Quindici minuti non sono sufficienti per capire davvero un videogioco. Figuriamoci un Dragon Ball Xenoverse, una serie che ha sempre fatto della quantità di contenuti, delle possibilità di personalizzazione e della costruzione progressiva del proprio alter ego virtuale alcuni dei suoi principali punti di forza. Eppure, il breve tempo trascorso con Dragon Ball Xenoverse 3 alla Gamescom 2026 è bastato almeno per comprendere una cosa: Bandai Namco e gli sviluppatori sembrano voler spingere ancora più in là proprio quell’elemento che ha reso la serie così particolare all’interno dell’enorme universo videoludico di Dragon Ball. La parola chiave, questa volta, sembra essere libertà.

Il combattente che vuoi, come lo vuoi

Dragonball Xenoverse 3

La demo disponibile alla Gamescom non offriva molto spazio per approfondire la struttura complessiva del gioco. Non abbiamo potuto esplorare attività, progressione, modalità o comprendere fino in fondo quali saranno le novità che distingueranno questo terzo capitolo dai precedenti. Quello che abbiamo potuto fare, però, è mettere mano al sistema di combattimento e soprattutto alla personalizzazione del proprio personaggio.

Ed è qui che Dragon Ball Xenoverse 3 sembra voler giocare una delle sue carte più importanti. Il concetto è, almeno sulla carta, estremamente interessante: costruire il proprio combattente non significa semplicemente scegliere un personaggio o assegnargli una serie di tecniche, ma combinare elementi provenienti da diversi personaggi iconici dell’universo di Dragon Ball. Si può scegliere una determinata serie di mosse appartenenti a un personaggio, utilizzare lo stile di combattimento di un altro e chiamare in assistenza un terzo.

Il risultato è una personalizzazione che, almeno per quanto abbiamo potuto vedere, punta a essere molto più profonda rispetto a una semplice selezione di abilità. Volete un combattente che utilizzi le tecniche del vostro personaggio preferito, si muova e combatta come un altro e possa contare sull’intervento di un terzo alleato? Dragon Ball Xenoverse 3 sembra voler rendere possibile proprio questo tipo di costruzione. Una specie di gigantesco laboratorio dedicato ai fan di Dragon Ball.

Una formula che punta tutto sulle possibilità

Dragonball Xenoverse 3

Naturalmente, con appena quindici minuti di prova, è impossibile stabilire quanto questo sistema sarà realmente profondo una volta inserito all’interno della struttura completa del gioco. La grande domanda sarà capire quanto le diverse combinazioni riusciranno effettivamente a modificare l’esperienza e se la libertà promessa si tradurrà in una reale varietà strategica oppure rimarrà soprattutto un elemento estetico e collezionistico.

Per il momento, però, l’impressione è quella di un titolo che voglia trasformare ancora di più il giocatore nell’artefice del proprio combattente ideale. Ed è difficile non riconoscere quanto questa idea si sposi perfettamente con Dragon Ball. Dopotutto, quale appassionato non ha mai immaginato di prendere la trasformazione di un personaggio, le mosse di un altro e lo stile di combattimento di un terzo per creare il guerriero definitivo? Xenoverse 3 sembra voler rispondere proprio a questa fantasia.

Troppo poco per sbilanciarsi

Dragonball Xenoverse 3

Il problema della prova alla Gamescom 2026 è stato semplicemente il tempo. Quindici minuti sono bastati per provare il combattimento, osservare alcune delle possibilità offerte dal nuovo sistema di personalizzazione e comprendere la direzione intrapresa dal team di sviluppo, ma non per andare molto oltre. La demo aveva davvero poca carne al fuoco e sarebbe scorretto costruire giudizi più approfonditi su una prova così limitata.

Il sistema di combattimento, per quanto visto, mantiene quell’impostazione immediatamente riconoscibile che ha caratterizzato la serie, con scontri veloci e spettacolari costruiti attorno all’utilizzo delle abilità e delle tecniche iconiche dell’universo creato da Akira Toriyama. Nulla che, almeno in questi pochi minuti, abbia completamente rivoluzionato le nostre aspettative.

La vera curiosità resta quindi tutta attorno alla personalizzazione. Perché se Dragon Ball Xenoverse 3 riuscirà davvero a trasformare questa libertà in un sistema profondo, equilibrato e capace di offrire combinazioni realmente diverse tra loro, potrebbe avere tra le mani uno degli elementi più interessanti mai introdotti dalla serie.

La prova della Gamescom ci ha mostrato un’idea promettente, ma ci ha lasciato soprattutto con la sensazione di aver visto soltanto una piccola parte di ciò che Dragon Ball Xenoverse 3 vuole essere. La personalizzazione sembra avere tutte le carte in regola per diventare il cuore dell’esperienza, ma servirà decisamente più tempo con il gioco per capire quanto questo enorme potenziale verrà realmente sfruttato. Quindici minuti, in fondo, sono appena sufficienti per iniziare a caricare una Kamehameha.

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