Finalmente ci siamo. Ho giocato Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection, l’ho esplorato da cima a fondo e ho combattuto contro ogni singolo mostro. Mi sono emozionato seguendo una trama coinvolgente e ricca di piccoli colpi di scena: una narrazione classica, per certi versi, almeno per me che mastico JRPG da una vita. Proprio per questo, l’ho trovata una scelta azzeccata per una serie che abbraccia finalmente una natura da gioco di ruolo narrativo “in stile anime”, senza quegli elementi chibi che cercavano di distanziarla (inutilmente) dai prodotti della serie principale.

Insomma, Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection mi è piaciuto davvero moltissimo, anche dal punto di vista ludico, e ora sto per raccontarvi il perché. Mettetevi comodi, preparate la sella del vostro Monstie preferito, l’equipaggiamento e le armi: la caccia alle creature Capcom non è mai stata così colorata e vivida come adesso!

Tradimenti e colpi di scena, sentimenti e forza!

Monster Hunter stories 3

Nonostante chi gioca dal primo capitolo con il monster catcher di Capcom sappia bene che, com’è ovvio dal titolo stesso, l’obiettivo principale della saga Spin-Off è raccontare “storie” alternative a quelle classiche con un tono, un ritmo, stilemi ed elementi tipicamente “anime”. È la prima volta che Capcom si lancia con piena convinzione così “lontano” dalla sua comfort zone.

Stories 1 voleva “provare qualcosa di nuovo”, accaparrarsi una fetta di pubblico incuriosita dal design dei mostri, ma tenuta lontana dalla natura action e gameplay centrica dei vari Monster Hunter. Stories 2 limava gli spigoli con più attenzione ai dettagli, abbandonava il chibi in favore di design più maturi, raccontando vicende sempre ambientate in location “classiche” per la serie, ma più personalizzate per la natura RPG. Twisted Reflection pigia infine sull’acceleratore della fantasia e del fantasy: ambienta le vicende in un mondo di stampo cavalleresco sull’orlo del collasso, con le nazioni di Azuria e Vermeil poste su un sentiero di reciproca distruzione a causa della riaccensione di antiche fiamme di guerra. Il mondo naturale, tra castelli e fortificazioni, armature scintillanti e sottotrame politiche, vacilla.

In origine, in un tempo imprecisato, sappiamo che numerose specie di mostri rischiano l’estinzione a causa di una misteriosa piaga nota come Invasione di Cristallo, tenuta vagamente sotto controllo da uno sparuto gruppo di Ranger e Riders: cavalieri di mostri che, a dirla tutta, svolgono più o meno le stesse funzioni dei cacciatori, ma avvalendosi per i combattimenti e l’esplorazione di esemplari di mostro nati in cattività in totale sintonia con loro, i monstie. Cavalcandoli, i ranger tengono perciò sotto controllo gli ecosistemi, reimmettendo in natura esemplari a rischio e domando, o addirittura abbattendo se necessario, le specie invasive o nocive per l’equilibrio della natura.

Tutto cambia, però, quando viene rinvenuto un uovo di Rathalos, una specie che si credeva ormai estinta in queste terre, proprio immerso in uno dei cristalli che hanno invaso l’area inglobando al loro interno mostri spesso rari e pericolosi. Purtroppo, il piano dei regnanti di Azuria, ossia donare il Rathalos al principe per farne simbolicamente il suo monstie, va in fumo e la speranza si trasforma rapidamente in inquietudine, quando dall’uovo non nasce un solo esemplare, ma due gemelli. Questi mostri peraltro portano il marchio delle “Scaglieblu”, rievocando un presagio nefasto legato a una disastrosa e misteriosa guerra civile avvenuta 200 anni prima. Uno dei due Rathalos deve essere abbattuto, anche se la regina e madre del protagonista e il protagonista stesso, ancora bambino, non sono d’accordo.

Balzo nel tempo fino al presente, una ventina di anni dopo: che fine abbia fatto il secondo Rathalos non è dato sapere, la guerra con Vermeil è sempre più problematica e il paese, a differenza di Azuria, non se la passa affatto bene. Sfruttando conoscenze proibite, armature per monstie e potenziamenti letali, la regina di Vermail mira a ribaltare una volta per tutte la situazione e conquistare Azuria, rivendicandone i verdeggianti territori. L’intreccio sarebbe già di per sé interessante anche solo trattando le vicissitudini dei due regni, il rapporto del principe, ora adulto e divenuto Ranger (come sua madre prima di lui), con suo padre il Re e con il suo ruolo di successore. Eppure, Capcom ha deciso di andare all in, aggiungendo al mix elementi personali ed emozionali importanti.

Monster Hunter stories 3

Viene fuori che Vermeil ha un asso nella manica: proprio il secondo Rathalos che, altra scoperta fondamentale, la regina era riuscita a trafugare di nascosto, diventando una reietta e sparendo dalla vita del figlio. Perché l’ha ceduto al nemico? È stata forse rapita e costretta? Chi è il vero “cattivo” in questa guerra di povertà e miseria? Le risposte a questa e altre domande sono oltre una cinta di monti altissima che è proibito per tutti valicare, sia ad Azuria che nel Vermeil. Ma che ovviamente il principe, i suoi amici Ranger e la principessa di Vermeil improvvisatasi alleata per amore dei monstie, decidono di oltrepassare nel tentativo di scoprire cosa sia successo 200 anni prima, come fermare la piaga del cristallo e il conflitto, salvando mostri, persone e natura.

La caratterizzazione dei personaggi è ottima, da quelli principali a quelli secondari e persino le comparse che affollano i villaggi e le città, le lande naturali e i biomi variopinti che il gruppo attraversa. In un viaggio epico che richiama naturalmente alla memoria i fasti dei JRPG classici alla Final Fantasy, Dragon Quest, Fire Emblem persino, non solo per via delle tematiche marziali e dell’impronta fantasy che avvolge la direzione artistica “primitiva” dei Monster Hunter convenzionali; in generale, grazie a una scrittura di più ampio respiro che racconta tante vicende diverse, approfondisce i rapporti e i legami, rende più variegato e vibrante che mai l’universo di Monster Hunter.

Ambientazioni magiche e stile da vendere…

Monster Hunter stories 3

Non c’è “magia” nel senso classico della parola in Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection, ma è innegabile che le location scelte per accogliere il pellegrinaggio del principe e del suo team siano comunque magiche: tanto funzionalmente, quanto esteticamente. Il level design costruito per incentivare l’esplorazione a dorso di monstie è ottimo, con varie altimetrie per spronarci alla costruzione di squadre variegate di mostri, ciascuno dotato di capacità diverse non solo in battaglia, ma anche quando lo evochiamo per salirgli in groppa nell’overworld.

Alcuni si arrampicano, altri planano per lunghe distanze, altri nuotano veloci o corrono sulla terraferma più agilmente, e altro ancora: ci si sente davvero parte di un mondo nel quale essere un Rider ha senso e dà una marcia in più, fin dalla primissima zona. Può capitare di dover rimuovere un ostacolo con una zampata, o lanciando una fiamma caricata dalla distanza. Non è uno schema troppo vincolante, perché ne troverete da subito a bizzeffe di monstie con tutte le skill idonee ad agevolare gli spostamenti e lo sblocco di aree, alcune più segrete di altre, dentro i dungeon o le tane di mostro più ampie, o come già detto direttamente nel mondo aperto. Fa però piacere vedere come finalmente un monster catcher riesca a coinvolgere le creature del suo arsenale con tanta immediatezza in ogni fase ludica, senza rendere incoerenti con la storia o stridenti con le ambientazioni i “vincoli” legati a specifici mostri. Qualcuno potrebbe prendere appunti, e ricordarlo per superare agilmente “i venti e le onde” che si sono alzati intorno al genere dei GDR mostruosi.

Monster Hunter stories 3

La succitata coerenza si estende anche all’impatto visivo, con zone naturali dove la presenza di mostri specifici, dell’uomo, la diversa flora e fauna danno vita a mappe esplorabili davvero bellissime, vive e mai uguali tra loro, mai noiose. Con scorci, a volte, particolarmente riusciti anche con il semplice stile grafico in cel shading, che Capcom ha sfruttato benissimo e mi ha ricordato un illustre precedente (il che è tutto dire): The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Non solo visivamente, ma anche tecnicamente parlando, dato che il gioco Capcom è una bomba sulla PS5 standard su cui ho svolto la mia prova.

Ogni elemento funziona egregiamente, dalle cutscene con animazioni riuscitissime e coinvolgenti, su cui spiccano quelle delle mosse finali EPICHE e sopra le righe (parecchio!); ai combattimenti ricchi di particellari e con modelli dei monstie, sia alleati che avversari, che sembrano schizzare fuori dallo schermo per quanto sono naturali e convincenti. Fino ai momenti di esplorazione diretta, con fluidissime transizioni quando cambiamo monstie; salite e discese dalla groppa di ciascuno sia da fermi, che in movimento molto naturali e fulminee; nonché, con animazioni varie che aumentano l’immersione, come la discesa su scale o da un declivio sterrato.

Non ci si può proprio lamentare del comparto tecnico, grafico, artistico e musicale (tutte le colonne sonore sono da dieci e lode) di questo Twisted Reflection, sul quale è evidente che Capcom ha investito moltissimo. Giusto chi non apprezza lo stile anime marcato potrebbe trovarsi spaesato in Stories 3: magari venendo da MH Wilds e non capendo come si sia passati dall’una all’altra esperienza, nello spazio di un battito di ciglia. Eppure, bisogna accettarlo: Monster Hunter è così, ora più che mai e l’identità visiva di Stories in quest’ultima incarnazione, per quanto mi riguarda, segna un precedente talmente forte e ben riuscito da diventare paritaria all’altra, più seriosa e meno fantasy.

“Vai Rathalos, scelgo te!”

In ultimo, non per importanza ovviamente, vi confermiamo che il sistema di combattimento a turni tipico della serie funziona ancora bene. Le molte meccaniche da padroneggiare per trarre il massimo dal nostro equipaggiamento umano, e dalle potenzialità dei monstie si avvicendano su una struttura a più strati, che fonde sapientemente la tradizione con alcune novità tattiche profonde. Il fulcro dell’esperienza è dettato da più sistemi di efficacia ciclica sovrapposti, poiché ogni creatura che cavalchiamo e ogni pezzo di equipaggiamento che impugniamo appartengono a più categorie specifiche, che tutte insieme creano una rete di debolezze e resistenze incrociate tatticamente interessantissima. Proverò a scioglierla per voi, anche se è più difficile raccontarla che viverla: perciò, non spaventatevi!

Proprio come accade nella serie principale, i mostri presentano punti critici distinti come la testa, le ali, le code o le zampe. Ciascuna di queste parti possiede una diversa vulnerabilità a spade lunghe, spadasce, martelli e corni da guerra (il tipico arsenale che conosciamo bene insomma) e concentrare gli attacchi su un’estremità specifica, con l’arma giusta, permette di infliggere più danni agli HP e di rompere, alla fine, la parte mirata con conseguente tentennamento, o addirittura caduta a terra del mostro. A volte, riducendo le sue capacità offensive, o calmandola se la creatura era andata “in berserk”. Ci sono ovviamente diversi modi in cui ogni mostro può “impazzire”, alcuni presi in prestito dai titoli passati della serie principale, altri peculiari per Twisted Reflection. Inoltre, vi ricordiamo che fracassare questo o quel pezzo di mostro, sempre in memoria dei MH classici, permette a fine battaglia di ottenere occasionalmente drop unici, indispensabili per comporre armature più resistenti e armi uniche più forti; peraltro, tutte, sempre mostrate addosso al personaggio anche durante le cutscene!

Monster Hunter stories 3

Terminate le similitudini con i cugini Action in tempo reale, Stories 3 mantiene il cuore ludico delle sue battaglie a turni: la tripartizione in “forza, tecnica e velocità” di tutti i colpi che subiamo e infieriamo, con la forza che sovrasta la velocità, che a sua volta batte la tecnica, che spadroneggia sulla forza. Se un mostro ci bersaglia direttamente, o anche se lo fa con uno degli alleati controllati dalla CPU (molto buona e intelligente) il tipo della sua offensiva cozza col nostro e, come la meccanica sasso carta forbice insegna, una spadata data “con forza” batte un’incursione veloce, e via così.

Scegliere di volta in volta con quale tipo ricoprire ogni arma è come sempre interessante, in risposta ai comportamenti dei nemici che a volte, oltretutto, cambiano in mezzo alla lotta se il mostro si innervosisce, o inizia a sfruttare parti del corpo speciali modificando il suo assetto. Sorprendersi azzeccando l’elemento giusto del trio, come anche essere stupiti se non indoviniamo, aggiunge un bel pizzico di pepe al comparto altrimenti statico dei turni. Di contorno, infine, ci sono le classiche (per i JRPG) compatibilità elementali, espresse da un numero limitato, per chi è abituato ai Pokémon almeno, pool che contiene fuoco, elettricità, acqua, veleno e poco altro.

Tenendo a mente quel che abbiamo già detto riguardo il “comporre le squadre di monstie” in base al loro tipo di abilità esplorative, aggiungere la complessità di dover scegliere anche in base a “come combattono” svela un ulteriore motivo per cui sono così felice di questo Monster Hunter Stories 3. Un gioco che eleva alla massima potenza gli elementi già presenti in nuce nei predecessori, glorificandoli in un titolo accessibile in superficie, via via sempre più tattico e sfaccettato per chi si addentra nei suoi meandri ludici. Pensando ai tipi elementali, alle abilità puramente di forza, tecnica o velocità di ciascun monstie, e dovendo pure considerare che gli esemplari che schiudiamo dalle uova prese nelle tane hanno statistiche diverse in base alla rarità della tana, alla vitalità dell’uovo; financo a seconda del colore del mostro che nascerà, espressione a sua volta di un habitat ben tenuto, dove i ranger hanno promosso la biodiversità con successo.

Quasi non si vede il fondo e si rischia di restare storditi da tutto questo incredibile sistema che, nonostante tutto, funziona benissimo ed è equilibrato e bilanciato alla perfezione, dando a ogni creatura possibilità di brillare e rendersi utile. Di nuovo: c’è di che segnarsi per chiunque in futuro si approccerà al genere di monster catcher, compresi coloro che l’hanno inventato. Posto che la difficoltà al netto di tutto e “tirando dritto” con la storia non ci è sembrata né proibitiva, né banale: è dinamica e, come ogni buon JRPG insegna, con le task più dure relegate a fondo avventura e alle missioni opzionali. Tratteggiando il profilo di un titolo divertente da giocare, apprezzabile senza sforzi troppo tecnici anche da chi non vorrà studiare tutti i virtuosismi statistici possibili spulciando tra i menù.

Un serio candidato a miglior JRPG dell’anno!

IL VERDETTO

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Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection è un'avventura eccezionale, uno tra i JRPG meglio riusciti degli ultimi tempi.

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