Quanto dovrebbero davvero ascoltare i giocatori gli sviluppatori di videogiochi? È una domanda che accompagna da anni l’industria, soprattutto in un’epoca in cui social network, Reddit, Discord e recensioni permettono alle community di far sentire immediatamente la propria voce. Secondo Mark Darrah, veterano di BioWare che ha lavorato per circa vent’anni su saghe come Dragon Age e Mass Effect, la risposta è più complicata di quanto possa sembrare.

In un nuovo video pubblicato sul suo canale YouTube, significativamente intitolato “Perché ‘ascolta la tua community’ è un pessimo consiglio”, Darrah ha spiegato perché seguire alla lettera le richieste dei giocatori possa trasformarsi in un grave errore durante lo sviluppo di un videogioco. Questo non significa, però, ignorare il pubblico. Al contrario, secondo l’ex BioWare i giocatori possiedono un’abilità estremamente preziosa: sono molto bravi a capire quando qualcosa non funziona. Il problema arriva quando dal riconoscimento di un difetto si passa alla ricerca della soluzione.

“I giocatori sono veramente molto bravi a identificare i problemi. Non sono però altrettanto bravi a identificare le soluzioni. Non sono sviluppatori. Sono videogiocatori”, ha spiegato Darrah. Il concetto è semplice. Quando centinaia o migliaia di utenti segnalano che una determinata classe di un gioco è noiosa, per esempio, gli sviluppatori dovrebbero prestare attenzione al feedback. Questo non significa però che la soluzione proposta dalla community sia necessariamente quella corretta.

Electronic Arts
Electronic Arts, fonte: EA

Dietro quella sensazione potrebbe infatti nascondersi un problema completamente diverso da quello individuato dai giocatori. La progressione potrebbe offrire scelte poco interessanti, la classe potrebbe essere troppo potente oppure troppo debole, alcune meccaniche potrebbero interagire male con il resto del gioco oppure il funzionamento stesso della classe potrebbe non essere stato comunicato in maniera sufficientemente chiara.

Il compito di uno sviluppatore, secondo Darrah, sarebbe quindi quello di ascoltare ciò che i giocatori stanno provando senza necessariamente applicare alla lettera ciò che chiedono. Il feedback diventa un sintomo da interpretare, mentre trovare la causa e la soluzione resta responsabilità del team di sviluppo.

A rendere tutto ancora più complicato c’è poi un altro elemento: non esiste una singola “community”. “Hai diversi gruppi di giocatori che giocano”, ha spiegato Darrah, ricordando quanto possano essere differenti le persone che acquistano lo stesso titolo. Ci sono giocatori hardcore e casual, utenti che analizzano statistiche e sistemi nei minimi dettagli e altri interessati quasi esclusivamente alla storia. Alcuni vogliono completare ogni attività disponibile, mentre altri terminano velocemente la campagna principale per passare immediatamente al gioco successivo.

“Tutte queste persone vogliono cose diverse e il problema è che non avrai lo stesso tipo di conversazioni con questi diversi gruppi”, ha aggiunto il veterano di BioWare. Ed è probabilmente questo il cuore del suo ragionamento. Quando una community chiede una modifica, gli sviluppatori devono capire quale parte del pubblico stia realmente parlando e se quella richiesta possa migliorare il gioco nel suo complesso oppure soltanto l’esperienza di uno specifico gruppo di utenti.

Fallout: New Vegas
Fallout: New Vegas, fonte: Bethesda

Seguire automaticamente la voce più rumorosa rischierebbe quindi di creare nuovi problemi. Una modifica richiesta dai giocatori più competitivi, per esempio, potrebbe peggiorare l’esperienza del pubblico casual; allo stesso modo, semplificare una meccanica per renderla maggiormente accessibile potrebbe scontentare chi cerca sistemi più profondi.

Darrah sostiene quindi che “ascoltare la community” non dovrebbe significare obbedire alla community. Gli sviluppatori dovrebbero raccogliere le reazioni degli utenti, individuare schemi ricorrenti e cercare di capire quale problema abbia generato quelle sensazioni. È una distinzione particolarmente interessante considerando l’esperienza dello stesso Darrah. Durante la sua lunga carriera in BioWare ha lavorato su franchise come Dragon Age e Mass Effect, serie caratterizzate da community estremamente appassionate e spesso molto vocali sulle decisioni narrative e di gameplay.

I personaggi di PlayStation
I personaggi di PlayStation, fonte: Sony Interactive Entertainment

Non è inoltre la prima volta che il veterano interviene sulle dinamiche dell’industria contemporanea. Recentemente Darrah ha criticato anche la crescente dipendenza del mercato AAA dai giochi live-service, mettendo in discussione un modello che negli ultimi anni ha spinto numerosi publisher a inseguire produzioni pensate per mantenere gli utenti coinvolti per periodi sempre più lunghi.

Il messaggio dell’ex BioWare, dunque, non è che i giocatori debbano essere ignorati o che le loro opinioni non abbiano valore. È quasi l’opposto: il feedback degli utenti può essere uno degli strumenti più preziosi a disposizione degli sviluppatori, purché venga interpretato e non semplicemente eseguito. Per Darrah, i giocatori sanno riconoscere molto bene quando qualcosa non funziona. Capire perché non funzioni e soprattutto decidere come correggerlo rimane però compito di chi il videogioco lo sta sviluppando.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.