui il mondo dei videogiochi ti dice che è finita. Non con un comunicato stampa, non con una conferenza lacrimosa. Semplicemente, un giorno cerchi il sito web di uno studio e trovi il vuoto. Il canale YouTube sparito. La scheda Google Business che recita, senza pietà: “Chiusa definitivamente“. È quello che è successo a Nagoshi Studio, la software house fondata da Toshihiro Nagoshi, l’uomo che ha dato vita alla saga Yakuza, ora conosciuta come Like a Dragon. Il content creator Zergantis ha pubblicato un video dedicato interamente a questa importante e triste novità.
Secondo quanto riportato da Bloomberg, dietro questa chiusura silenziosa c’è una ragione precisa e dolorosa: soldi. O meglio, la mancanza di soldi. NetEase, il colosso cinese che aveva finanziato lo studio e che avrebbe dovuto pubblicare Gang of Dragon, ha deciso di staccare la spina dopo aver scoperto che per completare il gioco servivano altri 44 milioni di dollari, circa 7 miliardi di yen. Una cifra che ha fatto saltare ogni negoziato e ha spinto l’editore a ritirarsi completamente dal progetto.
Gang of Dragon non era un titolo qualsiasi. Annunciato ai The Game Awards di dicembre 2025, si presentava come un action crime in terza persona che strizzava l’occhio allo stile che aveva reso celebre Nagoshi: atmosfere intense, criminalità organizzata, un mix di dramma e umanità che sapeva di Yakuza senza esserlo ufficialmente. Il protagonista digitale avrebbe avuto il volto e il fisico di Ma Dong-seok, attore sudcoreano noto per Train to Busan e per il suo ruolo in Eternals nel Marvel Cinematic Universe. L’hype era palpabile, le aspettative altissime. E ora tutto questo rischia di rimanere solo un frammento di trailer cancellato.
Ma chi è davvero Toshihiro Nagoshi e perché la sua caduta ha un peso così simbolico? Nagoshi non è un game designer qualsiasi. È il creatore di una delle saghe più iconiche e longeve dell’industria videoludica giapponese. Yakuza, lanciata nel 2005, ha costruito un universo narrativo complesso, ambientato nei bassifondi di Tokyo, Osaka e altre città nipponiche, mescolando yakuza, onore, tradimento, melodramma e momenti di pura follia ludica. Per anni, Nagoshi ha lavorato in Sega, dove è diventato una figura di culto. Nel 2021, ha lasciato la casa madre per fondare il suo studio indipendente, finanziato proprio da NetEase, con l’obiettivo di creare qualcosa di nuovo ma fedele al suo DNA creativo.
La chiusura di Nagoshi Studio non è un caso isolato. È l’ennesimo tassello di un mosaico inquietante che sta ridisegnando l’industria dei videogiochi. NetEase, tra il 2024 e il 2026, ha smantellato 9 dei 16 studi internazionali che aveva fondato o acquisito tra il 2020 e il 2023. Una strategia di disinvestimento feroce, che testimonia un cambio di rotta radicale rispetto agli anni dell’espansione a tutti i costi.

Per Nagoshi Studio, il problema è stato probabilmente una combinazione di fattori. I costi di sviluppo che sono esplosi oltre le previsioni iniziali. Un progetto ambizioso che richiedeva più tempo e risorse di quanto NetEase fosse disposta a concedere. E forse, anche una scommessa che non ha convinto abbastanza gli investitori cinesi, più interessati a titoli mobile o free-to-play con modelli di monetizzazione aggressivi che a un action crime narrativo in stile giapponese.
L’industria videoludica sta attraversando una fase di contrazione violenta. Dopo l’esplosione della pandemia, che aveva gonfiato ricavi e aspettative, è arrivata la resa dei conti. Gli studi chiudono, i progetti vengono cancellati, i team vengono smembrati. E figure come Nagoshi, che rappresentano un ponte tra l’artigianalità creativa giapponese e le logiche industriali moderne, si trovano schiacciate in mezzo.
Gang of Dragon potrebbe non essere morto definitivamente. I diritti intellettuali, gli asset, il codice esistono da qualche parte. Ma senza un editore, senza fondi, senza una struttura operativa, un videogioco è solo un fantasma digitale. E i fantasmi, nel mondo dei videogiochi, raramente tornano in vita.

