id Software ha lanciato Doom: The Dark Ages nel maggio 2025 con un messaggio preciso: basta volteggi aerei, diamo il benvenuto al ferro. Lo scudo motosega al posto del doppio salto, il parry al posto dello strafing, il Doom Slayer trasformato in un carro armato medievale che non schiva, abbatte. Un cambio di paradigma che ha diviso la community — da una parte chi lo adorava, dall’altra chi rimpiangeva la frenesia verticale di Eternal — ma i numeri non lasciano spazio all’interpretazione: tre milioni di giocatori nella prima settimana, sette volte più veloce di Eternal, il lancio più grande nella storia dello studio. Ora arriva Rivelazioni, e dalla presentazione a cui ho partecipato è chiaro che non stiamo parlando di un pacchetto di missioni extra.

Il purgatorio del Doomguy (e il suo guardaroba)

DOOM: The Dark Ages - Rivelazioni

Rivelazioni inizia male per lo Slayer, molto male. Ferito e tradito, precipita in un purgatorio senza uscita, privato della Praetor Suit, dello scudo motosega, dell’armatura che abbiamo imparato a riconoscere in quasi tre decenni di gioco. Quello che troveremo all’inizio assomiglia più a un guerriero barbaro che al protagonista che conosciamo, ed è esattamente questa la premessa narrativa del DLC: una nuova ascesa, costruita dal nulla, con l’aiuto di un alleato misterioso.

Il DLC si articola in sei livelli: Proving Grounds, Purgatory (l’hub centrale attorno a cui tutto gravita), Hell’s Core, Chasm of Xal’Goroth, Osseus e Uprising. La struttura non è lineare nel senso tradizionale: Purgatory funziona da base operativa — uno Slayer’s Hub con anima metroidvania, corridoi nascosti, puzzle e spazi che si allargano man mano che avanziamo. Ci torneremo spesso, e ci torneremo cambiati. A livello narrativo si tratta di un capitolo che id Software definisce “pivotal” per la storia dello Slayer: entro la fine del DLC le sue azioni cambieranno il corso del mondo attorno a lui. Per chi ha apprezzato la direzione più cinematografica del base game rispetto ai capitoli precedenti, questa impostazione è già una promessa solida.

La Chain Spear: timing o morte

DOOM: The Dark Ages - Rivelazioni

La Chain Spear è l’arma nuova del DLC, ed è progettata per essere l’epicentro di tutto. Dal comunicato stampa suona come il solito “più potenza, più mobilità” — nella pratica è uno strumento con una profondità tattica che dai video mostrati alla presentazione si percepisce già chiaramente. Colpisce da mischia, si lancia come un giavellotto con precisione da cecchino, aggancia i nemici per trascinarli in zona di esecuzione, ruota rapidamente per deflettere i proiettili in arrivo, si conficca nel terreno dall’alto per generare un’onda d’urto.

C’è poi una meccanica di orbiting: la spear permette di ruotare attorno ai nemici più grandi restando agganciati grazie alla catena, scaricando fuoco addosso da distanza ravvicinata mentre si sfugge ai loro attacchi — Hugo Martin l’ha paragonata allo Z-targeting di Ocarina of Time, il che in un FPS è quanto meno una promessa ambiziosa. Ogni utilizzo richiede lettura del campo e timing preciso, esattamente come il parry dello scudo nel base game. E come il parry, non è qualcosa che si impara in dieci minuti: nei livelli master — sfide sbloccabili solo a fine gioco in piena build — l’errore sul timing ha un costo immediato e irreversibile.

La spear si combina con tutte le armi dell’arsenale di The Dark Ages, dalle canne mozze alla trita teschi. Il sistema di doppia arma è confermato, e dai filmati è evidente che costruire la propria build significa anche decidere con cosa abbinare la lancia in ogni fase del combattimento. L’albero di potenziamento promette la profondità che ci si aspetta: la spear crescerà con noi, e lo Slayer completamente potenziatosi sblocca nel Ripatorium — dopo aver terminato la storia — una versione massimizzata dell’arma per i nuovi encounter post-game.

Demoni viola e segreti senza indicatori

DOOM: The Dark Ages - Rivelazioni

Rivelazioni introduce nuovi demoni pensati per il setting del purgatorio: l’Archvile, il Pain Elemental, il Wizard, e una categoria di nemici viola dell’inferno che infliggono danno necrotico nel tempo — ovvero continuano a consumare vita anche dopo che ci siamo spostati dall’area di effetto. Un dettaglio non banale, che cambia il modo in cui gestiamo le priorità in arena: non basta eliminare il pericolo immediato, bisogna tenere traccia di ciò che ci ha toccato.

Sul fronte esplorazione, la notizia che mi ha colpita di più è semplice: i segreti non sono marcati sulla mappa. Nessun punto interrogativo, nessun indicatore. Vanno cercati, e questo è un segnale preciso di come id Software voglia che ci si muova nei sei livelli del DLC. Si può sempre tornare indietro ed esplorare ogni angolo (la struttura non punisce il backtracking), ma la scoperta è lasciata interamente al giocatore.

L’endgame e il Ripatorium 3.0

DOOM: The Dark Ages - Rivelazioni

La struttura del DLC si divide in due blocchi: 60% di campagna principale, 40% dedicato all’endgame. Ed è nell’endgame che Rivelazioni mostra l’ambizione vera. Completata la campagna si sblocca la Astral Key, che dà accesso all’Uber Boss; sconfitto lui, arrivano le Master Arena Keys per le quattro arene maestro — spazi di combattimento brutali, senza respiro, costruiti per chi è in piena build e cerca qualcosa che metta davvero alla prova. Ci sono i Praetor Suit Encounters, arene difficili in stile classico. Gli Slayer Trials, con sistemi di punteggio arcade e puzzle. E poi — la notizia che ha fatto più rumore nella sala — i livelli Doom Classic, omaggi giocabili ai capitoli originali della serie.

Il Ripatorium 3.0, che sarà disponibile gratis il 7 luglio per tutti i possessori di The Dark Ages, aggiunge personalizzazione più profonda e la possibilità di salvare e caricare preset. Chi vuole entrare e sparare usa i preset preconfigurati; chi vuole costruire l’arena perfetta può farlo step by step. Una distinzione che ha senso, e che rende il Ripatorium accessibile senza svuotarlo di profondità. La colonna sonora è selezionabile: Finishing Move ha collaborato con Andrew Hulshult, e le tracce originali restano disponibili per chi non vuole rinunciare al metal martellante del base game.

In conclusione

Hugo Martin ha definito Rivelazioni “sostanzialmente un sequel”, e dalla presentazione quella definizione non sembra una sparata promozionale. Sei livelli con struttura non lineare, 10-12 ore di contenuto — più dei due DLC di Eternal messi insieme, stando alle dichiarazioni di id Software — un’arma nuova che richiede lo stesso livello di padronanza del parry, nuovi nemici progettati per sfruttarla, un endgame articolato su più strati e una narrativa che promette di essere un punto di svolta reale per la lore dello Slayer. Il DLC si acquista separatamente a 19,99 dollari, ed è incluso nella Premium Edition.

La domanda che mi porto a casa dalla presentazione non è se vale la spesa: è se id Software è riuscita a replicare con la Chain Spear quella stessa soddisfazione viscerale del parry, la meccanica che ha reso The Dark Ages un Doom diverso da qualsiasi altro. Dai video mostrati sembra di sì. Ma solo le mani sulla tastiera, il 7 luglio, daranno una risposta definitiva.

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Una redattrice con un passato negli eSports e una passione dichiarata per FPS, hero shooter e tutto ciò che spara più velocemente dei suoi riflessi mattutini. Scrive di videogiochi, tech e cultura digitale con un occhio di riguardo per gameplay, personaggi e narrazione. Quando non sta provando l’ennesimo sparatutto, probabilmente sta cercando di convincere qualcuno che gli shooter raccontano molto più di quanto sembri.