C’è un modo per capire quanto Pearl Abyss credesse nelle performance della versione PS5 di Crimson Desert al lancio: semplicemente, non ha distribuito codici review per quella piattaforma. Solo la PS5 Pro ha ricevuto un’anteprima tecnica riservata a Digital Foundry, nei giorni precedenti il 19 marzo. Qualcosa non tornava, dentro di me iniziava ad instillarsi un terribile sospetto: sembrava una scelta che comunicava qualcosa prima ancora che si potesse giocare.

Quanto si è scoperto confermava il sospetto. La Modalità Performance sulla PS5 base al lancio era inutilizzabile nella sua forma originale: 1080p nativa senza alcun upscaling, screen tearing frequente, frame rate oscillante tra i 38 e i 60fps nel corso della prima parte del gioco. La Modalità Qualità a 30fps era più stabile, ma 30fps non sono mai stati l’ideale per un combat system che chiedeva, sin da subito, perfect parry al millisecondo. Ci si trovava in una situazione nota: un gioco straordinariamente ambizioso, consegnato su una piattaforma per cui non era ancora pienamente pronto (presentandosi ben lontano da una versione gold, ovvero finita e pronta per la distribuzione).

Tre settimane dopo, la situazione è sensibilmente diversa. Pearl Abyss ha risposto con una velocità che ha sorpreso tutti, rilasciando aggiornamenti quasi quotidiani nelle prime settimane e un aggiornamento maggiore — la patch 1.01.00 — a fine marzo. Abbiamo fatto una scommessa: non avere fretta nell’uscire con un responso, certi che poteva non essere quello più meritevole. Siamo ancora lontani dalla forma finale di Crimson Desert, ma il futuro di questo ARpg open world si preannuncia molto interressante.

Luci ed ombre sul mondo di Pywell

Crimson Desert

Il mondo di Pywel su PS5 è ancora, fondamentalmente, uno dei mondi aperti più belli disponibili su console. Anche nelle modalità con risoluzione ridotta, la coerenza fisica dell’ambiente — la nebbia che cede al passo del personaggio, i capelli di Kliff che reagiscono al vento, la fisica dell’acqua che lascia bagnate solo le superfici che l’hanno attraversata — è qualcosa che nessun altro titolo console offre con la stessa densità. Il BlackSpace Engine, per quanto faccia richiedere gli straordinari alla mia povera console base, produce risultati visivi che giustificano l’interesse anche sulla versione standard.

La modalità Qualità a 4K e 30fps è quella in cui il gioco appare più vicino alla propria identità progettuale. I dettagli a media e lunga distanza sono convincenti, le città brulicanti hanno una presenza fisica che raramente si vede in titoli di questa scala. Il problema è il frame rate: 30fps reggono l’esplorazione tranquilla, ma diventano un limite tangibile nel combat system, costruito attorno a una fisicità che chiede reattività. Parate, schivate, combo concatenate — tutto funziona, ma con un margine di latenza deleterio. Per quanto abbia provato a volergli dare più di una chance, spinto dalla presenza della photo mode, non sono mai riuscito ad accettare questo deficit.

La modalità Bilanciata a 40fps è, dopo le patch, la scelta più equilibrata per chi non ha un display VRR. Risoluzione 1440p con FSR 3, stabilità discreta nelle aree aperte, qualità visiva sensibilmente superiore alla Performance. Il problema è lo stesso che affliggeva tutti e tre i preset: le aree urbane dense e gli scontri con molti nemici in campo producendo cali significativi. Hernand, la città di partenza, è uno dei contesti più esigenti del gioco — e non perché sia tecnicamente mal ottimizzata, ma perché il BlackSpace Engine simula davvero ogni NPC, ogni routine, ogni fisica ambientale in tempo reale. Croce e delizia, come vi accennavo, per la salute della nostra console (se quella CPU potesse parlare, la parole finiribbero per essere irrimediabilmente asteriscate).

Cos’ha fatto Pearl Abyss in tre settimane?

Crimson Desert

La prima patch significativa per PS5 — la 1.00.03, rilasciata il 23 marzo — ha affrontato una serie di correzioni urgenti: crash all’accesso alla mappa su PS5, problemi con il sistema di output 120Hz (ora separato in un’opzione opzionale attivabile solo con display compatibili HDMI 2.1), correzioni al sistema di progressione delle quest e miglioramenti all’onboarding dei puzzle iniziali (che al lancio erano stati giudicati eccessivamente criptici). Sul fronte gameplay sono arrivati anche la Scorta Privata nel campo base — uno dei più richiesti fin dalle prime ore — e l’aggiunta di nexus di viaggio rapido in aree della mappa che ne erano prive.

La patch 1.01.00, rilasciata a fine marzo, è quella più sostanziale e quella che ha modificato più significativamente la valutazione della versione PS5. Sul fronte grafico: aggiunta del toggle Fixed 4K Output in Performance Mode (che forza il gioco a renderizzare in 4K indipendentemente dalla risoluzione del display e attiva FSR 3 come upscaler), portando la Performance Mode allo stesso livello di qualità visiva delle altre due modalità. Non risolve i cali di frame rate — anzi, con il toggle attivo il frame rate si stabilizza attorno ai 40fps invece dei 60 target — ma elimina il problema più immediato e più fastidiso: la sfocatura estrema della versione day-one.

Sul fronte gameplay, la 1.01.00 è un intervento di qualità della vita di ampio respiro. Cinque nuovi mount sbloccabili — tra cui il Silver Fang e il White Bear — rispondono alle critiche sulla varietà delle cavalcature disponibili. I tempi di viaggio rapido sono stati ridotti sensibilmente. Le animazioni di teletrasporto attraverso i nexus dell’Abisso, che al lancio duravano oltre quindici secondi, ora si concludono in meno della metà del tempo. Lo sprint ha ricevuto un rework dei controlli: tenendo premuto il tasto X si accelera, rilasciandolo non riduce più immediatamente la velocità.

Sul piano estetico, la patch ha completato la sostituzione degli asset generati con AI segnalati dopo il lancio — dipinti, insegne e decorazioni ambientali che mostravano le caratteristiche tipiche delle immagini generate artificialmente. Gli asset sono stati sostituiti con illustrazioni originali in linea con la direzione artistica del gioco.

Quella profondità che non ha bisogno di correttivi

Crimson Desert

Detto tutto questo sulle performance, vale la pena ricordare che “il grosso” dell’esperienza di Crimson Desert su PS5 — specialmente in aree aperte e in esplorazione tranquilla — funzionava, anche senza il bisogno di patch correttive. Il combat system, una volta interiorizzato, è tra i più fisici e soddisfacenti disponibili sull’ammiraglia di casa SONY: la catena di attacchi veloci con R1, gli affondi pesanti con R2, le proiezioni, le parate, il sistema di mosse apprese per osservazione. È un sistema che richiede tempo e passione, ma il feedback ottenuto è appagante. Staccare le mani del pad non è mai facile.

L’esplorazione di Pywel rimane uno dei punti più alti di questa generazione. Ogni angolo della mappa nasconde qualcosa che merita di essere scoperto, anche se non utile nell’immediato. Le rovine dell’Abisso comunicano una storia attraverso l’architettura prima ancora che attraverso il testo. Le isole fluttuanti, raggiungibili dopo sedici secondi di caduta libera dal continente verso il basso, producono un senso di scala che nessun caricamento potrebbe simulare (anche se il ricordo è andato, inesorabilmente, al volo in paravela di Link in Tears of The Kingdom). Il sistema di reputazione con le fazioni — che lascia certe città in modalità “ostile” finché non si compiono le quest necessarie per stabilire relazioni diplomatiche — aggiunge una logica scelta/conseguenza che mancava in titoli di questa ampiezza.

La narrativa rimane il limite più evidente. Kliff è ancora un protagonista che fatica a imporsi nella prima metà del gioco, le quest secondarie portano tracce troppo visibili del DNA da MMO, il ritmo narrativo viene interrotto più spesso di quanto serva da attività sconnesse dall’arco principale. È il costo di un gioco costruito per accumulo sistemico piuttosto che per coesione narrativa, portando ancora il peso di uno sviluppo oltremodo travagliato.

Conclusione: vale il gioco, a patto di sapere cosa si compra

Crimson Desert su PS5 è oggi, dopo le patch, un acquisto che si può consigliare con più cautele che riserve. Chi è disposto ad accettare il compromesso dei 40fps in modalità Bilanciata (e possibilmente ha un display con VRR), trova un gioco che mantiene la maggior parte delle sue promesse più importanti: un mondo aperto straordinario, un combat system profondo, una densità di contenuti che occupa mesi. Chi si aspetta la stessa esperienza visiva del PC, o un 60fps stabile in ogni contesto, sarà deluso.

Il parallelo con Cyberpunk 2077 è già nell’aria, e non è del tutto infondato: Pearl Abyss ha dimostrato la stessa reattività al feedback che CD Projekt Red aveva mostrato dopo il disastro del lancio PS4. La differenza è che i problemi di Crimson Desert su PS5 non erano della stessa gravità: il gioco non era “rotto”, era semplicemente non all’altezza del suo prezzo su quella piattaforma specifica. Il lavoro delle prime settimane ha già colmato buona parte di questo divario. Con un supporto continuativo nella stessa direzione, Crimson Desert potrebbe essere ricordato, tra un anno, come un titolo che ha trovato la propria forma definitiva “in itinere”.

Il verdetto

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Pywel è uno dei mondi aperti più belli della generazione. Il combat system, una volta sbloccato, è tra i più soddisfacenti disponibili su console. E Pearl Abyss sta dimostrando, patch dopo patch, di voler consegnare l'esperienza che aveva promesso. Su PS5, ci si sta avvicinando.

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Non scrivo di videogiochi solo per passione, ma anche per lasciare una traccia da seguire ai posteri. Genere preferito? Non saprei, amo uscire sistematicamente dalla mia zona di comfort e mettermi in discussione. Vado matto per gli Speciali, ma non so resistere al fascino delle Recensioni: dannato egocentrismo.