Sono passati quasi quindici anni dal debutto di L.A. Noire, e ancora oggi quel gioiello investigativo ambientato nella Los Angeles del dopoguerra continua a far parlare di sé. Un’avventura che ha saputo conquistare milioni di giocatori. Eppure, nonostante il successo commerciale e l’affetto dei fan, un vero sequel non si è mai visto. Ma forse lo cose potrebbero cambiare in futuro.

Strauss Zelnick, amministratore delegato di Take-Two Interactive, ha lasciato intendere che qualcosa potrebbe muoversi. Durante un intervento all’evento iicon di Las Vegas, il CEO ha risposto a una domanda diretta sul futuro di L.A. Noire con un laconico ma significativo ““, seguito da un ancor più misterioso “Non si sa mai“. Parole che, per quanto vaghe, hanno riacceso la speranza di chi non ha mai smesso di credere in un ritorno di Cole Phelps e colleghi.

La risposta di Zelnick non si è fermata a questo accenno. Il dirigente ha ampliato il discorso, parlando della strategia complessiva di Take-Two nei confronti delle sue proprietà intellettuali: “In generale, stiamo considerando di fare qualcosa in futuro con tutte le nostre proprietà intellettuali, ma non c’è nulla da annunciare“. Una dichiarazione che apre scenari interessanti non solo per L.A. Noire, ma potenzialmente anche per altre serie dormienti del catalogo dell’editore, da Bully a Manhunt, passando per Max Payne.

Certo, non si tratta di un annuncio ufficiale. Zelnick stesso ha specificato che eventuali novità sulla serie arriverebbero da Rockstar Games, lo studio dietro il gioco originale, piuttosto che direttamente da Take-Two. Ma il fatto che il tema sia sul tavolo, che venga discusso pubblicamente ai massimi livelli aziendali, è già di per sé una notizia per chi ha amato l’originale.

L.A. Noire uscì nel 2011, frutto della collaborazione tra Rockstar e il defunto Team Bondi, studio australiano fondato da Brendan McNamara. Il gioco vendette milioni di copie e ricevette recensioni entusiastiche, conquistando un posto speciale nella memoria collettiva dei videogiocatori. La sua ambientazione fedele alla Los Angeles degli anni Quaranta, la colonna sonora d’epoca, le indagini complesse e soprattutto quegli interrogatori dove ogni microespressione facciale poteva tradire una bugia: tutto contribuì a creare un’esperienza unica, difficile da replicare.

Eppure, nonostante il successo, un seguito degno di questo nome non arrivò mai e le ragioni di questa assenza vanno cercate, almeno in parte, nelle travagliate vicende di produzione del primo gioco, con Team Bondi che chiuse i battenti poco dopo l’uscita di L.A. Noire, tra polemiche sul trattamento del personale e tensioni con Rockstar. McNamara fondò in seguito un nuovo studio, che venne poi acquisito e ridenominato Rockstar Sydney, ma rimase relegato a ruoli di supporto piuttosto che allo sviluppo di titoli propri.

Le parole di Zelnick, per quanto incoraggianti, vanno quindi prese con le dovute cautele. “Stiamo considerando” non significa “stiamo sviluppando“, e “non si sa mai” non è esattamente una roadmap. Eppure, per i fan che hanno atteso pazientemente per quindici anni, anche solo sapere che L.A. Noire è ancora nei pensieri dei vertici di Take-Two è qualcosa.

La community dei videogiocatori, intanto, continua a sognare. Un New York Noire ambientato nella Grande Mela degli anni Trenta. Un Chicago Noire nell’epoca del proibizionismo. O magari un ritorno a Los Angeles, ma in un’epoca diversa, con nuovi crimini da risolvere e nuove verità da scoprire. Le possibilità narrative sono infinite, e il fascino del noir americano non conosce tramonto.

Resta da capire se Take-Two e Rockstar decideranno davvero di investire risorse in un progetto del genere, oppure se continueranno a concentrarsi sulle loro mucche da mungere più redditizie. Nel frattempo, L.A. Noire rimane lì, nella sua perfezione imperfetta, testimone di un’epoca in cui gli sviluppatori osavano sperimentare, creare esperienze diverse, esplorare generi poco battuti.

Forse un giorno Cole Phelps tornerà a indossare il distintivo. Forse scopriremo nuovi segreti nascosti tra le strade di qualche metropoli americana del passato. O forse rimarrà tutto un “non si sa mai”, sospeso tra speranza e rassegnazione. Ma per ora, almeno, possiamo dire che la porta non è del tutto chiusa.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.