Dopo avere trascorso diverse ore su RIDE 6 lo scorso febbraio, l’attesa per MotoGP 26 ha iniziato a farsi sentire. Sebbene entrambi siano firmati da Milestone, notano determinate differenze nell’approccio soprattutto per quanto riguarda l’estetica. Il titolo dedicato all’annata precedente del Motomondiale non era andato male con l’introduzione di stili di guida differenti e Unreal Engine 5. Il medesimo cambio di engine sul Gran Turismo delle moto non mi ha però convinto a pieno, sollevando alcuni dubbi sul futuro del corsistico su due ruote con licenza.

Il fatidico momento è giunto. Lo studio milanese ha finalmente aperto il paddock svelando i nuovi elementi introdotti per far evolvere la serie con l’ultima edizione annuale. Dunque, in questa recensione di MotoGP 26 non mi resta che accompagnarvi in questa scoperta, capendo perché si tratti di una proposta veramente solida.

Le novità di MotoGP 26

La nuova introduzione più importante è lo step successivo alla divisione tra Arcade e Pro già presente in MotoGP 25: il Rider-Based Handling. Come si può dedurre dal nome, l’idea è di fondare l’esperienza di guida sul comportamento del corpo del pilota. Se in Arcade è la moto a essere pilotata, con questa feature inedita è il pilota a seguire il moto che vogliamo. Si tratta di un modo per ripensare la fisica, ovvero la dinamicità dell’esperienza di guida, che ha un’efficacia decisamente sorprendente – ma ne parlo meglio di seguito.

Seconda novità di rilievo riguarda la Carriera. Modalità chiave per chi predilige le esperienze offline agli scontri multigiocatore, tendenzialmente arretrata in quanto si limita a portare il giocatore-pilota dalla Moto3 alla MotoGP fino alla vittoria del titolo, senza particolari svolte o un’immersività con sostanza. Nell’edizione 26 Milestone ha cercato di definire un flusso quasi narrativo che appartenga al paddock. Cerca di non essere più cornice ma luogo dove si può cambiare il proprio destino attraverso le conferenze stampa, proposte in momenti specifici della stagione e pensate per lasciarci definire i prossimi obiettivi tra rivalità ed evoluzione del bolide a due ruote.

Ducati che frena in fondo al rettilineo in un circuito di MotoGP 26

Sempre in questa modalità sarà ora possibile negoziare i contratti attraverso il proprio manager, mostrando ambizione per altre squadre più rinomate. O ancora, finalmente viene concessa l’opportunità di indossare i panni di un pilota vero. Anche in questo caso si parte dalla Moto3 per salire fino alla massima categoria.

Arrivano dunque le carte collezionabili, sbloccabili giocando in qualsiasi modalità per una sensazione di progressione che va oltre la Carriera single-player o le sfide multi-player. Il mercato piloti muta con i Dynamic Rider Ratings, valutazioni aggiornate sulla base delle performance reali di ciascun professionista. Ciò fa sì che il loro atteggiamento durante le competizioni cambi durante l’anno, seguendo i risultati del Motomondiale.

Dulcis in fundo, il Race Off viene ampliato comprendendo ora eventi Motard, Dirtbike, Flat Track e Stradale, aggiungendo al pacchetto il tracciato di Canterbury Park. Un’idea che avvicina MotoGP 26 all’essenza che appartiene al fratello RIDE 6, soltanto con ovvi limiti sulla versatilità del contenuto.

Il gameplay: completo e adatto a tutti i giocatori

Contando tutti questi elementi, vivere una stagione da zero in questo titolo è davvero soddisfacente. Affrontare le prime rivalità, assaporare i primi risultati sapendo di avere il controllo praticamente completo della moto e della sua impostazione, arrivando infine al cambio di categoria approdando in chiusura nella MotoGP a sfrecciare con Bezzecchi, Bagnaia, Marquez, Quartararo e così via.

Alla guida il senso di progressione differisce molto sulla base della modalità scelta. Selezionando Arcade ci si approccia a MotoGP 26 con controlli semplificati, dove quelli che altrimenti sarebbero errori gravi diventano inezie che non compromettono la gara e, anzi, a volte garantiscono un vantaggio – soprattutto nelle qualifiche. Passando a Pro con il nuovo Rider-Based Handling, invece, il gioco si trasforma. Diventa una sfida emozionante, frustrante perché si sente il vero peso dei propri errori. Tutto si basa sul controllo preciso al millimetro del pilota, dei momenti di spinta e delle staccate.

Proprio qui emerge la vera piacevolezza: in quella difficoltà che va domata e varia dinamicamente sulla base dei propri risultati e di quelli delle controparti reali dei nostri avversari. Da un lato c’è quindi il divertimento assoluto e, a dirla tutta, anche una vittoria facile. Dall’altro, aggiungendoci le regole più ferree degli Stewards, si raggiunge un grado di simulazione quasi mozzafiato.

Gara motard in Moto GP 26

Differenze impattanti, con qualche difetto

Uso il “quasi” perché nella bontà dell’inedito si intravede qualche pecca. In primis, le conferenze stampa sono solo un piccolo passo nella giusta direzione: restano monotone, prevedibili, hanno sì un impatto ma che sul lungo termine non è del tutto convincente. Analogamente, la Carriera con le sue rivalità e il sistema di evoluzione della moto potrebbe spingersi più in là, alla ricerca di un’immersione ancor più corposa e naturale nel paddock.

Restando sul singolo giocatore, l’IA torna a essere quella robusta e aggressiva vista in MotoGP 23. L’opposto di RIDE 6, dove è il pilota artificiale a sbattere addosso a te senza sentire il minimo peso dell’impatto – a meno che non sia piegato sul cordolo e la ruota stia evidentemente scivolando oltre ciò che la fisica permette. Il problema di bilanciamento va decisamente risolto, altrimenti è capace di compromettere la giocabilità alla difficoltà massima.

Questi restano i difetti chiave in quello che, altrimenti, è un buon capitolo per la serie. Il gameplay in modalità Pro è davvero divertente per quanto abbia una curva di apprendimento decisamente ripida. A ciò si aggiunge il feeling televisivo del tutto, con UI che rispecchia quanto si vede in diretta e un comparto audio-video praticamente perfetto una volta che si spinge tutto al massimo.

A mia sorpresa, su Steam Deck a 15W si riesce a giocare ad almeno 55 FPS con i dettagli in Media. Tuttavia, in portabilità è praticamente obbligatorio giocare in modalità Arcade in quanto i trigger posteriori del PC Handheld non hanno la stessa percorrenza di un controller tradizionale, essenziale nell’accelerazione e nelle frenate.

Piloti percorrono curva in MotoGP 26

VERDETTO FINALE

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Feeling di guida ottimo, ma può spingere di più con i contenuti.

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Ex shoutcaster esport e giocatore semi-professionista di CS:GO e R6S, da diversi anni copywriter e editor tech/gaming. Ho scritto il libro "Il Nemico Comune" per Unicopli e mi occupo soprattutto di FPS, strategici e giochi indie, ma non dico mai di no ad altri generi. Ah, e se vuoi scoprire nuova musica chiedi pure, ho fin troppi consigli per te!