La discussione sull’ormai annunciato addio ai giochi fisici continua ad allargarsi ben oltre i confini dell’industria videoludica. Dopo il dibattito acceso dalla scelta di Sony di interrompere la vendita dei giochi su disco a partire dal gennaio 2028 e dalla decisione di Take-Two di distribuire Grand Theft Auto 6 senza supporto fisico nelle confezioni, la questione è arrivata persino in politica.
A intervenire è stato Jean-Luc Mélenchon, leader del partito francese La France Insoumise ed ex europarlamentare, che attraverso una serie di messaggi pubblicati su X ha criticato duramente il nuovo corso dell’industria, sostenendo che il passaggio definitivo al digitale rischia di compromettere i diritti dei consumatori e la conservazione del patrimonio videoludico.
Nel primo dei due messaggi condivisi sui social, il politico francese ha collegato direttamente GTA 6 e la decisione di Sony, sostenendo che il problema non riguarda soltanto il formato di distribuzione, ma il concetto stesso di proprietà.
“Con GTA 6 senza disco nel 2026 e l’annuncio di Sony sulla fine delle vendite dei giochi fisici nel 2028, si pone una domanda fondamentale: come consideriamo questi prodotti? Domani pagherete senza possedere davvero nulla. Non potrete prestarli, rivenderli né avere la garanzia di conservare ciò per cui avete pagato.” – Jean-Luc Mélenchon
Avec GTA 6 sans disque en 2026 et l'annonce de Sony de la fin des ventes de disques physiques pour les jeux en 2028, la question de savoir comment on considère ces produits se pose.
Demain, vous paierez sans jamais rien posséder. Ni prêt, ni revente, ni garantie de conserver ce…
— Jean-Luc Mélenchon (@JLMelenchon) July 2, 2026
Secondo Mélenchon, il videogioco non dovrebbe essere trattato come una semplice merce, ma come un vero e proprio bene culturale, da tutelare anche sul piano legislativo.
“Il videogioco non è una semplice merce: è un bene culturale e il diritto deve applicarsi anche a questo settore. Apriremo questo cantiere nel 2027. Anche i videogiocatori hanno dei diritti.” – Jean-Luc Mélenchon
Nel secondo messaggio pubblicato su X, Mélenchon ha rincarato la dose, sostenendo che l’industria stia progressivamente imponendo un modello completamente digitale, nel quale gli utenti non acquistano realmente un videogioco, ma soltanto una licenza revocabile.
“Con la fine del gioco fisico, l’industria vuole imporci un futuro completamente digitale, con un accesso ai videogiochi limitato e condizionato nel tempo. I diritti degli acquirenti saranno negati. È il trionfo della mercificazione totale: pagherete il prezzo pieno per ottenere soltanto un diritto di accesso revocabile.” – Jean-Luc Mélenchon
Il leader della sinistra francese ha quindi invitato gli appassionati a sostenere la campagna Sauvons le jeu vidéo physique, una petizione nata per chiedere una maggiore tutela del mercato fisico e del diritto dei consumatori a possedere realmente i videogiochi acquistati.
Le dichiarazioni di Mélenchon arrivano mentre la discussione sul futuro dei supporti fisici è più accesa che mai. Negli ultimi giorni sono intervenuti anche diversi esponenti dell’industria, tra cui Hideo Kojima, che ha raccontato di aver iniziato a comprare sempre più CD e Blu-ray proprio per timore di un futuro dominato esclusivamente dallo streaming e dalle licenze digitali.
Al centro del dibattito c’è un tema che va ben oltre PlayStation o GTA 6: il significato stesso della parola “acquistare”. Se un videogioco esiste soltanto come licenza digitale, infatti, l’accesso può dipendere dalle scelte dell’editore o della piattaforma, con il rischio che un contenuto venga rimosso, modificato o non sia più disponibile in futuro.
Per questo motivo la presa di posizione di Mélenchon ha rapidamente attirato l’attenzione della community internazionale. È piuttosto raro che un leader politico intervenga pubblicamente su un tema legato ai videogiochi, ma il progressivo abbandono del formato fisico sta ormai assumendo i contorni di un dibattito che coinvolge non soltanto il mercato, ma anche il concetto di proprietà digitale e di conservazione del patrimonio culturale.

