Le cosiddette operazioni nostalgia sono ormai all’ordine del giorno, ma è estremamente difficile emergere e sapersi distinguere con un prodotto che sia al contempo stilisticamente ricercato e qualitativamente eccelso. Yacht Club Games, lo studio indipendente americano autore del celeberrimo Shovel Knight, ha già ampiamente dimostrato di saper riproporre le vibes dei classici del passato, sperimentando però con successo tra meccaniche e dogmi del game design moderno.

Mina the Hollower è la nuova fatica dello studio che, già a un primo sguardo, rievoca i ricordi dell’epoca Game Boy Color, citando in particolare la coppia di titoli The Legend of Zelda: Oracle of Ages e Oracle of Seasons. Poche tile di pixel che, combinate sapientemente, creano paesaggi stupendi e dinamici con una manciata di colori: un omaggio a un’epoca in cui le limitazioni hardware, specie su console portatile, costringevano gli sviluppatori a fare affidamento su una creatività fuori dal comune.

Una topolina sotto attacco

Mina the Hollower trasuda di GameBoy Color da tutti i pori

Niente eroi spadaccini a questo giro, bensì una piccola roditrice, inventrice di un complesso sistema per illuminare i cupi anfratti dell’Isola Tenebrosa, un’ambientazione di chiara matrice lovecraftiana e gothic horror popolata da ogni tipo di animale antropomorfo. Grazie alle sue abilità da “Hollower”, Mina ha messo il proprio sapere al servizio degli abitanti della città di Ossex, la quale però versa ora in condizioni precarie a seguito di un malfunzionamento del sistema da lei ideato.

Richiamata dal sovrano Lionel, Mina accorre in soccorso trovandosi dinanzi a un regno in balia di predoni e mostri, mentre la città pullula di malviventi e loschi figuri. Ma Mina, lungi dall’essere solo una scienziata, sa come utilizzare le tecniche da Hollower per sgominare i nemici, dimostrando inoltre una spiccata propensione per le acrobazie e per lo scavo di tunnel sotterranei.

Dark Zelda o Legend of Souls?

Mina the Hollower ha molti elementi tipici degli RPG

È qui che avviene la magia di Mina the Hollower: il gioco, infatti, non è una mera copia dei The Legend of Zelda in 2D, se non per l’ispirazione esplorativa e il combat system di base. Al contrario, il nuovo titolo di Yacht Club Games si tuffa a capofitto nel trafficato filone dei soulslike, ma con risultati decisamente più originali e divertenti di quanto si veda solitamente in giro.

Nonostante le limitazioni autoimposte dalla veste grafica vintage, Mina imita quanto reso celebre dai titoli di FromSoftware in maniera logicamente semplificata, ma estremamente efficace. Dovrete esplorare il più possibile prima di soccombere per mano dei nemici, accumulando un bottino di ossa spendibili in potenziamenti per l’attacco, la resistenza o per l’acquisto di nuove armi e oggetti.

Anche in questo caso, avrete a disposizione poche fiale di vita ricaricabili solo presso i “falò” qui riproposti come tane in cui Mina può trovare rifugio e che fungono da checkpoint. In caso di morte, il quantitativo di ossa raccolte cadrà al suolo e dovrà essere recuperato sul posto, pena la perdita definitiva. Meccaniche ormai note, certo, ma che riproposte in salsa pixel art mantengono intatto il loro fascino.

Il tutto è arricchito da elementi esplorativi tipici degli Zelda bidimensionali: ostacoli superabili solo con armi specifiche, chiavi da raccogliere per sbloccare serrature e altri elementi ambientali interattivi che conferiscono un profondo senso di progressione. In pratica, ciò che solitamente è prerogativa dei soulslike in 3D viene qui compensato con elementi iconici dei giochi che hanno segnato le ere videoludiche del passato.

Bastano pochi colori per creare ambientazioni incredibili

Yacht a tutta velocità

L’eccellente lavoro svolto da Yacht Club Games non si limita però al solo gameplay. A caratterizzare Mina the Hollower è infatti una scrittura sagace e talvolta pungente, che ricorda i toni di Monkey Island pur virando verso il dark. I bizzarri abitanti dell’Isola Tenebrosa hanno molto da raccontare, e ogni riga di dialogo risulta fondamentale per comprendere appieno la lore del gioco, senza mai scadere nella verbosità tipica di Dark Souls e affini.

Mina the Hollower è quindi un titolo piacevole da giocare e altrettanto da leggere, capace di intrattenere per diverse ore. Completando le varie sezioni dell’isola sbloccherete inoltre nuove zone di Ossex, l’area urbana che fungerà da hub centrale per l’intera avventura. Se non masticate perfettamente la lingua d’oltremanica, niente paura: il gioco è stato interamente tradotto in italiano.

In conclusione, dopo il successo di Shovel Knight, Yacht Club Games potrebbe aver regalato al pubblico l’ennesimo fenomeno “retrò” destinato a restare nell’Olimpo dei videogiochi. Non sappiamo se riuscirà a eguagliare i risultati di vendita del suo predecessore, ma quel che è certo è che Mina the Hollower ha tutti i presupposti per essere ricordato come uno dei migliori indie dell’anno, con un posto già prenotato per le relative categorie ai prossimi The Game Awards.

Tanti dialoghi ben scritti in Mina the Hollower

IL VERDETTO FINALE

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L'ennesimo capolavoro indie firmato da Yacht Club Games, stiloso e dannatamente divertente.

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Appassionato di videogiochi, con un debole per il mondo Nintendo, passo il tempo tra controller e nuove avventure digitali. Quando non gioco, faccio musica per passione, sempre alla costante ricerca di nuove rumorose sonorità.