Quando Sony annunciò l’acquisizione di Bungie per 3,6 miliardi di dollari nel gennaio 2022, il mondo del gaming interpretò la mossa come un investimento strategico ambizioso. Un colosso che metteva le mani su uno degli studi più iconici dell’industria, creatori di Halo e Destiny, per rafforzare la propria offerta live-service. La realtà, però, era drammaticamente diversa. Non si trattò di una conquista pianificata, ma di un salvataggio in extremis. Un paracadute dispiegato secondi prima dello schianto.

A rivelarlo è Liana Ruppert, ex community manager di Bungie, che sui social media ha sollevato il velo su una verità scomoda e sorprendente. “Bungie era sotto la linea rossa prima dell’acquisizione Sony”, ha dichiarato senza mezzi termini. “Se non fosse stata acquisita proprio in quel momento, lo studio era molto vicino a chiudere i battenti, quantomeno per quanto riguarda Destiny. Fu un’acquisizione d’emergenza“.

Le parole di Ruppert aprono uno squarcio inquietante su quello che accadeva dietro le quinte di uno studio che, dall’esterno, sembrava navigare in acque relativamente tranquille. Eppure i segnali, a posteriori, c’erano tutti. Bungie aveva divorziato da Activision nel 2019, riprendendosi i diritti su Destiny e proclamando la propria indipendenza creativa.

Le spese operative di un gioco live-service sono mostruose. Server globali, aggiornamenti stagionali, team di sviluppo estesi, supporto continuo, marketing. Tutto ricade sulle spalle dello sviluppatore quando non c’è più un publisher a fare da ombrello finanziario. E Bungie, evidentemente, stava affogando sotto il peso di queste responsabilità.

Destiny 2
Destiny 2, fonte: Bungie

Come conciliare questi dati positivi con la rivelazione di Ruppert? La risposta probabilmente sta nella differenza tra fatturato e margini di profitto. Destiny 2 poteva generare ricavi importanti e mantenere una community attiva, ma se i costi operativi divoravano ogni guadagno, la situazione finanziaria complessiva dello studio poteva comunque essere critica.

Aggiungete a questo eventuali investimenti su Marathon, il nuovo progetto multiplayer che Bungie stava sviluppando in parallelo, e il quadro diventa più chiaro: uno studio che bruciava denaro più velocemente di quanto riuscisse a guadagnarlo. Sony, da parte sua, sembrava vedere in Bungie non solo un creatore di giochi di successo, ma un partner strategico che potesse guidare l’intera strategia live-service del gruppo.

Per un paio d’anni, l’accordo sembrò funzionare. Bungie mantenne la propria indipendenza operativa, continuando a pubblicare Destiny 2 su tutte le piattaforme. The Witch Queen fu effettivamente un trionfo critico e commerciale. Poi, gradualmente, il quadro ha iniziato a deteriorarsi. Sony ha registrato una perdita di valore per 765 milioni di dollari su Bungie nell’ultimo anno fiscale, un impairment devastante che riflette quanto il valore percepito dello studio sia crollato rispetto ai 3,6 miliardi iniziali.

Destiny 2
Destiny 2, fonte: Bungie

Il lancio di Marathon è stato posticipato. Destiny 2 ha ufficialmente concluso la fase di grandi aggiornamenti con l’espansione The Final Shape e l’episodio Echoes, trasformandosi in un titolo in modalità manutenzione. E ora, secondo un recente report di Bloomberg, Bungie starebbe pianificando nuovi licenziamenti. Non ci sarebbe un Destiny 3 in sviluppo attivo. Lo studio starebbe pitchando un nuovo progetto non ancora approvato.

La rivelazione che Bungie fosse sull’orlo del baratro prima dell’acquisizione Sony getta una luce nuova su quella che sembrava una storia di successo. Non un matrimonio tra pari, ma un salvataggio d’emergenza. E solleva domande inquietanti sul futuro: se nemmeno 3,6 miliardi di dollari sono bastati a stabilizzare Bungie nel lungo termine, cosa servirà per garantire la sopravvivenza di uno degli studi più importanti della storia dei videogiochi?

I giocatori di Destiny 2, intanto, continuano ad affollare i server per godersi The Final Shape, un’espansione che per ironia della sorte è stata accolta come una delle migliori mai realizzate. Resta da vedere se Bungie riuscirà a reinventarsi ancora una volta, o se il salvataggio Sony sia stato solo un rinvio dell’inevitabile.

Condividi.

Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.