Quando ho scoperto Company of Heroes 3: Final Stand, ho subito percepito in me una sensazione mista di interesse e paura. CoH 3 come titolo non ha avuto una ricezione così positiva e Relic Entertainment ha dato prova negli ultimi anni, anche con la serie Warhammer 40,000: Dawn of War, di perdere colpi con l’avvento di capitoli nuovi e progetti inediti. Non per nulla, l’ultimo grande successo della casa di sviluppo è l’edizione definitiva del primo strategico dedicato all’universo grimdark.

L’annuncio e recente lancio di Final Stand come “spin-off” roguelite dello strategico in tempo reale dedicato alla Seconda Guerra Mondiale, dunque, mi ha lasciato titubante. Speranzoso da un lato, per la commistione tra due generi ludici che adoro, timoroso dall’altro, per i precedenti fissati con il progetto originale.

Guerra nel deserto in Company of Heroes 3: Final Stand

Un’azione a ondate apprezzabile

Il concetto è semplice: si sceglie una fazione tra USA, Gran Bretagna e Germania (disponibile con Wehrmacht e Afrikakorps), si viene calati in una delle cinque mappe a disposizione, e si scende in campo con la missione di sopravvivere a dodici ondate. Con il loro avanzare e la nostra sopravvivenza, giungono modificatori sotto forma di truppe e strutture, abilità attive e abilità passive. Una struttura per nulla innovativa, ma che mira a dare nuova linfa vitale al franchise seguendo una strategia differente da quella tipica.

Al contrario del suo padre RTS, Company of Heroes 3: Final Stand non prevede la costruzione di basi o la raccolta di risorse. Si possono creare nuove truppe (fanteria o veicoli che siano) con punti generati gradualmente, e si possono utilizzare le loro abilità sia nelle fasi di preparazione, sia nei momenti più concitati del conflitto. Dopo ogni difesa avvenuta con successo si sbloccano abilità scelte casuali da un certo pool. Tra artiglieria, mezzi speciali e bonus ai danni in condizioni specifiche, la selezione random è ciò che rende più disarmante e appagante la consueta tiritera di movimenti rapidi delle forze armate per rispondere alla minaccia imminente.

Chiaramente, dopo qualche ora ci si fa un’idea adeguata del gioco nella sua interezza. Company of Heroes 3: Final Stand si limita infatti a questa sequenza che perde freschezza man mano che si provano fazioni e mappe. Non è malvagia, anzi: è un modo familiare e rapido per cimentarsi in prove di forza e resistenza all’interno di un determinato contesto storico.

Ricreazione di battaglia tra forze armate della seconda guerra mondiale in Company of Heroes 3: Final Stand

Poche munizioni a disposizione

Il vero danno è costituito dalla povertà contenutistica, rapportata a un prezzo di listino pari a giochi completi nei quali è facile spendere molto più tempo. Vedi, a proposito di Relic, proprio Warhammer 40.000 Dawn of War – Definitive Edition venduto di base a 28,49 euro. Certo, è un universo fantasy nettamente differente con meccaniche meno moderne ed elaborate, ed è un progetto più completo. Tuttavia, a un cartellino simile offre molto di più.

Questa carenza di sostanza va pertanto rimediata il prima possibile al fine di giustificare questa spesa. Poche truppe, pochi eventi, poco tutto. Company of Heroes 3: Final Stand è riuscito nel gameplay e anche dal punto di vista tecnico, non in tutto il resto. È talmente povero che, dicendolo chiaramente, non è rimasto altro da dire.

Company of Heroes 3: Final Stand non è sufficiente

Il fallimento di Relic Entertainment in questo caso non è subito evidente, poiché di per sé è anche un’esperienza solida, divertente e veloce. Il sistema a ondate con meccaniche roguelite si fa giocare bene, soddisfa nell’immersione in tempo reale e stimola con la sua imprevedibilità. Fosse stato un DLC del gioco base, magari gratuito o venduto a una cifra simbolica, sarebbe giunta una promozione molto meno discutibile. Purtroppo, però, non è stato questo il caso.

A deludere è quindi il modo in cui è stata proposta. Rilasciare per 28,99 euro un titolo così povero sul fronte contenutistico è un errore che non merita di essere sostenuto. È una macchia ulteriore nella storia altalenante di Company of Heroes, seguita parallelamente da quello che invece è stato il successo per Warhammer 40.000 Dawn of War – Definitive Edition, e che probabilmente si ripeterà con la Definitive Edition di Company of Heroes attualmente in sviluppo, sintomo dell’appeal maggiore delle formule originali, meno intaccate da modifiche non proprio azzeccate al pacchetto ludico e da scelte commerciali che fanno dubitare.

Combattimento su ferrovia in Company of Heroes 3: Final Stand

IL VERDETTO FINALE

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Poteva essere un DLC, doveva offrire di più.

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Ex shoutcaster esport e giocatore semi-professionista di CS:GO e R6S, da diversi anni copywriter e editor tech/gaming. Ho scritto il libro "Il Nemico Comune" per Unicopli e mi occupo soprattutto di FPS, strategici e giochi indie, ma non dico mai di no ad altri generi. Ah, e se vuoi scoprire nuova musica chiedi pure, ho fin troppi consigli per te!