La redazione tecnica di Digital Foundry ha pubblicato un’analisi approfondita della versione PC di Resident Evil Requiem, esaminando nel dettaglio prestazioni, impostazioni grafiche e supporto alle tecnologie moderne. Il giudizio complessivo è positivo: il titolo offre un port generalmente solido, con supporto avanzato agli upscaler e una buona stabilità delle prestazioni. Tuttavia l’analisi mette in evidenza anche diversi limiti tecnici che continuano a caratterizzare alcuni giochi di Capcom su PC.

Uno degli aspetti più apprezzati riguarda la gestione degli shader. Il gioco effettua infatti una compilazione completa al primo avvio, includendo tutte le impostazioni grafiche disponibili. Questo sistema riduce in modo significativo i problemi di stuttering che spesso affliggono i titoli PC al lancio. Durante l’esperienza di gioco rimangono soltanto leggere irregolarità nei frame-time quando si passa da un’area all’altra della mappa, ma la situazione è considerata nettamente migliore rispetto a quella osservata in Resident Evil 4.

Nonostante queste qualità, Digital Foundry evidenzia alcune mancanze importanti nelle opzioni grafiche. Il gioco non permette ad esempio di regolare il campo visivo (FOV) e non offre la possibilità di disattivare l’effetto grana della pellicola, due impostazioni ormai considerate fondamentali nelle versioni PC dei giochi moderni. Si tratta di limiti che Capcom si trascina da diversi titoli e che rendono il livello di personalizzazione inferiore rispetto ad altri port.

Anche il sistema delle impostazioni grafiche presenta alcune scelte discutibili. Modifiche come qualità delle texture, ray tracing o il sistema dei capelli richiedono infatti un riavvio completo del gioco per essere applicate. Questo rende più difficile confrontare rapidamente le differenze tra le varie configurazioni e trovare il giusto equilibrio tra qualità visiva e prestazioni.

Uno dei temi centrali dell’analisi riguarda il ray tracing, che rappresenta la variabile più impegnativa dal punto di vista delle prestazioni. Il gioco include anche una modalità path tracing, tecnicamente più avanzata ma molto più pesante da gestire. Secondo i test, passando dal path tracing alle impostazioni di ray tracing più leggere (RT High, RT Normal o RT Off) è possibile ottenere miglioramenti enormi nel framerate, arrivando fino a incrementi del 350% su una GPU come la RTX 4070 Ti Super.

Per i sistemi con schede grafiche dotate di 8 GB di VRAM o meno, Digital Foundry suggerisce una configurazione più conservativa: disattivare il ray tracing, impostare le texture su qualità normale e ridurre la qualità delle mesh su Low, mantenendo però attivo il sistema di capelli basato su strand, che offre una resa visiva convincente senza incidere troppo sulle prestazioni.

Il path tracing presenta anche alcune limitazioni tecniche al lancio. Non è compatibile con GPU AMD o Intel e richiede l’uso della tecnologia Ray Reconstruction di Nvidia. In modo piuttosto curioso, questa funzione non può essere utilizzata con il ray tracing standard, proprio nel contesto in cui potrebbe risultare più utile per migliorare l’immagine.

L’analisi segnala anche che un problema molto discusso legato al path tracing sulle GPU Nvidia è stato risolto prima della pubblicazione del video tecnico, motivo per cui non viene trattato nella recensione. Il lavoro di analisi è stato guidato dal giornalista tecnico Alex Battaglia, con il contributo di Rayan, che ha elaborato preset ottimizzati sia per GPU da 8 GB sia per configurazioni equivalenti alle prestazioni della PlayStation 5.

Nel complesso, Digital Foundry considera Resident Evil Requiem un buon port PC, capace di offrire prestazioni solide e tecnologie grafiche moderne. Allo stesso tempo, l’analisi sottolinea come alcune scelte tecniche – dalla mancanza di opzioni essenziali alla gestione pesante del ray tracing – mostrino margini di miglioramento. La speranza espressa dagli analisti è che Capcom pubblichi patch future per colmare queste lacune e rendere la versione PC ancora più completa.

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