Mancano solo sei giorni al lancio della versione 1.0, fissato per il 12 marzo su PC PS5 e Xbox Series X|S, ma questo prequel ha già fatto parlare di sé nel corso dell’Early Access iniziato nel 2024. Spiders ha preso ogni critica e suggerimento della community e li ha trasformati in un gioco rifinito e profondo. Gli aggiornamenti hanno aggiunto intere regioni, nuove abilità bilanciamenti perfetti e un ritmo narrativo che tiene incollati allo schermo per ore. Non stiamo assistendo a un semplice passaggio da demo a prodotto finito, è una metamorfosi completa che eleva il progetto a livelli inaspettati.
GreedFall: The Dying World si affaccia così, sulla scena videoludica del 2026, pronto a ritagliarisi uno spazietto in un mondo – quello degli RPG – che ormai inizia a strabordare. Tra Avowed e Dragon Age The Veilguard, giusto per citare quelli che più si avvicinano al suo stile, The Dying World si ritaglia uno spazio unico tornando alle origini del genere con un coraggio raro. Pesca a piene mani da grandi classici come Dragon Age Origins e Knights of the Old Republic, offrendo un combattimento RTWP (Real Time With Pause) party-based dove la strategia conta più dei riflessi. Le scelte morali non sono semplici finestre pop-up: cambiano alleanze di città intere e persino il destino finale del mondo. La prospettiva coloniale “capovolta” poi parla dritto al cuore dei tempi moderni, toccando temi di imperialismo, identità culturale e resistenza (con una maturità che pochi titoli osano).
Il confronto diretto col primo GreedFall (2019) è fisiologico. Quel gioco era un’avventura affascinante ma grezza: interpretavi un diplomatico coloniale sbarcato sull’isola lussureggiante di Teer Fradee per negoziare curare la piaga Malichor e imporre il tuo ordine. Tutto filava tra azione fluida e ambientazione seicentesca da sogno, adesso però il tavolo si capovolge del tutto.
Da conquistatore a nativo

GreedFall: The Dying World costruisce un universo che respira denso e opprimente trasportandoti in un fantasy storico che non ha paura di sporcarsi le mani. L’azione si svolge su Gacane – il Vecchio Continente – tre anni prima degli eventi del primo GreedFall. Qui il mondo non è l’isola lussureggiante di Teer Fradee ma un luogo in rovina divorato da guerre intestine e dalle prime avvisaglie della piaga Malichor. Immagina città labirintiche avvolte da nebbie tossiche, campi aridi dove la terra si crepa come pelle infetta e foreste di Olima popolate da creature mutate che ululano nell’oscurità. Tu sei un nativo del clan Shining Scales, un giovane destinato a diventare Doneigad (il saggio spirituale della tua gente). Durante il rito di iniziazione vieni strappato brutalmente alla tua casa e deportato come prigioniero su questo continente morente. Gacane non offre sogni di scoperta, presenta la cruda realtà di un impero in declino dove fazioni nobiliari, mercanti corrotti e culti religiosi si sbranano per le ultime briciole di potere.
I temi centrali elevano l’ambientazione da semplice sfondo a cuore pulsante della storia: il colonialismo qui non è avventura romantica ma violenza sistematica. Sei la vittima, il nativo strappato alla sua cultura e costretto a navigare un sistema che lo vuole spezzare. Questo ribaltamento rispetto al 2019 è funzionale. Nel primo gioco eri l’osservatore esterno, il diplomatico che negoziava con le tribù locali vedendole come alleate esotiche. Ora incarni l’oppresso, vivi il razzismo quotidiano, le promesse vuote dei coloni e il peso di un’identità che ti rende estraneo nella tua stessa casa. La libertà diventa ossessione. Ogni scelta è un passo verso la riconquista del tuo posto nel mondo o verso un compromesso che ti corrompe. Gli intrighi politici, inoltre, aggiungono “sale” alla ferita.
Questione di punti di vista

GreedFall: The Dying World tesse una struttura narrativa che avvolge e non molla mai. La storia principale segue il tuo viaggio da prigioniero nativo a figura chiave di una ribellione continentale. Si sviluppa su più atti distinti. Il primo ti catapulta su Gacane con l’obiettivo di fuga e sopravvivenza immediata: si scoprono le regole del gioco, le fazioni ostili, i compagni possibili, gli intrighi di base. Il secondo atto allarga lo sguardo, le indagini sul Malichor rivelano una cospirazione ordita da un singolo ambizioso. Le tue scelte iniziali germinano qui: le alleanze si consolidano e i tradimenti emergono. Il terzo atto culmina in un finale epico ramificato. Cinque esiti principali che dipendono da reputazione fazioni e relazioni. Non c’è un unico sentiero, il mondo reagisce in tempo reale: una città salvata diventa hub sicuro e un compagno tradito ti può abbandonare a metà battaglia. Questa struttura ibrida lineare ma espansiva crea tensione perfetta ed evita il sovraccarico da open world vuoti.
La forza sta nelle scelte e conseguenze reali. Ogni dialogo è strategicamente fondamentale, skill come Persuasione o Forza sbloccano opzioni uniche. Risolvi un conflitto con diplomazia e guadagni alleati influenti, scegli la via della violenza per scatenare rappresaglie che modificano mappe intere. Le quest secondarie non sono riempitive, si intrecciano con la main story aggiungendo sempre un tassello in più al contesto narrativo. Una missione su un culto malichor può rivelare, infatti, indizi cruciali per il boss finale. I companion hanno archi personali che influenzano il tutto: se, ad esempio, ti rifiuti di aiutare Alvida nella sua vendetta lei diventa rivale attiva nel corso del gioco. Questo approccio ricorda i grandi RPG classici ma con tocchi moderni.
L’importanza di prendersi una pausa (prima di menare le mani)

GreedFall: The Dying World riscrive le regole del gameplay, con un cuore tattico che batte forte, e devo confessare che ha il suo dannato fascino. Tutto ruota attorno a al sistema di combattimento RTWP party-based – ovvero real-time con pausa – che premia il cervello più dei riflessi. Gestisci un gruppo di quattro unità incluso il protagonista nativo. In combattimento analizzi il campo con una camera libera, dando ordini precisi sul da farsi e senza la paura di essere colpiti. La pausa ti permette di pensare, pianificare ed eseguire. Tre modalità adattano l’esperienza a ogni stile: quella Tattica blocca tutto per un controllo totale del party (posizioni ogni compagno, metti in coda mosse complesse, sfrutti barili esplosivi o terreni rialzati), l’Ibrida mescola azione dinamica con pause rapide per un ritmo naturale e la Concentrata punta sul protagonista con il party in gestione IA per chi ama l’azione pura.
Il GdR abbandona classi rigide per libertà assoluta. Parti con un profilo starter e poi si mixa tutto senza limiti. L’esplorazione non funge da mero filler tra storia e battaglie. Regioni semi-open – come la città opprimente di Gacane o la selvaggia Olima – invitano a perdersi e a scoprire i segreti che si celano al loro interno. Il crafting diventa essenziale, soprattutto per la creazione di armi ed armature personalizzate. Fate solo attenzione a non cadere nel collezionismo ossessivo compulsivo.
Non chiamatelo more-of-the-same

GreedFall: The Dying World si piazza come prequel perfetto nella breve ma intensa saga di Spiders, elevando il primo capitolo del 2019 da cult di nicchia a pietra angolare di un universo coerente e ambizioso. Non è un semplice spin-off o espansione, bensì ridefinisce le fondamenta della lore, spostando l’asse narrativo da colonizzatore a colonizzato e trasformando un action RPG grezzo in un’esperienza tattica adulta. Il primo GreedFall catturava cuori con il suo fascino seicentesco-fantasy. Era un diamante imperfetto, bello ma limitato da budget AA e meccaniche semplici. The Dying World prende quel seme e lo fa germogliare, forte anche di un lungo periodo di gestazione vissuto con la versione EA.
La continuità tematica è impeccabile. Entrambi i giochi usano il fantasy storico per affrontare la questione del colonialismo europeo ma con angolazioni opposte. Il primo dipingeva i nativi come alleati misteriosi quasi romantici, mentre adesso sei uno di loro. Vivi il rapimento e lo sfruttamento la perdita di un identità culturale. Questo ribaltamento invita a rigiocare il primo capitolo con occhi nuovi. Spiders riesce abilmente ad evitare il rischio del more-of-the-same, espandendo alcuni contesti narrativi lievemente lambiti dall’esperienza del 2019.
Prenditi una pausa
Ebbeni sì, l'intera esperienza ruota attorno al concetto di "prendersi una pausa", diventando l'asse portante del gameplay. Storia e personaggi convincono, per una produzione che è lontana anni luce da alcuni mostri sacri del genere (ode a te Baldur's Gate). Ma esiste un eccezione che conferma la regola e Spiders mette a segno il suo colpo prima del canto del cigno di Nacon.

