Axeel Melendez aveva 23 anni, viveva a Tucson in Arizona e coltivava un sogno preciso: diventare ingegnere automobilistico e lavorare un giorno per un team di Formula 1. Amava il calcio, i libri, i giochi da tavolo e condurre una vita attiva. Nell’aprile del 2025, mentre giocava a Rust, quel futuro gli è stato strappato via in una manciata di secondi. Oggi Axeel è paralizzato dalla parte superiore del torace in giù, costretto su una sedia a rotelle per il resto della sua esistenza. La causa sono due proiettili sparati dalla polizia durante un intervento provocato da una falsa chiamata d’emergenza, uno swatting che lui stesso aveva tentato disperatamente di prevenire.

La vicenda inizia due giorni prima della sparatoria, durante una normale sessione di gioco online. Melendez stava giocando a Rust quando un altro giocatore gli ha chiesto di accedere al suo computer con il pretesto di verificare che non stesse utilizzando cheat, una pratica di controllo anti-barbatrucchi non insolita nelle comunità competitive. Axeel ha accettato, ma ben presto ha iniziato a ricevere notifiche di accessi sospetti ai propri account personali. Gli aggressori avevano ottenuto informazioni sensibili e hanno immediatamente avviato un ricatto: pagare o vedere i propri dati pubblicati online. Ma la minaccia non si fermava lì.

Gli hacker hanno esplicitamente minacciato di effettuare uno swatting contro Melendez, una pratica criminale che consiste nel denunciare alle forze dell’ordine una falsa emergenza grave, tipicamente un sequestro o una sparatoria in corso, per provocare l’intervento di unità speciali armate presso l’abitazione della vittima. È una forma di terrorismo digitale che ha già colpito numerosi streamer e giocatori, con conseguenze che vanno dall’enorme spavento fino, in rari casi, alla morte. Gli aggressori conoscevano l’etnia di Melendez e hanno minacciato anche di coinvolgere le autorità sull’immigrazione per colpire la sua famiglia, sebbene tutti fossero cittadini americani.

Preoccupato per la propria incolumità e quella dei suoi cari, Axeel ha fatto esattamente quello che ogni cittadino responsabile farebbe: ha chiamato il 911 per avvisare le autorità. Durante la telefonata, registrata e successivamente resa pubblica, ha spiegato con precisione cosa stava accadendo. “Dicevano che avrebbero chiamato la stazione di polizia dicendo che avevo una bomba, così l’FBI sarebbe venuto a casa mia e avrei subito uno swatting”, ha raccontato all’operatore. Ha anche riferito delle minacce riguardanti le autorità sull’immigrazione.

La risposta dell’operatore del 911 è stata rassicurante, forse troppo. “Non possono semplicemente inviare la SWAT contro di te. Non funziona così”, gli è stato detto, con l’aggiunta che “non succederà nulla”. Successivamente un agente si è persino recato fisicamente presso l’abitazione di Melendez per offrirgli ulteriori garanzie, assicurando che i colleghi sarebbero stati informati del possibile rischio di false chiamate d’emergenza legate al suo indirizzo. Tutto sembrava sotto controllo.

Meno di 48 ore dopo, però, si è verificato esattamente lo scenario che Axeel aveva tentato di prevenire. Qualcuno ha effettuato una falsa chiamata al 911 fingendosi Melendez e dichiarando che suo padre aveva sparato a sua sorella, una situazione di emergenza assoluta che richiedeva intervento immediato. Gli agenti della contea di Pima sono intervenuti con le armi estratte, convinti di trovarsi davanti a un’emergenza reale con vittime e un potenziale tiratore attivo all’interno dell’abitazione.

Le immagini delle bodycam, successivamente diffuse al pubblico, mostrano la sequenza degli eventi. Gli agenti hanno annunciato più volte la propria presenza dall’esterno, gridando di essere lo sceriffo. Hanno tentato di entrare dalla porta principale senza riuscirci. A quel punto un agente ha preso una pala e ha sfondato la finestra della camera da letto di Melendez per accedere all’abitazione. Dentro, si è trovato davanti il giovane che impugnava un fucile legalmente detenuto dalla famiglia.

Secondo la versione di Melendez, lui indossava cuffie con cancellazione del rumore mentre giocava e non ha sentito gli agenti gridare dall’esterno. Si è accorto che qualcuno stava entrando in casa solo quando ha sentito la finestra della sua camera infrangersi. Spaventato, è corso a svegliare sua madre e ha afferrato l’arma di famiglia, presumibilmente per difendersi da quello che credeva essere un’effrazione. Quando ha aperto la porta della sua stanza, gli agenti hanno visto la canna del fucile puntata nella loro direzione e hanno aperto il fuoco. Due proiettili hanno colpito Axeel, uno alla gamba e uno alla schiena, recidendo il midollo spinale.

La lesione alla colonna vertebrale lo ha lasciato paralizzato dalla parte superiore del torace in giù, una condizione permanente che ha distrutto ogni suo progetto futuro. Niente ingegneria automobilistica, niente Formula 1, niente calcio o escursioni all’aperto. A 24 anni, Melendez si trova ora a dover ricostruire un’esistenza completamente diversa da quella che aveva immaginato.

I suoi avvocati hanno presentato un notice of claim, il primo passo formale verso una causa legale, richiedendo un risarcimento di 176 milioni di dollari contro le autorità della contea di Pima in Arizona. La cifra riflette sia le spese mediche attuali e future e la perdita di capacità lavorativa per tutta la vita, sia i danni morali per una lesione permanente che, secondo la difesa, avrebbe potuto essere evitata.

Gli avvocati di Melendez contestano duramente la gestione dell’intera vicenda da parte delle autorità. Il punto centrale dell’accusa è che Axeel aveva esplicitamente avvisato la polizia del rischio di swatting, che un agente si era recato a casa sua per rassicurarlo e che i colleghi erano stati informati. Nonostante questo, quando è arrivata la chiamata falsa due giorni dopo, le procedure standard di verifica sembrano essere state bypassate in favore di un intervento aggressivo immediato. La difesa parla di una “mentalità pericolosamente imprudente” da parte degli agenti intervenuti.

L’indagine sull’episodio è stata affidata alla Pima Regional Critical Incident Team, un organismo che esamina gli episodi critici che coinvolgono le forze dell’ordine nella regione. La contea di Pima e il dipartimento dello sceriffo hanno scelto di non rilasciare commenti pubblici sulla vicenda, vista la causa legale in corso.

Il caso riaccende i riflettori su un fenomeno che affligge le comunità online da oltre un decennio. Lo swatting è nato come forma estrema di trolling e vendetta digitale, sfruttando la prontezza delle forze dell’ordine nel rispondere a emergenze potenzialmente letali. Le conseguenze possono essere devastanti: nel 2017, Andrew Finch, un uomo di 28 anni del Kansas, è stato ucciso dalla polizia durante uno swatting legato a una disputa su Call of Duty. Il responsabile della chiamata è stato condannato a 20 anni di carcere.

Nel mondo videoludico e dello streaming sono state vittime di swatting anche numerose personalità pubbliche. Ned Luke, interprete di Michael in Grand Theft Auto V, è stato preso di mira più volte durante le sue dirette streaming e ha recentemente celebrato la condanna a quattro anni di carcere di uno dei suoi swatter. Anche streamer come Tyler “Ninja” Blevins e Felix “xQc” Lengyel hanno subito falsi interventi della polizia orchestrati da malintenzionati.

La vicenda di Axeel Melendez assume però una gravità particolare proprio per la sequenza degli eventi: un cittadino minacciato che avvisa preventivamente le autorità, riceve rassicurazioni esplicite e poi subisce esattamente l’intervento violento che aveva cercato di prevenire, con conseguenze permanenti. Solleva interrogativi profondi sulle procedure di verifica delle chiamate d’emergenza, sulla comunicazione interna tra i reparti di polizia e sulla formazione degli agenti nel gestire situazioni ad alto rischio.

La causa legale dovrà ora seguire il suo corso nei tribunali dell’Arizona. Oltre all’aspetto giudiziario, resta aperta la questione dell’identificazione e della punizione dei responsabili della falsa chiamata, gli hacker che hanno dato il via all’intera vicenda. Le autorità non hanno rilasciato informazioni pubbliche su eventuali progressi nelle indagini.

Per Axeel, il processo non potrà restituirgli l’uso delle gambe né i sogni che coltivava. Può però rappresentare un precedente importante per responsabilizzare le forze dell’ordine nella gestione di un fenomeno che, con la crescita delle comunità di giocatori online e degli streamer, rischia di diventare sempre più frequente. La sua storia è un monito potente: il confine tra mondo digitale e realtà fisica è più sottile e pericoloso di quanto si possa immaginare, e una partita a un videogioco può trasformarsi, letteralmente, in una questione di vita o di morte.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.