Per anni Gears of War ci ha raccontato una guerra già iniziata. Una guerra che aveva lasciato dietro di sé città distrutte, eserciti decimati e uomini ormai abituati a convivere con una minaccia che sembrava impossibile da fermare. Eppure, nonostante la saga ci abbia mostrato innumerevoli volte le conseguenze di quel conflitto, mancava qualcosa: l’E-Day, il giorno in cui tutto ebbe inizio, e che non avevamo mai realmente vissuto.
È proprio da questa consapevolezza che nasce Gears of War: E-Day, il nuovo capitolo della storica serie di The Coalition, che sceglie di tornare indietro nel tempo per raccontare uno degli eventi più importanti dell’universo di Gears. Un ritorno alle origini che assume un peso ancora maggiore, considerando il significato che il brand continua ad avere per il pubblico Xbox e il suo ruolo nel rilancio delle grandi esclusive della piattaforma.
Abbiamo avuto la possibilità di provare il gioco in anteprima, affrontando circa due ore della campagna. Un tempo sufficiente per farsi un’idea molto precisa di ciò che The Coalition sta cercando di costruire, ma inevitabilmente troppo breve per arrivare a conclusioni definitive. I due capitoli messi a disposizione appartengono infatti alle prime fasi del secondo atto e, proprio per questo, lasciano ancora avvolto nel mistero il momento esatto dell’emersione delle Locuste e, soprattutto, ciò che accadrà alla storia nelle sue fasi successive. Quello che abbiamo potuto vivere, però, sono le ore immediatamente successive all’inizio della devastazione.
Poco dopo l’E-Day

La squadra composta da Marcus Fenix, Dominic Santiago, Mags Carter e Lucas Reyes parte da una base COG con un obiettivo preciso: raggiungere lo stadio di Thrashball. Il viaggio diventa però immediatamente l’occasione per attraversare una Sera che non è ancora completamente distrutta, ma che porta già addosso i segni di una catastrofe senza precedenti.
È proprio l’ambientazione uno degli elementi che più riescono a trasmettere la volontà narrativa di questo nuovo capitolo. Il mondo non è ancora quello completamente devastato che abbiamo imparato a conoscere nei capitoli successivi. Esistono ancora edifici, strade, veicoli e strutture funzionanti, ma tutto è già segnato dalla rovina.
Le città sono in fiamme, i corpi civili sono disseminati lungo il percorso e le Locuste hanno trasformato luoghi che fino a poche ore prima rappresentavano la normalità in veri campi di battaglia. Intorno al giocatore, però, non ci sono solamente macerie. Ci sono anche uomini e donne della COG che cercano di reagire.
È un elemento che cambia sensibilmente la percezione del conflitto. In E-Day non si ha sempre la sensazione di essere una piccola squadra abbandonata in mezzo a una guerra. Le forze COG sono presenti, organizzano punti di raccolta, combattono e cercano disperatamente di contenere un nemico che ancora non comprendono fino in fondo. Veicoli militari, soldati, postazioni improvvisate e gruppi di superstiti contribuiscono a costruire l’immagine di una guerra appena cominciata.
E per chi conosce la saga, c’è un ulteriore livello di lettura. Guardare questa Sera ancora capace di reagire significa sapere già che, prima o poi, quella resistenza sarà costretta a pagare un prezzo altissimo. Proprio questa consapevolezza, riesce a rendere particolarmente efficace l’atmosfera agli occhi di un possibile fan.
Un Gears che conosciamo, ma più moderno

Dal punto di vista ludico, Gears of War: E-Day non sembra avere alcuna intenzione di rinnegare le fondamenta costruite dalla serie. Al contrario, le prende e prova a renderle più dinamiche.
Nelle nostre pagine avevamo già avuto modo di parlare del gameplay dopo aver provato le modalità Orda e quella PvP, ma è nella campagna che alcune delle caratteristiche del nuovo capitolo sembrano trovare la loro espressione più completa.
Il sistema di coperture resta centrale, ma la disposizione degli elementi dello scenario sembra essere stata pensata per favorire maggiormente il movimento. Le scivolate permettono di passare rapidamente da un riparo all’altro, mentre la struttura degli ambienti invita il giocatore a non rimanere necessariamente ancorato alla stessa posizione per tutta la durata dello scontro.
Anche il mondo di gioco diventa parte integrante dell’azione. Sparare attraverso veicoli abbandonati, distruggere finestre per attraversare più velocemente una strada o sfruttare gli elementi presenti sul campo per modificare il proprio approccio, rende gli scontri più dinamici senza snaturare quella formula che i fan conoscono ormai da quasi vent’anni.
È ancora Gears, insomma. E lo si capisce immediatamente. La differenza è che sembra essere un Gears maggiormente disposto a lasciare libertà al giocatore. A questo si aggiunge un sistema di personalizzazione delle armi che introduce un ulteriore livello di gestione durante la campagna. Attraverso alcuni macchinari COG presenti nelle mappe è possibile intervenire sull’equipaggiamento, migliorando caratteristiche come ricarica, mira e danno. Non si tratta di una rivoluzione, ma è una componente che riesce a dare maggiore importanza all’esplorazione. Le mappe, infatti, non sembrano essere semplicemente spazi da attraversare tra uno scontro e l’altro.
Durante il provato abbiamo incontrato attività secondarie dedicate, ad esempio, al salvataggio di civili o al supporto di alleati impegnati contro gruppi particolarmente numerosi di nemici. Portare a termine queste richieste, permette di ottenere ricompense e potenziamenti che possono diventare particolarmente importanti affrontando il gioco a difficoltà più elevate.
È un’aggiunta che, almeno nelle ore provate, funziona soprattutto perché non sembra voler trasformare Gears in qualcosa che non è. L’esplorazione rimane subordinata all’azione, ma offre al giocatore un motivo concreto per guardarsi intorno.
Ogni scontro sembra avere qualcosa da raccontare

Una delle sensazioni più positive lasciate dalle due ore di prova riguarda proprio il ritmo degli scontri. Non abbiamo affrontato boss o nemici particolarmente importanti, eppure sarebbe difficile individuare un combattimento che non abbia lasciato una sensazione positiva. La precisione delle armi è sempre quella che ci si aspetterebbe da un capitolo della serie, con i proiettili che raggiungono il punto verso cui si sta mirando ed una gestione delle munizioni che, se affrontata con attenzione, evita di trasformare l’esperienza in una continua ricerca di rifornimenti.
Le Locuste, inoltre, sembrano riuscire a mettere pressione da più direzioni. Le unità più aggressive tendono a portarsi verso il giocatore, mentre i cecchini costringono a prestare attenzione a ogni apertura prima di uscire dal riparo.
Anche l’intelligenza artificiale contribuisce alla sensazione di essere all’interno di un campo di battaglia vivo. Gli alleati dimostrano una certa attenzione nei confronti del giocatore e, quando possibile, sembrano dare priorità al suo soccorso. Gli avversari, invece, schivano, cercano riparo e provano ad assumere posizioni differenti.
Va però ridimensionata qualsiasi aspettativa eccessiva. Negli scontri a medio e lungo raggio, il comportamento dei nemici rimane sostanzialmente quello del classico cover shooter già visto nei capitoli precedenti. Gears 5 aveva già raggiunto un livello simile sotto questo aspetto e, almeno sulla base di ciò che abbiamo potuto provare, E-Day non sembra voler rivoluzionare questo elemento.
Il vero cambiamento sembra quindi essere maggiormente legato al ritmo, alla mobilità e alla costruzione degli scenari più che non a un’intelligenza artificiale completamente ripensata.
Marcus e Dom tornano dove tutto è cominciato

Dal punto di vista narrativo, invece, è ancora presto per sbilanciarsi. Marcus Fenix appare già come il personaggio che conosciamo: duro, burbero e poco incline a lasciarsi andare, nonostante sia più giovane rispetto a quello che abbiamo imparato a conoscere nei capitoli successivi. Dom, al contrario, mantiene quella personalità più alla mano che lo ha sempre contraddistinto, senza però perdere la pericolosità che ci si aspetta da un soldato del suo calibro.
Le nuove aggiunte Mags Carter e Lucas Reyes, almeno nel periodo provato, non hanno ancora avuto il tempo necessario per lasciare un’impressione particolarmente forte. Sarebbe però ingeneroso trasformare questo aspetto in una critica.
La campagna potrà infatti essere affrontata da uno a quattro giocatori in cooperativa e, nel gioco completo, i membri della squadra potranno essere interpretati da giocatori reali. Sarà quindi interessante capire se questa possibilità di cooperazione tra giocatori, riuscirà a dare a questi personaggi un peso maggiore all’interno della storia, consapevoli poi, di essere i sostituti di due personaggi storici di grande spessore per il brand, ovvero Cole e Baird.
Per il momento, l’unica certezza è che E-Day sta riportando sullo schermo un gruppo di personaggi appartenenti a una delle formazioni più iconiche della storia Xbox, e il semplice fatto di poterli accompagnare nel momento in cui tutto è iniziato possiede già un fascino particolare.
Un impatto tecnico che convince
Il provato è stato effettuato su PC con Ryzen 7 7800X3D, 32 GB di RAM DDR5 e RTX 5070 Ti, giocando a risoluzione 2K con preset Ultra, ray tracing attivo e DLSS impostato sulla modalità Qualità. Senza ricorrere al Frame Generation, il risultato si è mantenuto generalmente tra gli 80 e i 100 fotogrammi al secondo, con qualche sporadico calo percepibile soprattutto immediatamente dopo alcune sequenze filmate.
Al netto di questi piccoli episodi, il risultato visivo è senza dubbio uno degli aspetti più convincenti del provato. La quantità di poligoni, la gestione dell’illuminazione, gli effetti a schermo e la rappresentazione delle città devastate, riescono a restituire un impatto visivo notevole. Gears of War: E-Day è, semplicemente, un gioco che in diversi momenti è capace di lasciare a bocca aperta.
Non è però ancora tutto perfetto. Alcuni volti non sembrano sempre essere messi a fuoco correttamente e in determinate situazioni appaiono leggermente sfocati. È un difetto piccolo rispetto alla qualità generale del comparto tecnico e, soprattutto, è importante ricordare che ci sarà ancora tempo per una fase di rifinitura prima della versione definitiva. Ma tolto qualche piccola incertezza, il provato potrebbe assolutamente essere accolto in grande stile, e con grande apprezzamento da parte di chi cerca una grafica generale di forte spessore.
Due ore sono troppo poche
Ed è forse questa la sensazione più sincera che possiamo portare a casa dopo aver testato questa fase. Due ore sono state semplicemente troppo poche. Non perché abbiano lasciato interrogativi enormi sul funzionamento del gioco, ma perché hanno fatto esattamente ciò che una buona anteprima dovrebbe fare: aumentare la voglia di vedere cosa succederà dopo.
Gears of War: E-Day sembra voler raccontare una parte della storia che per anni è rimasta sullo sfondo. Abbiamo conosciuto le conseguenze dell’E-Day, abbiamo combattuto contro le Locuste e abbiamo visto Sera trasformarsi progressivamente in un mondo devastato. Ora The Coalition vuole mostrarci cosa è successo quando quella tragedia era appena cominciata.
E lo fa mantenendo intatta l’identità ludica della serie, ma provando allo stesso tempo a renderla più mobile, più dinamica e maggiormente capace di sfruttare gli spazi di gioco.
Il ritorno di Marcus e Dom rappresenta inevitabilmente una forte componente nostalgica, ma sarebbe riduttivo considerare E-Day solamente come un’operazione dedicata ai fan storici. La presenza di una campagna fino a quattro giocatori, le nuove possibilità offerte dagli ambienti e la maggiore attenzione verso l’esplorazione mostrano la volontà di costruire qualcosa che possa vivere anche nel presente.
Naturalmente, è ancora troppo presto per stabilire se questa formula sarà sufficiente per riportare Gears of War ai vertici che gli competono. Due capitoli, per quanto intensi, non possono raccontare il valore di una campagna completa e non ci hanno ancora permesso di capire quale peso avranno realmente i nuovi personaggi o quanto riuscirà a sorprendere la storia.
Una cosa, però, è già evidente. L’attesa per l’E-Day continua a sembrare infinita, ma dopo queste due ore la voglia di tornare ad affrontare locuste, non è stata minimamente saziata. E forse è proprio questo, per ora, il miglior risultato al quale The Coalition potesse aspirare.
Dopo averlo avviato, non ti staccheresti mai.

