L’annuncio della fine degli aggiornamenti attivi di Destiny 2 ha scosso la comunità videoludica e riacceso interrogativi inquietanti sul destino di Bungie, lo studio acquisito da Sony nel 2022 per una cifra stimata intorno ai 3,6 miliardi di dollari. Il 9 giugno 2025 segnerà l’ultimo aggiornamento sostanziale del gioco: dopo quella data, Destiny 2 rimarrà giocabile, ma il team di sviluppo sarà riallocato su altri progetti, lasciando la comunità in una sorta di limbo digitale. Ma cosa ne sarà del team in futuro?

A commentare questa situazione delicata è intervenuto Chet Faliszek, figura di spicco dell’industria videoludica e veterano di Valve, dove ha firmato la sceneggiatura di capolavori come Portal e Left 4 Dead. In un video recente, Faliszek non ha nascosto la propria amarezza:

“Sono davvero molto dispiaciuto, perché chiudere Destiny 2 il 9 giugno significa che non serviranno più molte delle persone che oggi lavorano al gioco, e allo stesso tempo non stanno realizzando Destiny 3”. – Chet Faliszek

Cayde-6 di Destiny 2
Cayde-6 di Destiny 2, fonte: Bungie

Le sue parole toccano un nervo scoperto dell’industria contemporanea: la precarietà lavorativa in un settore che, nonostante fatturi miliardi, continua a sacrificare i propri talenti sull’altare della redditività immediata. Ma Faliszek va oltre la preoccupazione umanitaria e affonda il colpo: “Marathon era la grande scommessa e non ha funzionato. Sony ha acquistato Bungie per la sua esperienza nei giochi multiplayer, ma non credo che a Sony interessi più molto, a questo punto“.

L’ex sviluppatore di Valve esplora anche l’ipotesi di una Bungie frammentata in team più piccoli, impegnati su progetti meno ambiziosi e più gestibili. Anche questa strada, però, presenta ostacoli significativi. Faliszek porta l’esempio di Left 4 Dead 2: Valve investì circa 35 milioni di dollari in pubblicità televisiva per promuovere il sequel di un franchise già affermato. “Lanciare un progetto originale e di dimensioni più contenute non sarebbe necessariamente meno costoso“, conclude, smontando l’idea che downsizing significhi automaticamente minor rischio finanziario.

Con Destiny 2 che si avvia verso una modalità di mantenimento minimo e senza indicazioni concrete su progetti futuri greenlit, Bungie affronta una fase di transizione che potrebbe ridefinire completamente la propria identità. La domanda che aleggia nell’industria è semplice quanto brutale: cosa vuole Sony da Bungie, ora che la scommessa sui live service sembra vacillare? E soprattutto, quanti posti di lavoro andranno persi in questa riorganizzazione?

Il 9 giugno non segnerà solo la fine degli aggiornamenti di un videogioco, ma potrebbe rappresentare un punto di svolta per uno degli studi più influenti della storia dei videogiochi, intrappolato tra un passato glorioso e un futuro ancora tutto da scrivere.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.