Otto anni di Early Access e sviluppo intenso. Un dev proveniente dal team originale di Rainbow Six e Ghost Recon. Una sequenza di build di successo, apprezzate dalla community e frutto di un feedback continuo. Sembra essere la formula perfetta per un FPS tattico simulativo di qualità, no? Il debutto di GROUND BRANCH con la 1.0, spesso sinonimo di pulizia e completezza contenutistica, era atteso proprio per questo dai fan. Peccato che questo “spesso”, in questo frangente, non è per nulla corretto.

Anziché fare quel passo avanti necessario per trovare un primo stato definitivo – o approssimativamente, perlomeno -, BlackFoot Studios sembra avere servito su un piatto di rame un pacchetto peggiorato, il cui aggiornamento futuro è ora incerto e persino temuto per certi aspetti. La recensione di GROUND BRANCH vi illustrerà tutto.

Cos’è GROUND BRANCH?

Se non hai già sentito parlare di questo titolo, si tratta di un FPS estremamente tattico che insegue la simulazione militare di scenari operativi speciali. Il giocatore controlla un soldato membro delle forze speciali della CIA, alle prese con missioni come ricerca e soccorso ostaggi, presa o uccisione di bersagli e cattura di intelligence. Può essere giocato in singolo giocatore o multigiocatore PvE e PvP, con ambientazioni che tendono a essere ampie abbastanza da favorire l’ingegno. Adottare approcci differenti viene naturale ed è favorito da elementi come il posizionamento casuale di nemici controllati da IA o di obiettivi.

L’aspetto simulativo emerge rapidamente: il proprio alter ego può essere personalizzato liberamente selezionando tra un pool cospicuo di armi e accessori, oltre che di effetti estetico/tattici, mentre poi non compaiono barre della vita, indicatori di nemici, hitmarker o ulteriori elementi pensati per un approccio più casual. GROUND BRANCH è fatto di letalità e un alternarsi di momenti lenti e corse per la sopravvivenza. È un caos gestito, immersivo: è la trasposizione della guerra più tecnica, sulle orme di Ready or Not e Squad. O almeno, prova ad esserlo.

Missione con visione notturna in GROUND BRANCH

La campagna esiste?

Il primo punto è il più breve per un semplice motivo: la campagna al momento ha esclusivamente due missioni. Un prologo per una sequenza ignota che verrà (o non verrà?) inserita nei prossimi mesi. Sono scenari semplici che intavolano una storia dinamica fatta di operazioni interconnesse da briefing, con una progressione persistente, personaggi che ritornano e persino un doppiaggio che, a dirla tutta, è tutto fuorché malvagio o eseguito poveramente. Tuttavia, ciò non va oltre un accenno intrigante.

BlackFoot Studios ha già anticipato la preparazione e pubblicazione di tre capitoli, senza però metterli nero su bianco. Nessuna garanzia, nulla di concreto che faccia ben sperare in una storia giocabile da cima a fondo. Sotto questo fronte, allora, se ne esce mogi mogi da questo debutto scarno.

IA assente e altalenante

A peggiorare le cose è lo stato attuale dell’IA. Il gameplay di GROUND BRANCH risulta vittima di un sistema per cui da un lato i bot risultano avere l’aimbot e sono molto più letali del normale, mentre dall’altro applicano delle scelte tattiche fortemente discutibili, frequentemente anormali e disumane. In alcuni casi i personaggi controllati dal gioco si muoveranno di continuo e in maniera irregolare, creando un vantaggio tattico. In altri, invece, resteranno immobili anche a fissare il muro verso la direzione di spari o esplosioni.

La sensazione dominante è di essere sempre contro un nemico artificiale, non intelligente. In un’avventura da lupo solitario diventa un problema che non solo rovina l’immersività ma anche il divertimento, proprio alla luce dei colpi messi a segno anche in condizioni di totale oscurità o attraverso i muri. Al contrario, nei match PvE multiplayer vengono evidenziati quei momenti in cui la stupidità è talmente alta da facilitare il compimento di un’azione coordinata, vantaggio enorme per il gruppo umano.

Manca inoltre l’IA amichevole, fondamentale per creare una squadra completa ed evitare di rimanere bloccati negli scenari da lupo solitario. È un’aggiunta già prevista, ipoteticamente, per l’introduzione del primo capitolo delle operazioni, segnale ulteriore di un piano d’azione inadeguato per questa 1.0, apparentemente rilasciata di fretta giusto per dire “lo abbiamo fatto”.

Team di soldati in GROUND BRANCH

Un cuore convincente

C’è una certezza di fondo: non si può dire che il gioco è senz’anima. GROUND BRANCH ha fondamenta robuste, ovverosia meccaniche di combattimento ben progettate, realistiche e appaganti una volta comprese. Il passo falso non può mancare: l’onboarding per i neofiti è lacunoso, rendendo complicate le prime ore a chi non ha abbastanza esperienza nel genere. Sorpassato l’ostacolo, complessivamente il feeling è davvero godurioso. La relazione tra corpo, armi e ambientazione è totale, rendendo la precisione e cura dei movimenti un must per agganciare un bersaglio con successo. La quantità di fucili, pistole, mitragliette è soddisfacente e l’abbondanza di accessori a disposizione fa sì che si possano trascorrere ore alle prese con il loadout, sperimentando i vari assetti e conoscendo l’arsenale.

A ciò si aggiunge il supporto alle mod del workshop di Steam tra patch, armi e persino mappe personalizzate. Una componente essenziale per un titolo che vuole sopravvivere a lungo grazie alla forza e all’inventiva della community. Non deve rimanere comunque l’ancora di salvezza per il team di sviluppo, che dovrà lavorare intensamente sul bilanciamento dell’esperienza e sulla leggibilità dell’azione per qualsiasi giocatore.

Considerati tutti i dettagli citati, il verdetto è lapalissiano: nel multiplayer GROUND BRANCH brilla. Coordinazione assoluta, condivisione di esperienza, azioni al cardiopalma, l’occorrente per compensare nella maniera più naturale possibile le numerose problematiche del gioco. Se in solitaria si fa sentire la difficoltà inconsistente e irrealistica, in gruppo si riesce a frapporre uno strato protettivo.

Schermata di personalizzazione di una pistola in GROUND BRANCH

GROUND BRANCH ha bisogno di andare oltre la 1.0

Il dilemma sta nella stranezza di questa uscita dall’accesso anticipato. GROUND BRANCH stava andando bene, accumulando apprezzamenti, e il passo indietro appena fatto ha colpito anche lo zoccolo duro della fanbase che seguiva il progetto da anni. Alla pari di quanto successo con Ready or Not e 6 Days in Fallujah, praticamente. La realtà dei fatti è che la 1.0 è problematica, va sistemata. È una versione completa incompleta, una burla fatta di bug, IA rotta e un gameplay che, in realtà, è davvero succoso.

Questa è quindi una recensione divisa a metà, un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Giocandolo con un gruppo di fan ed esperti del genere, l’aspetto simulativo e ruolistico prende il sopravvento e trasforma GROUND BRANCH in un piacevole FPS tattico che suscita rabbia e ilarità allo stesso tempo. In solitaria, invece, allo stato attuale non ha il valore che ci si aspettava.

Andare oltre la 1.0 e guardare ad update futuri è tutto ciò che infonde speranza. Nuovi contenuti e innumerevoli fix sono il segreto del successo di GROUND BRANCH. Eppure, con quella base di incertezza che permane, non si può non essere timorosi. C’è bisogno di crescita e la pazienza della community non sarà certamente eterna.

IL VERDETTO FINALE

0

Un’uscita sottotono e difficile da comprendere.

Condividi.

Ex shoutcaster esport e giocatore semi-professionista di CS:GO e R6S, da diversi anni copywriter e editor tech/gaming. Ho scritto il libro "Il Nemico Comune" per Unicopli e mi occupo soprattutto di FPS, strategici e giochi indie, ma non dico mai di no ad altri generi. Ah, e se vuoi scoprire nuova musica chiedi pure, ho fin troppi consigli per te!