Al primo avvio, avevo una paura bestia che i problemi riscontrati in fase di beta, un anno fa, non sarebbero stati rimossi. Che Elden Ring fosse troppo su Switch 2, che uno dei miei titoli preferiti di sempre, su una delle mie console preferite, potessero deludermi. E invece, è andato tutto bene: dopo aver macinato decine di ore tra lande desolate, dungeon sotterranei e le vette dell’Ombra, posso dirlo senza riserve: l’opera magna di FromSoftware e Hidetaka Miyazaki sopravvive alla “cura dimagrante” dell’hardware di Kyoto e fa di più, rinasce con una dignità e una solidità tecnica, artistica e grafica stupefacenti. Con la Tarnished Edition, la casa giapponese e Bandai Namco hanno confezionato l’ennesimo biglietto da visita d’eccezione per le capacità di Switch 2, dimostrando cosa succede quando l’ottimizzazione pura incontra il giusto tempo di sviluppo.
Pacchetto “Senzaluce” all inclusive
L’uscita di Elden Ring Tarnished Edition su Nintendo Switch 2 rappresenta, insomma, il nobile canto del cigno (in quanto difficilmente ci saranno nuovi contenuti per il titolo in futuro) di un’opera monumentale: la concentrazione di centinaia di ore di gioco sulla piccola (solo per dimensioni fisiche) Nintendo Switch 2, condita da una serie di aggiunte studiate per arricchire l’avventura anche per tutti gli altri utenti su console differenti da quella di Kyoto. Andando con ordine: il pacchetto che abbiamo provato include il titolo base, un’esperienza open world da 60-100 ore per la sola campagna principale, affiancato dall’espansione Shadow of the Erdtree, che aggiunge altre 30-50 ore di esplorazione ad alta difficoltà nel Regno dell’Ombra.
A spingere l’interesse anche di chi ha già sviscerato il titolo sulle altre piattaforme, come anticipato, ci pensano i contenuti del Tarnished Pack che su Switch 2 sono inclusi nella confezione (e venduti separatamente su PC e console a 4,99€). Anzitutto, due nuove classi iniziali: il Cavaliere Pesante (Heavy Knight), pensato per chi predilige un approccio fisico basato su stazzatura bruta e armatura pesante, e il Cavaliere di Idus (Idus Knight), focalizzato sulla mobilità e su uno stile di combattimento basato sulle spade grandi leggere. L’aggiornamento introduce poi 4 set d’armatura inediti e le attesissime opzioni cosmetiche per Torrente, il nostro fidato compagno di viaggio. Il destriero spettrale riceve infatti 3 skin dedicate, tra cui una variante argentata a tema celeste e una livrea scura che richiama lo stile visivo dei boss della Cavalleria Notturna.
Non ci si può lamentare, insomma, degli sforzi fatti per offrire a chi deciderà di entrare nel mondo magico di Miyazaki e From con qualche inverno di ritardo, anche se accrescono un’offerta già di per sè ghiotta con puntuali, semplici elementi estetici. Le due classi aggiuntive sono, inoltre, ottimi punti di partenza per la realizzazione di alcune delle build più amate, offrono un kit iniziale bilanciato e non “rompono” il gioco.
Ottime prestazioni, sia in portatile che in docked
Eccoci qui, arrivati al punto cruciale: dal punto di vista squisitamente prestazionale, l’operazione di porting condotta su Nintendo Switch 2 riflette una scelta d’ingegneria mirata a preservare la complessità visiva dell’opera targata FromSoftware, scendendo a compromessi (da qualche parte bisognava pur farne) soprattutto sull’aggiornamento dei fotogrammi. A differenza delle edizioni per le ammiraglie di casa Sony e Microsoft, il titolo rinuncia così a qualsiasi modalità Performance a 60 fotogrammi al secondo, per ancorarsi a un target fisso, il che è già tantissimo, di 30 frame al secondo. Anche nelle fasi di combattimento più concitate, in presenza di complessi effetti particellari gestiti dai boss maggiori come le onde d’urto del Lupo Rosso di Radagon, o le fiammate del Drago Agheel, mentre lo schermo si riempie di avversari semoventi, sia all’aperto che negli stretti ed evocativi cunicoli dei dungeon, Elden Ring su Switch 2 è surreale.
La fruizione del gioco mostra inoltre divergenze bilanciate a seconda della modalità di utilizzo, ovvio: quando l’hardware lavora all’interno della base dock per la riproduzione su TV, il motore grafico spinge la risoluzione verso un 1080p nativo, garantendo un quadro visivo pulito e una tenuta del framerate complessivamente più solida. In configurazione portatile, invece, l’algoritmo di risoluzione dinamica scala i valori verso il basso per contenere l’impatto sul profilo energetico della batteria; che, comunque, con su l’Interregno che gira vorticosamente non durerà più di due ore circa, forse anche qualcosa in meno.
Va detto che se avete giocato su PC o console “grandi” è ovvio che noterete le differenze estetiche: le texture che si impastano un po’, il pop in più ravvicinato, l’illuminazione meno “soffice” e i particellari un pizzico meno spettacolari. Eppure… il colpo d’occhio complessivo regge benissimo, i panorami restano un sogno, le animazioni dei Boss e degli avversari più “schizofrenici” (vedasi i manichini magici nelle gabbiette… avete presente?) non perdono di momento, minacciosità ed eleganza.
Se osserviamo il quadro complessivo dopo i primissimi timori legati alla fattibilità dell’operazione, avere tra le mani questa versione riveduta e corretta ci ha stupiti e ha segnato un traguardo non da poco, considerato il travagliato percorso di conversione che ha accompagnato la produzione. Il titolo avrebbe infatti dovuto fare il suo esordio sul mercato con oltre un anno di anticipo, ma Bandai Namco e FromSoftware hanno preferito optare per un drastico rinvio anziché lanciare un prodotto compromesso. Quei dodici mesi abbondanti di lavoro extra sono serviti a risciacquare la struttura di gioco, ottimizzare la gestione delle risorse hardware di Nintendo Switch 2 e rifinire le criticità tecniche, trasformando quello che rischiava di essere un esperimento incerto in una conversione solida e pienamente godibile.
Infine, un dato puramente tecnico importante: per quanto riguarda la distribuzione e l’ingombro sui supporti di memoria, l’intera opera richiede circa 41 GB di spazio di archiviazione libero, un fattore da tenere in debita considerazione dato che l’edizione fisica sfrutta il formato Game-Key Card, imponendo quindi lo scaricamento di una quota consistente di dati tramite la rete.
Tutto è bene, quel che finisce bene
Non avrebbe senso, credo, dire altro riguardo un gioco leggendario, un nuovo classico che ha riscritto le regole degli Open World, dei Souls, dei Souls-like, senza stravolgere il materiale di base e proponendo una mole di lore, contenuti, boss, build, armi e armature travolgente. Un titolo talmente grande che il suo primo e unico DLC, Shadow of the Erdtree, ha debuttato come primo contenuto aggiuntivo candidato ai The Game Awards in mezzo a giochi completi a sé stanti. Un’esperienza dal valore incommensurabile, dalle dimensioni gargantuesche che già su Steam Deck, dove gira tutto sommato decentemente, sembrava un miracolo. Su Switch 2, lo è ancora di più, dato che mostra per l’ennesima volta il potenziale spaventoso di una corretta ottimizzazione, di una cura per la componentistica superiore da parte di Nintendo, dei tool Nvidia, su tutti il DLSS, nell’appiattimento delle differenze tra Hardware più e meno performanti, garantendo a tutti una maggior fruibilità di giochi anche molto pesanti e densi.
Lo ripeto a scanso di equivoci: cercare i luccichii e la pulizia visiva che caratterizzavano l’esperienza riveduta e ripulita da anni di patch, sostenuta da schede video, processori, ram e in generale pezzi vari dal peso specifico, e reale, ben superiori a quelli di Switch 2 sarebbe sciocco: non li troverete. Eppure, complice lo schermo, ottimo, della console in portatile, e il “power up” del dock quando la console è su schermi più grandi, l’impatto si difende benissimo e allarga la platea dei giocatori di Elden Ring al pubblico Nintendo, finalmente.
Mannaggia: ogni volta che devo recensire un porting per Switch 2 mi trovo, mio malgrado, a concludere tessendo le lodi della console, più che del gioco. Il motivo è ovvio, ma stavolta vorrei salutarvi complimentandomi ancora una volta con From e Bandai, per il lavoro svolto nella trasformazione di quello che sarebbe potuto essere un disastro da sistemare, se Elden Ring fosse uscito l’anno scorso su Switch 2, rotto e con framerate salterini. Mentre con un po’ di pazienza e tanta ottimizzazione, è diventata la consacrazione finale del miglior titolo mai uscito dalle scuderie di From Software. Chapeau!
IL VERDETTO
Spettacolari poteri cosmici, in un minuscolo spazio vitale.






