Nonostante un lancio commerciale estremamente positivo, la serie Battlefield si trova oggi in una situazione complicata. Electronic Arts ha infatti avviato una nuova ondata di licenziamenti che coinvolge diversi team responsabili dello sviluppo e del supporto di Battlefield 6, una decisione che ha sorpreso molti osservatori del settore. Il provvedimento riguarda vari studi riuniti sotto il nome di Battlefield Studios, tra cui Criterion, DICE, Ripple Effect e Motive, che collaborano alla realizzazione e al mantenimento del gioco.

Secondo le informazioni emerse su IGN, un numero non precisato di sviluppatori è stato informato del licenziamento come parte di un processo di “realignment”, cioè una riorganizzazione interna. L’obiettivo dichiarato da Electronic Arts è quello di riallineare le squadre di sviluppo intorno alle priorità più importanti per la comunità dei giocatori mentre continua il supporto live service del gioco dopo il lancio. L’azienda ha precisato che tutti gli studi coinvolti continueranno comunque a operare.

Un portavoce di EA ha spiegato che le modifiche sono state effettuate per migliorare l’organizzazione del lavoro sulla serie. Secondo la società, Battlefield rimane una delle sue proprietà intellettuali più importanti e l’azienda intende continuare a investire nel franchise, prendendo come riferimento il feedback della community e i dati raccolti attraverso il programma interno chiamato Battlefield Labs.

La situazione appare però paradossale se si guarda ai risultati iniziali del gioco. Battlefield 6 è stato il videogioco più venduto negli Stati Uniti nel 2025 e ha registrato numeri molto elevati al momento del debutto. Nei primi tre giorni dalla pubblicazione ha venduto circa 7 milioni di copie, diventando il miglior lancio nella storia della serie.

La critica ha accolto il titolo in modo abbastanza positivo, soprattutto per quanto riguarda il comparto multiplayer, considerato uno dei punti di forza del gioco. Alcune recensioni hanno invece espresso opinioni più contrastanti sulla campagna single player.

Nonostante questi risultati iniziali, nei mesi successivi al lancio sono emersi diversi problemi che hanno iniziato a influenzare la percezione del gioco tra i giocatori. Alcuni aggiornamenti pubblicati dopo l’uscita sono stati criticati per vari motivi, tra cui scelte estetiche discutibili, modifiche al sistema di movimento e un ritmo di nuovi contenuti ritenuto più lento rispetto alle aspettative.

Una parte della community ha inoltre espresso forte insoddisfazione per la presenza di elementi di monetizzazione aggressiva e per l’uso di intelligenza artificiale generativa nella creazione di cosmetici in-game. Queste controversie hanno contribuito a un peggioramento delle recensioni degli utenti su Steam.
All’inizio, la valutazione complessiva degli utenti sulla piattaforma Valve era classificata come “Mostly Positive”, ma con il passare dei mesi è scesa alla categoria “Mixed”, segno di una ricezione più divisa tra i giocatori.

Anche i dati relativi ai giocatori attivi mostrano un calo rispetto al momento del lancio. Durante le prime settimane Battlefield 6 aveva raggiunto un picco di circa 747.440 giocatori simultanei su Steam, una cifra molto alta. Oggi i picchi registrati sulla piattaforma sono molto più bassi: recentemente il gioco ha raggiunto circa 67.000 giocatori contemporanei.

È importante sottolineare che questi numeri non rappresentano l’intera base di utenti del gioco, perché Battlefield 6 è disponibile anche su PlayStation 5 e Xbox Series X|S. Tuttavia, i dati di Steam vengono spesso utilizzati come indicatore generale delle tendenze di popolarità di un titolo nel tempo.
Le difficoltà non riguardano solo Battlefield 6. Anche il battle royale gratuito della serie, Battlefield Redsec, sta attraversando un periodo problematico e ha ricevuto valutazioni negative dagli utenti su Steam nelle recensioni più recenti.

In questo contesto, gli sviluppatori erano già consapevoli della situazione delicata. All’inizio del 2026 era emerso che molti membri del team erano preoccupati per la roadmap del gioco, cioè il piano di aggiornamenti e contenuti previsto per il futuro. Ogni nuovo aggiornamento veniva considerato cruciale per rilanciare l’interesse della community.

La pressione è aumentata al punto che gli sviluppatori hanno deciso di posticipare l’inizio della Stagione 2 per avere più tempo a disposizione per integrare il feedback dei giocatori. Nel frattempo EA ha pubblicato una roadmap di tre mesi con i contenuti previsti per il gioco.

Il momento è reso ancora più complesso da alcuni eventi esterni che hanno colpito la serie. Alla fine del 2025 è stata approvata la vendita di Electronic Arts a un consorzio di investitori per circa 55 miliardi di dollari, una delle operazioni più importanti nella storia dell’industria videoludica. Il gruppo acquirente include, tra gli altri, il Public Investment Fund dell’Arabia Saudita, Silver Lake e Affinity Partners. L’acquisizione non è ancora stata completata e dovrebbe chiudersi durante l’anno fiscale 2027, ma secondo EA i licenziamenti non sono collegati direttamente a questa operazione.

Un altro evento che ha scosso la serie è stata la morte improvvisa di Vince Zampella, responsabile del franchise Battlefield, avvenuta in un incidente stradale. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto nella leadership del progetto proprio in un momento molto delicato per la saga.

Tutti questi fattori contribuiscono a spiegare perché, nonostante il successo iniziale, Electronic Arts abbia deciso di riorganizzare profondamente i team che lavorano su Battlefield. La serie, nata nel 2002 con Battlefield 1942, è da oltre vent’anni una delle più importanti nel panorama degli sparatutto multiplayer, famosa per le battaglie su larga scala con decine di giocatori e per la continua evoluzione delle sue ambientazioni e meccaniche.

Il futuro di Battlefield dipenderà ora dalla capacità di EA e dei suoi studi di rilanciare l’interesse dei giocatori attraverso aggiornamenti efficaci, nuovi contenuti e una gestione più convincente del servizio live del gioco. I licenziamenti rappresentano quindi un segnale di cambiamento interno, ma anche la dimostrazione di quanto sia difficile mantenere il successo nel mercato dei videogiochi moderni, dove anche un lancio record non garantisce stabilità nel lungo periodo.

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