Sono passati qualcosa come ventitré anni dall’ultimo capitolo principale della serie Legacy of Kain. Defiance risale infatti al 2003 e, da allora, la saga è rimasta in uno stato di sospensione quasi totale. Le recenti remaster di Soul Reaver 1 e 2, seguite da quella di Defiance, hanno sì smosso un po’ le acque, ma nulla che avesse davvero a vedere con l’avvio di un nuovo ciclo narrativo. A sobbarcarsi ogni onere e onore del caso ci pensa Legacy of Kain: Ascendance, un progetto che riporta in scena Kain e Raziel con un’avventura inedita. Il risultato è un’idea interessante sulla carta, che tuttavia non riesce a configurarsi come né come un vero nuovo capitolo né, ahinoi, come quella rinascita della saga che la community attende da oltre due decenni.

La terza incomoda

LoK Ascendance

Da un punto di vista di lore, Ascendance è un prequel che si colloca temporalmente prima e in parte durante gli eventi del primo Soul Reaver. La struttura narrativa si articola a partire dalle vicende dei suoi protagonisti: Raziel (nelle sue forme umana e vampirica), Kain ed Elaleth, personaggio proveniente dallo spin-off fumettistico The Dead Shall Rise. Proprio quest’ultima incarna una scelta dal potenziale interessante, ma allo stesso tempo estremamente divisiva all’interno del fandom: Elaleth non ha mai goduto di particolare consenso tra i fan più ortodossi, venendo spesso percepita come un innesto estraneo alla lore principale. Il gioco tenta di integrarla in modo più organico, ma l’operazione riesce a modificare soltanto in minima parte quella percezione non propriamente favorevole oramai sin troppo consolidata.

Delle tre linee narrative principali su cui si basa il gioco, duole ammettere che nessuna riesce ad introdurre elementi davvero innovativi. La trasformazione di Raziel, il suo destino e il conflitto con Kain sono aspetti già noti e ampiamente sedimentati nella mitologia della serie. Ascendance non cerca nemmeno di espande in modo significativo la narrativa, ma si limita a rielaborare momenti iconici con l’aggiunta di contesto marginale. Piacevole, a tratti, ma l’incisività è ben altra cosa.

Il risultato è una narrazione poco più che frammentata, pensata principalmente per un pubblico già esperto. I nuovi giocatori rischiano di trovarsi privi dei riferimenti necessari per contestualizzare gran parte dei dettagli narrati nel playthrough, mentre i fan storici finiranno per percepire la struttura come ridondante e poco coesa, soprattutto a causa della centralità a tratti troppo esasperata della stessa Elaleth. Che va detto, fa di tutto per accattivarsi la simpatia del giocatore, ma la battaglia con Kain e Raziel è impari già dall’inizio.

Un gameplay a trois che inciampa più del previsto

LoK Ascendance

Sul piano del gameplay, Ascendance abbandona la tradizionale impostazione tridimensionale per adottare un modello a scorrimento bidimensionale. La scelta è interessante e, in alcuni frangenti, funzionale. Considerando le due forme di Raziel, il totale di personaggi giocabili sale a quattro – ciascuno, ovviamente, caratterizzato da un set di abilità specifiche (Kain privilegia forza bruta e avanzamento frontale; Raziel offre un moveset più idoneo all’attacco a distanza corroborato nella seconda fase della storia da capacità di volo, Elaleth offre invece una sintesi delle due filosofie di gameplay).

La progressione, per ovvi motivi, rimane lineare: scenari a scorrimento orizzontale, combattimenti, collezionabili e un level design funzionale. Tutto funziona secondo gli stilemi del genere, al netto di occasionali sbavature, ma nulla appare mai realmente ispirato. Per compensare una durata complessiva contenuta, il titolo introduce picchi di difficoltà che risultano però artificiosi: cadute in baratri poco leggibili, spawn improvvisi di nemici alle spalle del giocatore e un ricorso eccessivo al trial and error.

Anche la gestione dei checkpoint soffre di problemi di bilanciamento a tratti eclatanti: in alcune sezioni sono troppo frequenti, in altre quasi del tutto assenti, costringendo a ripetere segmenti estesi in caso di morti improvvise. Non bastasse, ciascun livello dev’essere completato in un’unica sessione, senza possibilità di riprendere da checkpoint intermedi. Le sezioni di volo con Raziel rappresentano uno dei punti più critici, con controlli poco reattivi e un design che tende a punire più che a sfidare.

Una pixellosa gioia per gli occhi

LoK Ascendance

Sul fronte estetico, Ascendance adotta una pixel art dal gusto rétro, reinterpretando personaggi e ambientazioni storiche con un linguaggio visivo inedito per la serie. Il risultato è complessivamente gradevole, e regala spesso scorci evocativi e suggestivi in cui l’eredità storica del franchise appare in tutto il proprio carisma. A questa scelta si affiancano brevi sezioni in pseudo-3D che strizzano l’occhio in modo nemmeno troppo velato all’era PlayStation 1, prive di combattimento e basate su enigmi e QTE. Pur concepite come omaggio, queste sequenze introducono una discontinuità stilistica abbastanza evidente, che fatica ad integrarsi armoniosamente con il resto dell’esperienza.

Il comparto audio rappresenta invece uno dei punti di forza più evidenti. Le musiche e gli effetti sonori restituiscono efficacemente l’atmosfera cupa e solenne tipica della saga. Il ritorno di Michael Bell (Raziel) e Simon Templeman (Kain) conferisce ulteriore valore aggiunto, potendo godere di interpretazioni mature e perfettamente in linea con l’identità dei personaggi.

In Conclusione

Legacy of Kain: Ascendance avrebbe potuto segnare un momento cruciale per la rinascita della serie, ma si ferma qualche passo prima, accontentandosi di essere un ritorno parziale e poco incisivo. La narrazione non introduce sviluppi significativi, il gameplay alterna buone intuizioni a scelte discutibili e la struttura complessiva appare sbilanciata. Non si tratta certo di un fallimento, ma nemmeno di quel rilancio del franchise che molti auspicavano. È un’eco distante, un richiamo a ciò che la saga è stata, senza la forza necessaria per riportarla pienamente in vita. Resta la speranza che questo progetto rappresenti un passaggio intermedio verso un capitolo più ambizioso e consapevole, all’altezza dell’eredità di Legacy of Kain.

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Un’eco distante, un richiamo a ciò che la saga è stata, senza la forza necessaria per riportarla pienamente in vita.

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Quando l'Altissimo dava agli uomini il dono della scrittura, io probabilmente ero al bagno.