Hideo Kojima torna a far parlare di sé, e questa volta lo fa con una confessione che mescola poetica, malinconia e quella passione viscerale per il cinema che ha segnato tutta la sua carriera. Durante un recente intervento al festival Il Cinema in Piazza di Roma, il padre di Metal Gear Solid ha condiviso un desiderio intimo e sorprendente: vorrebbe morire in una sala cinematografica, in un momento molto preciso.
“Ho sempre pensato che, quando morirò, vorrei farlo in una sala cinematografica”, ha dichiarato il celebre game designer giapponese. Ma non si tratta di un’immagine generica: Kojima ha specificato esattamente quale sarebbe, per lui, l’istante ideale per l’addio al mondo. “Mi piace soprattutto il momento che precede l’inizio del film. Entrare nella sala, le luci che si spengono, la pubblicità e i trailer che vengono proiettati e poi, proprio prima che inizi il film, è quello il momento in cui vorrei morire”.
Un’immagine potente, quasi cinematografica nella sua precisione. Quel momento sospeso tra l’attesa e l’inizio dello spettacolo, quando la sala sprofonda nel buio e tutto è ancora possibile, quando l’immaginazione si prepara a essere rapita da una storia non ancora iniziata. Per Kojima, quel limbo di pura possibilità rappresenta qualcosa di profondamente significativo.
L’amore del creatore di Death Stranding per la settima arte è ben documentato e risale alla sua infanzia. Kojima ha trascorso molti anni della sua giovinezza guardando film insieme all’amato padre, commentandoli dopo ogni visione. Quelle proiezioni hanno forgiato non solo il suo gusto estetico, ma l’intera struttura narrativa dei suoi videogiochi, da sempre caratterizzati da cutscene elaborate, inquadrature studiate e continui riferimenti cinematografici.
Hideo Kojima says when he dies, he would like to die in a movie theater!
“I'm someone who's always thought when I die, I want to die in a movie theater.”
“I like the time before the movie starts the best. Enter the movie theater, the lights turn off, the commercials and… pic.twitter.com/In35T6dzV6
— Genki✨ (@Genki_JPN) July 21, 2026
Qualcuno potrebbe rimanere sorpreso che non desideri morire prima dell’inizio di un nuovo videogioco, ma conoscendo il personaggio la scelta appare naturale. Il cinema ha segnato la sua carriera artistica in modo indelebile, pur non avendo mai realizzato un film in senso stretto, almeno fino a oggi, considerando i suoi futuri progetti cinematografici.
Non è la prima volta che Kojima affronta pubblicamente il tema della morte. Negli ultimi anni, complice anche la pandemia e alcuni problemi di salute personali, l’autore ha maturato una nuova consapevolezza sul tempo che gli resta per creare. In un’intervista di qualche mese fa aveva raccontato di aver persino lasciato al suo team una chiavetta USB contenente idee per futuri progetti, da utilizzare dopo la sua scomparsa.
“Ho iniziato a chiedermi quanti anni mi restino per fare giochi o film e credo che me ne restino dieci”. Una riflessione che si lega anche alle sue paure più intime, come quella di perdere la memoria o di non riuscire più a esprimersi creativamente. Timori comprensibili per un artista la cui opera si fonda proprio sulla capacità di costruire narrazioni complesse e stratificate.

Del resto, la morte è un affare profondamente personale e la libertà di immaginare, senza pressioni, il momento in cui si abbandoneranno queste sponde è un diritto che non si dovrebbe negare a nessuno, nemmeno a uno degli autori di videogiochi più acclamati e innovativi della storia del medium.
Difficile augurargli che il suo desiderio si avveri presto, visto che il mondo dei videogiochi e del cinema aspetta ancora molto da lui. Se dovesse davvero lasciarci come immagina, viene da sperare almeno che sia prima della proiezione di un capolavoro e non di un film mediocre. Ma per ora, con Death Stranding 2, OD e Physint all’orizzonte, quel momento sembra — e deve — rimanere ancora lontano.
La confessione di Hideo Kojima, raccontata con quella leggerezza e profondità che lo contraddistinguono, ricorda che dietro ogni genio creativo c’è sempre un uomo con le sue passioni, le sue paure e i suoi sogni. E che, forse, il modo in cui immaginiamo la nostra fine racconta molto di ciò che abbiamo amato durante la vita.

