Parte “All I Want” degli Offspring mentre sto attraversando un cavalcavia in contromano e io, onestamente, sono impazzito. Non è nostalgia a comando: è che quel riff addosso a quel tipo di guida fa scattare qualcosa che nessun altro gioco di corse ha mai replicato. Sono ventisette anni che non succedeva. Mezz’ora di prova con pad in mano alla Gamescom. Risultato: è lui. Crazy Taxi World Tour è esattamente come ce lo ricordavamo. Anzi, non sembra invecchiato di un giorno.
È Crazy Taxi, ma il timer non ti butta più fuori
La formula è quella e non è stata toccata: sei Axel, carichi un passeggero, lo porti a destinazione il più in fretta possibile, e “in fretta” comprende tutto ciò che nella vita reale vi costerebbe la patente. Sensazione di velocità, sterzate impossibili, il cliente che urla dietro. Tutto intatto.
La differenza strutturale è una sola, ma è grossa: quando il tempo finisce, il gioco continua. Ti fermi vicino a un passeggero in attesa, parte il timer e comincia una sessione arcade vecchia scuola in cui l’obiettivo è accumulare più soldi possibile. Allo scadere non c’è nessuna schermata di Game Over: ti dicono il punteggio, ti dicono dove sei finito in classifica, e il mondo aperto riprende come se niente fosse.
Perché sotto c’è un open world e c’è una storia, con Axel che ha perso il suo taxi e gira il pianeta per ritrovarlo. Le città annunciate sono cinque; quella nuova mostrata a Colonia è la Germania. In giro per la mappa ci sono sfide e missioni secondarie sparse, e il progetto è guidato da Kenji Kanno, cioè il papà della serie. Si sente che qualcuno sa cosa sta maneggiando.

Le missioni sono completamente fuori di testa
Qui il gioco dà il meglio, e la parola giusta è assurdo. La prima che mi hanno rifilato: un tizio con la tuta alare che vuole coprire più distanza possibile. Il compito è prendere velocità e poi inchiodare nel punto esatto, con una frenata perfetta, in modo che il tipo parta per la tangente. L’ho visto volare per mezzo chilometro. Non ho ancora capito se sia il tutorial di una meccanica o una presa in giro, ma funziona.
Poi una gara secca tra il taxi e una macchina da corsa vera, roba da pista, in cui l’unico modo per stare davanti è tagliare dove nessuno taglierebbe, usare il boost e rimbalzare da un checkpoint all’altro come una pallina da flipper. Vinta di misura, e ridendo.
C’è il grande classico immancabile — deposita più gente possibile nel tempo stabilito — e c’è il Time Attack, che non poteva mancare. E poi c’è quella che mi ha definitivamente convinto che a Sega si siano divertiti: carichi un tale sul taxi e devi aspirare giornali. Aspirare. Giornali. In un’altra ancora bisogna portare un playboy a prendere l’aereo mentre la polizia lo insegue sparando impulsi al taxi per bloccarlo, che è probabilmente il momento più spassoso della mezz’ora.
Da altre prove risulta anche una consegna di pizze in cui bisogna tornare in pizzeria a caricare torri sempre più alte e sempre più instabili. Il tono, insomma, è quello.
Crazy Boost e Crazy Stop
Le missioni non sono solo colore: servono a insegnarvi le tecniche. I cancelli delle prove a tempo introducono il Crazy Boost e vi costringono a capire come si attraversa una mappa in diagonale, mentre la faccenda della tuta alare è il modo in cui il gioco vi mette in mano il Crazy Stop, l’inchiodata secca.
Sono gli stessi verbi di sempre, spiegati con una scusa idiota invece che con un pannello di testo. Metodo approvato. Il sistema di missioni è pieno, e ci sono easter egg dappertutto: nella mezz’ora ne ho notati diversi e sono sicuro di essermene persi il triplo.

La colonna sonora è quella giusta
Non è un dettaglio, è metà dell’identità della serie. Tornano gli Offspring con “All I Want” e “Change the World”, e tornano i Bad Religion con “Them and Us”, “Inner Logic” e “Ten in 2010“ — quest’ultima è quella del trailer multiplayer mostrato alla Opening Night Live. S
Sega ha detto che altri artisti verranno annunciati più avanti. E nel frattempo tornano anche i tassisti storici: oltre ad Axel ci sono Gena, B.D. Joe e Gus.
In conclusione
Non è profondo e non pretende di esserlo. È un gioco arcade che ti chiede di guidare come un deficiente per punteggio, e in quel mestiere lì Crazy Taxi non ha mai avuto rivali. La mezz’ora è volata, ho riso, ho rifatto due missioni solo per rifarle.
L’unico dubbio che mi porto a casa è sul lato tecnico: la direzione artistica è fedelissima, forse un po’ troppo, e non è un gioco che vi cadrà la mascella guardandolo. Ma il feeling di guida c’è tutto, e per un ritorno atteso da ventiquattro anni — l’ultimo capitolo vero è Crazy Taxi 3: High Roller del 2002 — è la cosa che conta di più.
Crazy Taxi: World Tour esce nel 2027 su PS5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2 e PC via Steam. Se volete provarlo prima, c’è un Closed Network Test dall’11 al 13 settembre dedicato al multiplayer: le iscrizioni chiudono il 31 agosto, quindi muovetevi.

