Ah, i gatti. Creature pelose e magiche alle quali si finisce inevitabilmente per affezionarsi anche se sono pronte a graffiarci l’anima pur di avere crocchette e coccole. Impossibile non riversargli affetto in quantità una volta che se ne coccola qualcuno. Prima viene voglia di averne uno in casa, poi un altro, un altro ancora e finché c’è spazio per avere compagnia (sperando di non diventare allergici al loro pelo) la famiglia tende a crescere con esseri sempre diversi per aspetto e carattere.
Anche un certo Edmund McMillen sembra avere colto questo potere del Felis catus. Il creatore del maestoso The Binding of Isaac ancora molti anni fa ne intuì le potenzialità, prima ancora che BlueTwelve Studio e Annapurna Interactive decisero di dedicare ai felini un’avventura intera con Stray. Nel mondo videoludico c’era uno spazio tematico mancante, grande come un “Meow” urlato a causa della mancanza di croccantini nella ciotola. Certo, oltre a Stray ci sono avventure come Cat Quest, Little Kitty Big City, Catlateral Damage, Night in the Woods o OneShot. Ma nulla ancora si era spinto allora fino in fondo nell’analisi dell’essere a quattro zampe. Possono essere deboli o possenti, riservati o socievoli, gelosi o amiconi. Ce ne sono davvero di tutti i tipi e, con un pizzico in più di fantasia, McMillen ha voluto mostrarlo.
Ecco dunque che dalla sua mente, con l’indimenticabile aiuto di Tyler Glaiel, nasce Mewgenics. È già uscito da ormai un mese e i dati parlano chiaro: è il loro successo più grande, anzitutto per vendite ma, apparentemente, anche per apprezzamento internazionale. È un macigno che sovrasta ogni roguelike imponendosi con la sua voce. Non si può dire che sia “solo un gioco”: è un’avventura cinica, irriverente, folle, astuta e impareggiata.
Follia genetica senza fine

È un’insania narrata con la cadenza desiderata dal professor Thomas A. Beanies, uno scienziato che ci chiede inizialmente di scegliere due gatti su tre disponibili per prendercene cura, gettando il terzo nel tritacarne. Ci guida poi alla nostra modesta casa, dove dovremo accudire la colonia felina allargandola al punto giusto. Questo perché sin da subito dovremo farli scendere sul campo, tra i vicoli della Contea di Boon e lande desolate; sembra quasi che il signor Beanies voglia la Luna da noi e dagli amici a quattro zampe.
La storia è lunga, fatta di incontri anomali con altri personaggi stravaganti di questa location e scontri con veri e propri abomini. C’è un flusso narrativo ondeggiante che si innesta tra una run e l’altra, tra successi e sconfitte, ritenendo che ogni momento sia buono per spalmare nozioni e confondere ancora di più. È un racconto presentato con una certa maestria, chiaramente frutto dell’esperienza accumulata con The Binding of Isaac, pensato per tenere il giocatore incollato allo schermo incapacitandolo di cliccare sul pulsante “Avvia” per altri giochi.
E non aspettatevi un gioco breve. Mewgenics vi farà dimenticare davvero di avere un backlog: vi risucchierà con il suo fetido alito gusto pesce per almeno 150-200 ore, tutto dipende da quanta fretta avete di liberarvene. Il mio avviso è di lasciarvi ammaliare dallo spessore di quest’opera, poiché essa permea ogni percorso di contenuti differenti e interazioni impensabili, ottenibili solo dando sfogo alla propria fantasia. Con la sua dose di black humor, poi, è un’autentica delizia.
Ma a che genere appartiene Mewgenics? Non si limita a un genere trattato bene: è anzitutto un roguelike con il suo sistema di progressione, figlio di Isaac e della sua profondità. Poi è un RPG, principalmente per la componente ruolistica legata all’albero genealogico e alle abilità dei gatti. Dunque, è anche un tattico a turni per come vengono strutturati i combattimenti. È un modo veloce per descriverlo, ma ora scenderò nel dettaglio – lasciando comunque un po’ di incognite per il piacere della scoperta.
Il gameplay di Mewgenics: un meraviglioso loop tattico

McMillen e Glaiel hanno predisposto il gameplay di Mewgenics come un loop tutto sommato semplice, ma inconcepibile. Ogni run inizia con la selezione di un set di gatti, da 1 a 4: li sposti dagli spazi interni della casa alla scatola di cartone posta in giardino e puoi partire. La selezione deve essere ben ponderata, in quanto ciascun animaletto ha un suo set di statistiche. Oltre a nome, sesso e aspetto, a variare sono i valori di Forza, Destrezza, Costituzione, Intelligenza, Velocità, Carisma e Fortuna. Poi hanno sempre delle abilità predefinite (chiamiamole anche “abilità genetiche”) e caratteristiche peculiari come dislessia e coprofagia.
Solo le prime possono essere cambiate nella seconda fase di preparazione: la scelta delle classi. Qui Mewgenics assume i connotati tradizionali di Dungeons & Dragons, dato che la selezione parte con Guerriero, Tank, Monaco e Chierico, per poi allargarsi con Druido, Ladro e altre opzioni più “moderne” o in linea con la natura del gioco. Ciascuna classe modifica determinate caratteristiche e dà abilità specifiche al gatto, che sostituiscono quelle genetiche. Composto il party, inizia l’avventura.
Run dopo run aumenterà il numero di località visitabili, con una velocità proporzionale ai successi ottenuti. I percorsi di ogni ambientazione sono differenti e hanno una ramificazione limitata. Possono ospitare nemici, eventi, premi e, naturalmente, boss e mini-boss. Ci sono topolini e insetti, ma anche ragni, mummie e robot. Alcune creature sono più docili e quasi “dimenticabili”, altre mettono a dura prova pazienza, resistenza e abilità tattiche. Quando si termina una partita nello stato migliore possibile, ovvero con quattro gatti in vita su quattro inviati, si torna alla casa base. Lo si può fare anche in anticipo rispetto alla conclusione effettiva dell’avventura, ma solo alla fine di ciascun bioma. Questo comporta il pensionamento di ogni gatto che, da allora in avanti, non potrà essere più mandato in missione: il suo unico compito sarà quello di figliare. In caso di morte, invece, bisognerà salutare per sempre l’amico peloso e tutti gli oggetti ad esso consegnati per superare ogni combattimento.

Parliamo ora proprio delle risse che vedono protagonisti i nostri amati gatti. Essi avvengono sempre su griglie 10×10, dove possono essere collocati anche oggetti e ostacoli con i quali è possibile interagire. Ogni gatto ha un movimento base, un attacco base e una o più abilità da castare con il proprio mana. Tutto ciò che si deve fare è studiare i nemici e strutturare il proprio round per comprendere come muoversi infliggendo il maggior numero di danni e tutelandosi il più possibile dagli attacchi nemici. Una volta liberato il campo di battaglia, si riceve un premio variabile in base al numero di round risultati necessari per farlo; possono però esserci dei malus se alcuni nemici riescono a scappare. Cosa succede se un nostro gatto perde tutti i punti vita? Come su D&D, rimane a terra in fin di vita, con l’aggiunta però di un danno permanente. Dopodiché, in caso di vittoria, riottiene un numero esiguo di cuori e torna attivo per il combattimento successivo.
Questo è il loop tattico di Mewgenics riassunto in soldoni. Gli scontri in sé sono sempre diversi per effetti applicati, mostri presenti, gatti usati e altri fattori, ma gli elementi aleatori dello scenario rappresentano solo una parte della difficoltà effettiva. Il segreto sta nel capire a fondo la parte tecnica e strategica del gioco, conoscendo gradualmente le abilità e gli oggetti a disposizione. Ergo, bisogna sempre riflettere molto e non lasciarsi andare all’impeto del combattimento.
Gatti abominevoli!

Dopo i “Meow” c’è il “genics”, la genetica, e qui il gioco svela la sua componente più ostica e bizzarra. Come anticipato, i gatti in pensione possono solo procreare. Possono farlo con tutti (anche solo provarci, senza distinzione di sesso) e dare il via a un albero genealogico sano…o meno. Non badano ai legami di parentela, soprattutto se non hanno scelta. Questo comporta la potenziale nascita di piccole e tenere creature con anomalie genetiche evidenti e non. Non sono solo un fattore estetico ma anche di abilità attive e passive, statistiche che poi possono essere ereditate da figli, nipoti, pronipoti e così via.
Inizialmente è difficile tenere traccia di questi dettagli e il tutto può causa problemi non indifferenti. Sul lungo termine si riceve qualche aiuto; non pensare però che rendano l’eugenetica effettivamente più facile. Gli istinti felini restano e possono andare sia bene che male, dando il risultato sperato o esemplari che, nell’ottica strategica e per il min-maxing, possono essere “inutili”.
Rincorrere il perfezionamento della specie diventa automaticamente la prima – e gradualmente più pratica – soluzione per raggiungere i propri obiettivi. Non resterà ad ogni modo l’unica scelta a disposizione: puoi anche optare per l’opposto, scoprendo tanti altri segreti di Mewgenics. Qui risiede il fascino articolato dell’opera firmata McMillen-Glaiel, fatto di genio e improvvisazione, ispirazioni momentanee e pianificazione meticolosa.
Lento (e) violento

Alla fine è un’avventura che imposta una sequenza di trial and error piuttosto tipica, solo che lo fa con un gameplay molto flessibile e ben ritmato. Anche perché il tempo segnalato per il completamento è puramente indicativo e non corrisponde alla scoperta totale di Mewgenics. Vuoi altri numeri per inquadrare l’eccesso concepito dal duo? Lo stesso McMillen ha confermato che ci sono oltre 1.200 abilità attive e passive, migliaia di equipaggiamenti e un numero di caratteristiche tali da permetterti di generare un numero di gatti unici virtualmente infinito. Non c’è quindi un vero limite al divertimento offerto da questo gioco.
La lentezza con cui procede è senza dubbio variabile ma tende a farsi sentire con una certa costanza. Più passano le ore e più si scopre il gioiello. Al contempo, però, più ore si trascorrono in Mewgenics e più la formula ludica inizia ad appesantirsi, richiedendo una quantità di tempo enorme che pochi hanno a disposizione. A quel punto viene naturale chiedersi: vado oltre o resisto? Raggiungo la fine o dedico il mio tempo ad altri giochi che voglio tanto recuperare?
Quest’opera si prenderà gioco della tua FOMO. Ti stremerà, ti offenderà quasi, ti farà impazzire in positivo e in negativo. Eppure resta irresistibile. È una gemma come The Binding of Isaac, ne incanala la medesima violenza e irriverenza portando il tutto verso un’altra direzione. Trasmette tutto l’amore di Glaiel e McMillen per il mondo videoludico e il connubio tra gameplay, estetica e musica, dato che sin dalle prime note e dai primi sguardi mostra un design e una colonna sonora assolutamente di spessore. Dalle canzoni che fanno da sottofondo alle battaglie, al doppiaggio variabile dei gatti fatto da personalità del mondo nerd (legate al gaming e non solo), Mewgenics è un tripudio. Non c’è altro modo per descriverlo.
In conclusione
Una meravigliosa, pelosa, febbrile e profonda follia

