Il ritorno di Call of Duty: Black Ops su PlayStation 4 e PlayStation 5 avrebbe dovuto rappresentare un momento celebrativo per gli appassionati della serie. Invece, a poche settimane dal lancio a sorpresa sul PlayStation Store, il titolo si trova al centro di una tempesta perfetta: problemi di sicurezza così gravi da renderlo praticamente ingiocabile online. E non parliamo di semplici fastidi tecnici o di qualche cheater particolarmente abile, ma di veri e propri exploit che impediscono materialmente ai giocatori di accedere alle partite multiplayer.

La situazione è paradossale quanto frustrante. Il primo Black Ops, uscito originariamente nel 2010, era già noto per i problemi di hacking che affliggevano la versione PS3, tanto da essere diventato un caso emblematico nella community. Il recente approdo su console di nuova generazione, pur promettendo server aggiornati e un’esperienza finalmente pulita, ha invece riportato alla luce gli stessi, identici problemi di oltre un decennio fa. Come se il tempo non fosse mai passato.

Il cuore del problema risiede in una serie di exploit che alcuni utenti malintenzionati sono riusciti a sfruttare con effetti devastanti. In particolare, nella modalità Domination, c’è chi ha trovato il modo di assegnare punti esperienza negativi agli altri giocatori. Il risultato è surreale quanto drammatico: i giocatori colpiti vengono fatti scendere sotto il Livello 1, che rappresenta il requisito minimo per accedere alle modalità multiplayer competitive. In pratica, dopo aver acquistato il gioco a 39,99 euro, ci si ritrova letteralmente esclusi dall’online senza possibilità di rimedio immediato.

Non si tratta di cheat nel senso tradizionale del termine, ma di azioni deliberatamente volte a sabotare l’esperienza altrui. Gli sviluppatori hanno tentato di arginare l’emergenza creando playlist dedicate, ma l’exploit continua a essere utilizzato dai cheater, rendendo necessari ulteriori interventi. La gravità della situazione è tale che diversi giocatori si trovano di fatto impossibilitati a fruire del contenuto per cui hanno pagato.

A questi problemi si aggiungono altre anomalie segnalate dalla community: utenti che entrano ed escono rapidamente dalle partite in modo sospetto, casi di manomissione dei file di salvataggio per sbloccare i Pro Perks senza effettivamente guadagnarli sul campo, e un generale clima di insicurezza che sta minando alle fondamenta l’esperienza multiplayer. Chi vuole semplicemente godersi il titolo così come era stato originariamente pensato si trova in mezzo a un campo minato digitale.

La questione solleva interrogativi pesanti sul lavoro di aggiornamento effettuato da Activision. Queste versioni per PS4 e PS5 non sono vere e proprie remastered, ma semplicemente porting pensati per girare sulle console attuali, senza alcuna aggiunta o miglioria sostanziale dal punto di vista tecnico. Il fatto che mantengano intatti gli stessi hack ed exploit che affliggevano le versioni originali su PS3 è considerato dalla community un fallimento clamoroso, soprattutto considerando il prezzo di lancio.

Le critiche si sommano: da un lato il sovrapprezzo per titoli che hanno oltre dieci anni senza alcun miglioramento grafico o contenutistico significativo, dall’altro un lavoro di sicurezza giudicato inadeguato per gli standard odierni. Il successo commerciale iniziale sul PlayStation Store, che ha visto i primi due Black Ops scalare le classifiche di vendita, rischia di trasformarsi in un boomerang reputazionale per l’editore.

Al momento, non è dato sapere quando Activision interverrà in modo definitivo per risolvere queste problematiche. Vista la gravità della situazione e l’eco mediatica che sta generando, è probabile che un fix sia già in lavorazione. Nel frattempo, ai giocatori non resta che rifugiarsi nelle playlist dedicate create appositamente dagli sviluppatori per ovviare agli exploit, evitando le altre modalità fino a quando la situazione non sarà normalizzata.

La vicenda rappresenta un caso di studio su come non gestire il rilancio di un classico. Call of Duty: Black Ops rimane un titolo amato, con una campagna memorabile e un multiplayer che ha fatto storia. Ma senza un’adeguata protezione contro chi vuole deliberatamente rovinare l’esperienza altrui, anche il ricordo più nostalgico rischia di trasformarsi in frustrazione pura. E per chi ha speso 40 euro sperando di rivivere le emozioni del 2010, trovarsi bloccati fuori

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.