Negli ultimi anni il boom dei “simulatori” mi è interessato non poco. Dal debutto del TCG Card Shop Simulator bestseller su Steam ne ho visti di titoli differenti approdare sul mercato, dai più fallimentari e banali ai più curiosi e unici. Alcuni capisaldi, però, in realtà provengono da ben prima di questa ondata di sim-slop creati con asset base copia-incollati e IA, come nel caso di Cooking Simulator.
L’avvento del sequel era già noto e pregustato dai fan, i quali si aspettavano un approccio più simulativo e un aumento di qualità generale, ma non delle modifiche così importanti. Nel corso delle ultime settimane ho potuto provare Cooking Simulator 2: Better Together esplorandone le meccaniche. Peccato, però, che nella profondità del gioco si sono fatti vedere fin troppi problemi, anche compromettenti.
Il gameplay: quello che serve da un “simulatore”…anche troppo

Per il sequel, Big Cheese Games aveva già palesato l’intenzione di spingere oltre. Cooking Simulator 2 doveva avere più carne al fuoco, un menù a molte portate con inclusa la possibilità di cucinare in cooperativa, più chef allo stesso tempo. Un’idea divertente alla base, caratterizzata poi da una maggiore complessità e dal caos continuo relativi a tutto ciò che concerne la cucina. Tagliare ingredienti a cubetti, stick o rondelle; dosare condimenti e usare friggitrici, forni, padelle e quant’altro. Ogni azione riesce a diventare difficile nell’ansia della preparazione dei piatti. Il tutto diventa, così, ansiogeno ed esilarante a modo suo.
Rispetto al primo capitolo si nota una maggiore dinamicità del tutto, legata anche all’aspetto gestionale del ristorante ripreso da Chef Life, titolo di Cyanide pubblicato da Nacon. Si tratta di una dinamicità metodica e non proprio completa, comunque, in quanto ogni piatto può essere modificato come si preferisce per rendere unica la ricetta, ma meccaniche come il taglio libero sono stati rimosse. Poi, tramite il sistema Blueprint si possono inserire elementi alla struttura base del piatto impostandone anche tipo di taglio, cottura o preparazione. Si aggiunge infine la necessità di prendere manualmente gli ordini dai clienti, i quali hanno a loro volta delle preferenze personali nella cottura che influiscono sulla valutazione generale.
Il tassello più profondo di Cooking Simulator 2: Better Together è proprio il sistema Blueprint. Le possibilità di personalizzazione sono disarmanti, in senso positivo per quanto concerne la dimensione simulativa e in senso negativo per l’aspetto puramente ludico. Essendo un sistema molto malleabile e non proprio chiaro da usare (anche per una ragione che esplicherò a breve), continua a bilanciarsi tra la generazione di fascino per chi ama cucinare e sperimentare, e odio per chi vuole sì cucinare ma senza esagerare.
A migliorare gradualmente il gameplay rendendolo più sopportabile è il sistema di progressione. Man mano che si procede con la gestione del ristorante si possono comprare potenziamenti per elettrodomestici e apparecchi, ma anche potenziare il personaggio. Non è però sufficiente, considerati i problemi alla radice.
Troppi problemi gravi

Cominciamo da ciò che rovina effettivamente l’esperienza per un nuovo giocatore: il tutorial. Ho aspettato il lancio del gioco con la patch day one nella speranza di vedere una soluzione, ma nulla. La guida introduttiva si blocca proprio alla spiegazione del sistema Blueprint, impedendo di interagire con qualsiasi menù e richiedendo un riavvio forzato. Alla riapertura del salvataggio, si ritorna all’inizio di quella fase del tutorial ma senza poter svolgere le azioni richieste in quanto il gioco pensa che siano state già fatte (giustamente). In poche parole: non funziona.
Di conseguenza, l’apprendimento è un rognoso metodo trial and error supportato solo dalle ricette. Si apre la modalità Sandbox e non si pensa a servire clienti, bensì a conoscere gli attrezzi del mestiere e le meccaniche. Una volta appreso tutto si può provare la Carriera con l’obiettivo di far crescere il proprio ristorante…ma se si è da soli la qualità cala. In single player non si può nemmeno avere un aiutante guidato da IA, rendendo il multiplayer l’unica modalità che consente di godersi un po’ di più il titolo tra un po’ di sfida e un po’ di risate.
Osservando i minimi dettagli seguendo la filosofia del sistema Blueprint, è inevitabile notare una serie di problemi con la quality of life che vanno risolti il prima possibile. Ad esempio, quando si prendono singole foglie di basilico dalla pianta lo stesso bottone fa prendere foglie per due volte e, poi, fa prendere l’intera pianta. Successivamente, non si riesce a posare la pianta dove stava nella dispensa e, se si prende una foglia di troppo, la si deve posare in uno spazio libero in quanto non può essere reinserita in un contenitore.
Una partenza pessima, ma risolvibile

Continuando con la lista, quando si devono condire patate, pomodori e quant’altro dopo aver tagliato pezzi più piccoli, bisogna farlo pezzo per pezzo senza possibilità di fare un mix in una ciotola o in un piatto. Oppure, la ricetta del piatto ordinato dal cliente va attivata manualmente attraverso altri menu affinché venga messa in sovraimpressione, altrimenti bisognerà procedere a memoria. La cosa peggiore tra quelle meno importanti è forse l’impiattamento, in quanto gli ingredienti posati sul piatto scelto finiscono quasi sempre per fluttuare.
Ci sono anche lamentele relative a stuttering, freeze e desync nel multiplayer, giusto per aggiungere benzina a un fuoco che sta facendo incendiare la community. Il tutto si potrebbe quindi riassumere in una sentenza chiara: Cooking Simulator 2: Better Together attualmente è in condizioni disastrose.
Ha una base interessante, molto diversa rispetto quanto visto nel Cooking Simulator originale. Dividerà sicuramente i giocatori. Da un lato, quelli più affezionati al franchise nella sua formula old school. Dall’altro, quelli che finiranno per sperare in un miracolo con la formula nuova. Gli sviluppatori hanno già riconosciuto il feedback negativo della community e interverranno nell’arco delle prossime settimane, ma fino a che punto?
I bug si prospettano risolvibili, fortunatamente. Ci devono però essere molti interventi sulla quality of life a partire dalle piccole cose, giungendo infine alle questioni strutturali. Solo quando Big Cheese Studio avrà pulito a fondo Cooking Simulator 2: Better Together, allora si potrà capire la bontà effettiva del titolo.
IN POCHE PAROLE
Un caos promettente, da evitare (almeno) momentaneamente

