L’anno scorso Omega Force ha segnato un punto di svolta per la sua serie di titoli musou con un gioco che punta su una narrazione più strutturata e un combat system meno caotico e più ragionato. A inizio 2026 Dynasty Warriors: Origins torna con un DLC che non prova a sua volta a riscrivere le regole, ma a espandere un terreno già battuto. La strada scelta dal team di sviluppo è chiara: non ampliare il mondo epico raccontato finora nel gioco, ma deviare il corso degli eventi ponendo attenzione sui perdenti dell’avventura del Romanzo dei Tre Regni. Ne consegue un contenuto aggiuntivo che lavora soprattutto su di un piano narrativo inedito, proponendo una timeline alternativa che rilegge gli scontri fra gli eserciti da un punto di vista inusuale, consolidando e stratificando quanto di buono era già stato costruito sul lato del gameplay, piuttosto che cercare un distacco dal gioco su cui il contenuto si basa.

Le visioni dei quattro eroi, questo il nome di questo DLC, accompagna inoltre il debutto della versione per Switch 2 di Dynasty Warriors: Origins, oltre a uscire su tutte le piattaforme su cui il gioco base era già stato precedentemente pubblicato, quindi PlayStation 5, Xbox Series X e PC.

Le memorie degli eroi sconfitti

Soldato a riposo in Dynasty Warriors: Origins

Se Dynasty Warriors: Origins lavorava su una nuova rilettura del Romanzo dei Tre Regni, inserendo il personaggio del Vagabondo come elemento di coesione fra le storie dei vari personaggi, il DLC decide di muoversi sul solco del what if con un’idea che offre una nuova prospettiva sulle storie della Cina imperiale: cosa sarebbe successo se Ziluan non avesse seguito uno dei tre grandi casati protagonisti delle vicende principali, ma si fosse schierato con coloro che sono stati sconfitti?

La narrazione è sì un pretesto per riportarci sul campo di battaglia a menare le mani, ma la scrittura resta perfettamente coerente con il tono del gioco base con lo stesso tono drammatico e solenne, pur potendo muoversi su un terreno inesplorato in quanto svincolato dalla storia del libro di provenienza. Il risultato è che questo DLC non appare come un capitolo tagliato dal gioco principale, ma una vera e propria linea alternativa che ci permette di fare qualcosa che finora ci era precluso: allearci negli eserciti guidati da generali che fino a quel momento erano visti come nemici della missione di pace di Ziluan. Ecco che quindi Zhang Jiao, Dong Zhuo, Yuan Shao e Lu Bu diventano i possibili candidati per riportare la pace nell’impero ricevendo così la benedizione del Guardiano, così come tre personaggi potranno scendere in battaglia a fianco del protagonista, due ben noti ai giocatori ed uno inedito di questo DLC.

Combattimento acceso tra un soldato e un esercito in Dynasty Warriors

Dal punto di vista del gameplay, il DLC sceglie di rimanere coerente con l’identità di Dynasty Warriors: Origins, dato che non rivoluziona quanto fatto nell’avventura principale, ma aggiunge elementi che vanno ad ampliare l’esperienza dell’utente. La base resta quella introdotta dal gioco principale, con combattimenti più ragionati, nemici più aggressivi, maggiore attenzione alla e l’espansione lavora aggiungendo nuove possibilità sopra un sistema già solido.

L’aggiunta più evidente sono le nuove armi, l’arco e il dardo con corda: il primo permette di colpire ufficiali e minacce prioritarie mantenendo le distanze, controllare il flusso degli scontri e alleggerire la pressione prima dell’ingaggio diretto. Il secondo introduce un elemento di controllo attivo sugli avversari ed è utilizzabile per agganciare e destabilizzare i nemici, interrompere azioni pericolose o creare finestre d’attacco. Due strumenti che in maniera differente offrono al giocatore nuove chiavi di lettura per interpretare il campo di battaglia: il primo integrando un’alternativa al combattimento ravvicinato da usare all’evenienza, il secondo permettendo di manipolare il ritmo della lotta contro quel generale particolarmente ostico.

A espandersi è anche il sistema di progressione: le armi inedite e i livelli di maestria aggiuntivi sbloccano nuove abilità prolungando il senso di crescita del personaggio oltre i limiti del gioco base, che viene ulteriormente espanso da un nuovo albero delle abilità parallelo utilizzabile esclusivamente nel mondo onirico introdotto dal DLC. Questa separazione non solo è un’ulteriore scusa per passare maggior tempo all’interno del DLC e sbloccare ogni segmento possibile, ma è anche giustificato da una progressione dinamica della difficoltà di gioco che si adatta automaticamente al livello di maestria raggiunto dal giocatore, in modo da offrire un’esperienza bilanciata indipendentemente da quanto si sia sviscerato il gioco base, fermo restando che il livello minimo consigliato sia conseguibile dopo la prima run della storia principale.

Guerriero di Dynasty Warriors: Origins - Le visioni dei quattro eroi che prepara la sua arma

Verso la vittoria

La variazione strutturale più evidente è rappresentata dagli intermezzi strategici che si inseriscono tra le grandi battaglie campali: l posto delle classiche schermaglie o delle subquest viste nel gioco base, il DLC introduce una serie di battaglie di piccole dimensioni (dove spesso l’obiettivo è quello di conquistare un certo numero di basi o sconfiggere un certo quantitativo di soldati) anticipati da una fase decisionale in cui scegliere quale scontro affrontare per primo, con l’obiettivo di raccogliere tattiche uniche, ridurre la potenza di fuoco dell’esercito nemico e di conseguenza ottenere un vantaggio all’interno della battaglia finale che chiude queste sequenze di gioco.

Sulla carta è un’idea che promette profondità: influenzare il teatro di guerra prima dello scontro decisivo suggerisce un livello di pianificazione più alto rispetto alla tradizionale progressione lineare. Nella pratica, l’impatto di queste decisioni rimane contenuto, dato che gli scontri finali non sono minimamente paragonabili in difficoltà con le battaglie campali, percepibili come le missioni principali del DLC. Di conseguenza, avere quella tattica segreta da sfoderare o quel leggero vantaggio numerico nella forza del proprio esercito non smuove più di tanto gli equilibri del gioco, anche considerando che ci siamo trovati in situazioni di disparità di forze anche in un rapporto 1 a 3 o 1 a 4, tanto nel gioco base quanto nel DLC. Questo rende gli intermezzi strategici una novità non così interessante come potevano lasciare intendere: spezzano il ritmo, introducono una pausa riflessiva tra una battaglia e l’altra e danno l’impressione di partecipare a un conflitto più ampio, ma non diventano mai il fulcro dell’esperienza. Il cuore dell’avventura resta altrove e pulsa ancora una volta nelle battaglie campali.

Combattimento con arco nel DLC di Dynasty Warriors: Origins - Le visioni dei quattro eroi

Quando si torna sul campo di battaglia, Le visioni dei quattro eroi ribadisce con forza ciò che Origins aveva già costruito: scontri su larga scala, pressione costante, conquiste degli avamposti, linee di fronte in movimento e quella sensazione di trovarsi dentro una guerra e non in una semplice missione. Le cariche coordinate e la necessità di intervenire rapidamente nei punti critici restituiscono un senso di urgenza continuo, sottolineando ancora una volta che la forza dell’esperienza è in quel caos organizzato delle sue battaglie su larga scala, dove strategia, tempismo e adattamento continuo si intrecciano in un equilibrio sorprendentemente moderno per un genere spesso accusato di essere ripetitivo o di non richiedere al giocatore particolari skills.

Dal punto di vista tecnico non si registrano cambiamenti sostanziali: il colpo d’occhio resta quello solido e spettacolare già visto in Origins, con grandi eserciti a schermo, talvolta però a scapito di  un’azione non sempre leggibile nei momenti più caotici. Meno incisivo è invece il comparto sonoro aggiuntivo dove le nuove tracce sono ridotte al minimo e non riescono a lasciare un’impronta memorabile, se non addirittura ad essere oscurate dai temi già noti che vengono ripresentati in diverse sezioni di gioco.

IL VERDETTO

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Un’espansione coerente e ben integrata che non cambia le regole, ma resta valida.

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