Da amante di Football Manager e fan degli esport, in particolar modo Counter Strike e League of Legends, il connubio tra i due mondi è personalmente un sogno che continuo a sperare di vedere trasformato in realtà. Negli ultimi anni, complice la popolarità sempre crescente dell’universo degli “sport elettronici”, molteplici sviluppatori indipendenti hanno tentato di proporre la loro visione. Per il competitivo di mamma Riot Games ci sono progetti come Teamfight Manager 2 e la serie League Manager. Per lo storico FPS marchiato Valve ci sono prevalentemente idee quasi ignote come Clutch Legend di Federico Mariotti, uscito lo scorso maggio, ma ora è toccato a Esports Manager 2026.
Questo titolo, complice il nome generico e una demo rilasciata durante la Steam Next Fest, è riuscito ad accumulare una certa popolarità pur senza celare uno stato problematico. Quindi, non è mai apparso come un pari di Football Manager, tantomeno dell’articolato e sottovalutato Total Extreme Wrestling di Grey Dog Software. Anzi, ha ricevuto molte critiche fino all’approdo su Steam. Seguendolo da tempo ed essendo una produzione indipendente, temevo numerosi passi falsi da parte di Neurona Games. In fondo, purtroppo, la previsione si è avverata…ma con certi elementi che mi hanno fatto ricredere.

Una formula decente (e “unica”)
Esports Manager 2026 è a tutti gli effetti un fulmine a ciel sereno nella scena di CS2 e dei manageriali esportivi. Se oggi se ne parla è prevalentemente a causa della dose di fortuna avuta sin dalla partenza. Come anticipato, è riuscito a catturare l’attenzione dei fan (e anche il riconoscimento da figure del settore come Richard Lewis) ottenendo così quel boost di popolarità necessario al fine di raggiungere un numero cospicuo di utenti, evitando di finire nel dimenticatoio come Clutch Legend. La nicchia lo ha notato e lo ha ripagato.
Questo definisce la sua “unicità”. Non è una caratteristica legata alla sua qualità, quanto all’accoglienza ad esso riservata, rafforzata da un aspetto potabile e da un gameplay diretto, molto aiutato da vari automatismi. È un manageriale immediato che non si perde in mille menù come Football Manager pur ereditandone dinamiche e persino la struttura dell’interfaccia utente. Si seleziona la squadra – tra quelle reali esistenti, incluse le società ora inattive – o se ne crea una, si attinge dal folto database di giocatori e staff, si gestiscono gli allenamenti e poi si scende in campo.
Con la discesa in campo si intende la parte clou della competizione ovviamente, che va dal pick & ban delle mappe alla decisione delle strategie da applicare durante una Best Of 1/3/5, round dopo round. Una sequenza che ha come unico obiettivo vincere un trofeo Major dopo avere costruito il miglior roster possibile, con le risorse economiche a propria disposizione. Inutile dire che dopo quest’impresa si può continuare all’infinito ma, pensando al realismo dei roster e al divertimento, è chiaro che dopo qualche anno in-game il divertimento scema e nemmeno i vari automatismi a disposizione possono salvarlo.

Avendo una sostanza manageriale meno imponente rispetto Football Manager e delle storyline oggettivamente meno accattivanti rispetto al calcio, Esports Manager 2026 non ha chissà quale longevità nemmeno se si è tanto appassionati di CS2. È un’esperienza immersiva che funziona, con sfide limitate, sufficiente nel suo insieme.
Problemi tattici e concettuali
L’impressione neutra che lascia dopo una decina di ore di “chiusone” deriva soprattutto dalla debolezza delle tattiche. Ce ne sono parecchie e rispecchiano ciò che si vedrebbe nei match ufficiali. Sono differenziate in base alle mappe di Counter Strike (riprodotte fedelmente e con nomi ufficiali) e possono essere anche personalizzate o create da zero. Tuttavia, la loro esecuzione non avviene sempre correttamente e viene minata da un uso incompleto delle aree percorribili. Ad esempio, su Inferno gli appartamenti non vengono quasi mai usati. L’immersione viene pertanto sgretolata da queste risposte deboli e azioni anomale, che non rispecchiano affatto le giocate naturali dei player veri.
A ciò si aggiunge un miscuglio di errori fondamentali legati sia alla scena competitiva in sé, sia all’essenza di Esports Manager 2026. Si notano giocatori vecchi entrare nei team Academy, nessun torneo Tier 3 o Tier 4 per avviare squadre con poco budget o giovanili, nessuna competizione per le nazionali, nessuna logica di reputazione di giocatori e team che porta quindi figure come Donk unirsi anche a team Tier 4 solo perché hanno soldi per lui. O ancora, non c’è una crescita delle skill dello staff e si vede immediatamente un’attribuzione errata di ruoli ed esperienza soprattutto per i giocatori storici più vecchi, che magari nella realtà si sono ritirati e qui, invece, competono ancora.

Questo pacchetto, per chi ha un occhio molto critico verso le esperienze manageriali e ne conosce gli standard già fissati da molti anni, rischia così di diventare poco soddisfacente. Più si osservano i minimi dettagli, più diventa difficile trovar diletto in quest’opera che si autodefinisce “immersiva e altamente dettagliata”. La realtà è che cerca di esserlo e ci riesce solo in parte.
Dubbi tra IA e licenze
A sorprendere il giocatore ci prova il database, ricco di giocatori che giocano sia nei primi Tier internazionali, sia su FACEIT. Per l’Italia è possibile ad esempio trovare figure più affermate come b1bu e kIMERA, o Pata_Jones e Drabben per chi conosce la community di giocatori attuali. Non è comunque così completo in realtà, ma non è tanto questo il problema, quanto l’uso di IA per generare solo una parte delle anteprime dei giocatori e per fare scraping delle descrizioni dei profili da wiki varie e non solo, fallendo persino nell’assegnazione ai player corretti.
Come se non bastasse, l’IA viene anche sfruttata per generare ogni figura newgen o inventata appositamente per il gioco (vedi lo staff), i loghi delle competizioni e anche quelli di alcuni team che, a quanto pare, si sono espressi contro l’uso dei loro nomi ufficiali e dei nickname dei giocatori nell’opera. Questo è il caso di grosse squadre come Team Vitality e MOUZ. Ergo, è altamente probabile che Esports Manager 2026 non abbia alcuna licenza per le identità delle figure professionali incluse nel gioco, come anche per le mappe.
Da qui emerge un grande dubbio. In futuro potrebbe avvenire la rimozione di qualsiasi riferimento a tutto ciò che è reale, finendo per diventare un manageriale come un altro: in tal caso, il gioco riuscirà a maturare quanto basta per risolvere le debolezze simulative e ovviare alle eventuali problematiche identitarie?

Interpretare correttamente Esports Manager 2026
Ora, bisogna interpretare correttamente queste informazioni per valutare la bontà di Esports Manager 2026. È un gioco indipendente, nato evidentemente dalla passione del team di sviluppo. Pochi fondi, tanto interesse per la scena, ma una realizzazione che pecca sotto molti aspetti. Per chi è pensato? Qual è il pubblico che può godersi al meglio questa esperienza? La risposta è semplice: i giocatori hardcore di Counter Strike, fan di tale scena competitiva, prevalentemente casual quando si tratta di simulatori sportivi.
Forse proprio per questa ragione il prezzo di Esports Manager 2026 può essere il vero elemento da mettere in discussione: 18,99€ senza lo sconto del lancio. A questa cifra e allo stato attuale ne eviterei l’acquisto se si desidera vivere l’altra faccia della medaglia con un certo criterio. Pur essendo giocabile da cima a fondo, e pure intrigante per un po’ di tempo, perde smalto troppo rapidamente e non regge il valore posto dal team di sviluppo, specialmente considerando l’uso continuo e inefficace dell’IA.
IL VERDETTO FINALE
Una base decente che deve evolvere, con diversi problemi e un valore eccessivo.

