Sin dal suo annuncio e successivo esordio in early access, Laysara: Il Regno tra le Vette (altrimenti noto come Laysara: Summit Kingdom) mi ha catturato per il suo approccio differente al genere dei city builder. Titoli come Cities: Skylines hanno sempre puntato al realismo. La serie Anno unisce elementi strategici alla costruzione delle città per una stratificazione tattica ulteriore. In questo caso, invece, sembra essere di fronte a un puzzle gestionale.

Osservando il publisher Future Friends Games, questo gioco appare subito come l’ennesima scommessa dopo Exo One ed Europa. Forse meno atipica e azzardata, più solida e con un buon potenziale. Esattamente come Clover Pit e Slots & Daggers, altre hit indipendenti strepitose. È un titolo che diversifica il portfolio del gruppo nato nel Regno Unito con un’ottica chiara: abbracciare il mondo indipendente e supportarlo dalle radici, guardando a progetti differenti nei quali si vuole credere. Questa fiducia avrà dato i suoi frutti?

Panoramica di una montagna nel gioco Laysara, con villaggio costruito sui versanti

Un rompicapo spirituale

Quando ho giocato Cairn ho potuto assaporare la filosofia della montagna con una chiave ludica ansiogena di qualità, studiando in un modo differente la connessione tra uomo e natura. È un videogioco con un potere insolito, inseguito anche da Laysara: Il Regno tra le Vette. Anche qui si parla di sopravvivenza, di necessità forzate e di ostacoli apparentemente insormontabili. Non sono messaggi condivisi in maniera palese da una narrazione di qualità. Come in Cairn, ci si trova dinanzi a indicazioni sottintese e intrinseche al legame che si crea tra i personaggi della colonia e il gameplay. Solo che mentre l’avventura di Aava dà più spazio all’interpretazione e all’immersione nel suo insieme, Laysara declina il suo verbo in fasi contraddistinte scandendo il tempo dell’avventura.

L’idea, in termini concreti, resta elementare: bisogna raggiungere la vetta della montagna per costruirci un tempio, cercando il favore degli dei con la speranza di dissipare la nebbia che sta inghiottendo le terre sottostanti. Collegando problemi reali attuali con la spiritualità, si crea quasi un’atmosfera zen che riflette la luce e l’elevazione della montagna. Atmosfera tuttavia contrastata dalla paura di fallire e non riuscire a salvare questa popolazione remota. Ovvero, dal timore di non poter garantire loro un futuro con le proprie azioni – sembra proprio che parli di noi oggi…

Schermata di costruzione della città con posizionamento edifici in Laysara: Summit Kingdom

Il gameplay di Laysara: un regno profondo tra le vette

La sostanza è questa: c’è una griglia che permette di schematizzare la montagna, posizionando gli edifici in base a bisogni generali e desideri singoli dei tre gruppi in cui è suddivisa la popolazione, cioè Pianigiani, Artigiani e Monaci. I primi sono gli abitanti delle pianure, agricoltori e allevatori di Yak che producono i beni fondamentali. Gli Yak, peraltro, fungono da elemento “energetico” del gioco e determinano le azioni fattibili dalle varie strutture poiché spostano le risorse tra di esse. I secondi sono gli operai specializzati alle prese con le risorse complesse. I terzi, infine, sono il braccio scientifico e spirituale.

La responsabilità più complessa è quella di comporre adeguatamente questo puzzle, bilanciando logistica e benessere. In Laysara si ragiona costantemente sulle distanze e sui vincoli posti dallo spazio limitato offerto dalla montagna. Man mano che si procede nella partita iniziano a mancare i terreni fertili e il calore, si cominciano a notare problemi di efficienza e fattori che possono compromettere la sopravvivenza del popolo.

No, non ci sono battaglie o nemici. O meglio, l’unico nemico è la montagna. Bisogna aspettarsi diverse minacce naturali, introdotte anche come eventi casuali che impongono di combattere una crisi entro un certo tempo limite. Le valanghe richiederanno la predisposizione di strutture difensive, insegnando che la quantità può essere sfavorevole e bisogna avere un occhio di riguardo per la qualità.

Valanga travolge un villaggio in Laysara: Il Regno tra le Vette

Un’identità davvero differente

Laysara: Summit Kingdom è quindi un city-builder imprevedibile, distante dall’approccio tipico nel genere. Gioca con l’altitudine per alzare la difficoltà e la profondità, soprattutto con enigmi relativi a produzione e distribuzione di risorse. La progressione è ben congegnata e non mostra tante lacune nella chiarezza e accessibilità. L’interfaccia utente facilità la comprensione delle meccaniche, ma potrebbe beneficiare anche di qualche aggiustamento ulteriore per la navigazione. Infine, il comparto audio-video addolcisce la formula con toni rilassanti che contrastano sapientemente il cuore laborioso del gioco.

Dopo una partita, ciò che rimane è il piacere di rimanere su queste montagne, rivivibile con modalità sfida, sandbox con più montagne collegabili, e una costruzione più rilassata, giusto per rimanere in compagnia di Yak e monaci. Pur non essendoci una grande rigiocabilità, c’è un certo slancio. Pecca solo di qualche aspetto fondamentale (in primis l’impossibilità di ruotare gli edifici, accettabile fino a un certo punto) ma resta piacevole con il suo mix tra pace e caos. Con la sua filosofia che rende la montagna un vero enigma da risolvere. Un luogo dove ogni scelta ha un impatto ben chiaro sul lungo termine.

Parentesi tecnica e osservazioni finali

Laysara: Il Regno tra le Vette funziona bene dopo l’early access. Avendolo potuto provare poco prima del lancio della versione 1.0 e dopo, con l’introduzione della campagna, ho riscontrato che il team di Quite OK Games ha prestato molta attenzione agli interventi necessari per la quality-of-life e per migliorare le performance. Oggi il gioco opera senza il minimo intoppo su sistemi di fascia medio-alta e, non avendo requisiti minimi elevati, può essere anche una buona scelta per coloro che desiderano un city-builder più casual adatto a laptop e PC più vecchi.

“Casual” è forse il modo migliore per descriverlo. Trattandosi di un city-builder ibrido puzzle con una natura rilassante, la complessità c’è ma resta tutto sommato limitata. Dunque, i veterani del genere potrebbero giudicarlo “deludente” e sottotono, o più adeguato a chi ha un pallino per l’ottimizzazione. Io lo reputo una buona alternativa pensata in particolare per chi vuole avvicinarsi al genere: è facile da giocare, ma anche sufficientemente difficile da imparare davvero. È un twist interessante, non per tutti ma degno di attenzione.

IN POCHE PAROLE

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Un city-builder modesto che punta in alto, e ci riesce.

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Ex shoutcaster esport e giocatore semi-professionista di CS:GO e R6S, da diversi anni copywriter e editor tech/gaming. Ho scritto il libro "Il Nemico Comune" per Unicopli e mi occupo soprattutto di FPS, strategici e giochi indie, ma non dico mai di no ad altri generi. Ah, e se vuoi scoprire nuova musica chiedi pure, ho fin troppi consigli per te!