Il mondo dei manga in Giappone sta vivendo un paradosso sorprendente. Da un lato, il mercato ha raggiunto cifre record negli ultimi anni; dall’altro, i lettori più giovani stanno progressivamente scomparendo. Bambini e adolescenti leggono sempre meno manga rispetto al passato, e il fenomeno non riguarda solo la carta, ma anche il digitale. A lanciare l’allarme è un’analisi recente che evidenzia un cambiamento profondo nelle abitudini culturali. Non si tratta di un calo improvviso, ma di una trasformazione lenta e costante. E soprattutto, le cause sono ben precise.

Nonostante il mercato dei manga abbia raggiunto valori molto elevati negli anni recenti, con ricavi record, la situazione della lettura tra i più giovani racconta una realtà diversa. Secondo le analisi del ricercatore Ichishi Iida, il numero di bambini e adolescenti che leggono manga è in netto calo, e questa tendenza emerge chiaramente confrontando i dati di oggi con quelli del passato.

Per capire quanto sia cambiata la situazione, basta osservare un dato simbolico: negli anni ’80, durante il periodo di massimo successo delle riviste come Weekly Shonen Jump, un ragazzo poteva leggere anche 10 riviste al mese. Oggi, nel 2025, la media è scesa a una sola rivista mensile. Ancora più significativo è il fatto che il 77,7% dei giovani non legge più nemmeno una rivista. Si tratta di un crollo evidente, che mostra quanto il modello tradizionale sia entrato in difficoltà.

Questo calo non riguarda solo le riviste, ma più in generale la lettura dei manga tra i giovani. I dati raccolti nel tempo mostrano una diminuzione significativa: ad esempio, tra gli studenti più giovani, la percentuale di lettori è scesa di circa 20% rispetto agli anni ’80. E il fenomeno coinvolge sia i manga cartacei sia quelli digitali.

Le cause principali di questa crisi sono due, e sono strettamente collegate tra loro. La prima è la perdita di interesse verso la carta stampata. Le nuove generazioni sono cresciute con smartphone, tablet e contenuti digitali immediati, e questo ha reso meno attraente il formato tradizionale delle riviste e dei volumi.

La seconda causa riguarda invece proprio il digitale, che teoricamente dovrebbe sostituire la carta ma in realtà non riesce a farlo pienamente. Il motivo principale è il costo: molti servizi di lettura online richiedono abbonamenti o acquisti frequenti, spesso troppo elevati per bambini e adolescenti che non hanno un potere d’acquisto autonomo. Inoltre, gran parte dell’offerta digitale è pensata per un pubblico adulto, lasciando scoperti i più giovani.

Questa combinazione crea un effetto doppio: da un lato i giovani si allontanano dalla carta, dall’altro non riescono ad avvicinarsi davvero al digitale. Il risultato è una riduzione complessiva dei lettori. Un confronto interessante arriva dalla Corea del Sud, dove il sistema dei webtoon è molto più sviluppato e accessibile. In quel contesto, il digitale è riuscito a coinvolgere un pubblico giovane in modo più efficace, mentre in Giappone questa transizione non è avvenuta con la stessa forza.

Resta però un elemento importante: i manga cartacei, nonostante tutto, sono ancora più letti rispetto a quelli digitali tra i giovani. Questo significa che il problema non è solo il formato, ma l’intero ecosistema di accesso, costi e abitudini culturali.

In definitiva, la crisi dei manga tra le nuove generazioni non è legata alla qualità delle opere, ma a come vengono distribuite e fruite. E finché non verrà trovato un equilibrio tra accessibilità, costi e nuove abitudini digitali, il rischio è che sempre meno giovani si avvicinino a uno dei simboli più importanti della cultura giapponese.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.