Ogni settembre la stessa domanda, puntuale come il training camp: ha senso rimettere mano al portafoglio per un gioco di basket che dodici mesi fa era già lì, bello lucido, sullo scaffale? Visual Concepts ci riprova con NBA 2K27, uscito il 4 settembre e finalmente libero dalla zavorra della vecchia generazione. In copertina Wembanyama, Caitlin Clark e Derrick Rose: il presente, la WNBA, la nostalgia. Il tridente dice già dove vuole andare a parare. Il punto è capire se ci arriva.

Rhythm Shooting 2.0: il nuovo sistema di tiro di NBA 2K27

NBA 2k27

Parto da qui, perché ogni discussione su 2K parte da qui. Nel 2K26 il Rhythm Shooting col Pro Stick era diventato troppo accomodante: memorizzata la velocità del gesto, si tirava col pilota automatico. Ora il sistema valuta due variabili distinte: il Tempo, cioè la velocità con cui spingete e rilasciate lo stick, e il Timing, il momento esatto del rilascio. Sul misuratore una tacca bianca segue in tempo reale il vostro pollice: più il gesto combacia col ritmo dell’animazione, più la finestra verde si allarga. Correte o trascinate? Si stringe.

E soprattutto il canestro arriva solo con un Timing verde. Niente più triple “fortunate” con un rilascio sporco. Il sistema vale anche per i tiri liberi, e il nuovo feedback vi dice senza giri di parole se siete stati in anticipo, in ritardo, troppo rapidi o troppo lenti.

Il tiro a pulsante non resta a guardare: la finestra di base è identica per entrambi i metodi, con lo stesso bonus del 10% a misuratore spento. Torna il No-Dip Shooting, ma legato al nuovo badge Quick Trigger: senza un livello adeguato il rilascio perde velocità e affidabilità.

Tutto bello, ma c’è un “ma” grosso come un pivot di 2,20. La finestra verde è più stretta dell’anno scorso e in MyPLAYER i rilasci dei jumper personalizzati sono rapidissimi. Tradotto: i primi giorni sono frustranti, con tiri aperti che baciano il ferro e se ne vanno. Per il competitivo è una manna, lo skill ceiling torna reale. Ma chi fa due partite dopo cena ha davvero voglia di studiare la tacca bianca in palestra? L’opzione per un misuratore più generoso c’è: usatela.

Schiacciate, layup e difesa

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Il Dunk Meter ora accompagna tutte le schiacciate, anche da fermo, con una finestra dinamica: si allarga se siete liberi, si restringe se arriva una chiusura dopo lo stacco. Il Dynamic Layup Engine corregge in aria braccia e punto di rilascio in base al difensore, e lo step-through dopo la finta, in cinque direzioni, arricchisce un arsenale offensivo mai così vario.

La difesa guadagna contest a mani alte più efficaci, cutoff e un sistema di collisioni basato sui rating. L’IA contesta meglio, finalmente. Però la percentuale del contest è sparita in favore di descrittori testuali meno leggibili, e capita che difensori perimetrali mediocri producano contatti esagerati. Un attacco così raffinato meritava una difesa altrettanto rifinita.

Modalità di gioco: MyCAREER Eras, City co-ed, MyNBA e MyTEAM

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Sulla quantità, nulla da dire. La punta di diamante è MyCAREER Eras: cinque epoche di partenza, dall’era Magic-Bird del 1984 a quella di Curry del 2016, passando per Jordan, Kobe e LeBron, ognuna con grafiche TV, filtri broadcast, spogliatoi d’epoca e roster bloccati sulla timeline reale. Per chi è cresciuto con i Bulls in seconda serata, è una macchina del tempo che funziona. C’è anche il MyCAREER cooperativo, ma entrambi dovete possedere il gioco e il crossplay si ferma a PS5 e Xbox.

La City è più compatta e per la prima volta co-ed, con MyPLAYER femminili costruiti sullo stesso impianto di quelli maschili. Il Builder sale a 53 badge, con token e sinergie. MyNBA aggiunge Legacy, carriera vincolata a un singolo giocatore in un universo che può durare un secolo, più scambi a quattro squadre, buyout e second apron. MyTEAM porta la Player XP sulle carte, un’Exchange molto più flessibile e un’asta unificata tra piattaforme. Chiudono The W e MyWNBA.

La parte meno piacevole? La Virtual Currency resta il convitato di pietra, con una progressione costruita per farvi sentire lenti. Offline restano sostanzialmente MyNBA e le partite rapide, la presentazione TV ruba minuti non saltabili e il commento resta in inglese.

Comparto tecnico: NBA 2K27 su PS5

Siamo onesti: dal salto di NBA 2K21 la serie ha toccato un plateau visivo e non se n’è più staccata. A colpo d’occhio, 2K27 è quasi indistinguibile dal 2K26. Ma “plateau” in casa Visual Concepts significa comunque il vertice del genere: modelli delle star dettagliatissimi, arene che reagiscono ai momenti caldi e un’illuminazione che restituisce la patina da diretta TV. Le nuove animazioni ProPLAY si notano soprattutto nei contatti e al ferro.

Sul fronte prestazioni, il frame rate tiene i 60 fps con grande costanza sia su PS5 base sia su PS5 Pro. Caricamenti rapidi, aggiornamenti dei roster ora veloci e non invasivi. Il DualSense lavora di vibrazione e grilletti adattivi per sottolineare contatti e schiacciate, senza diventare caratterizzante. Ottimo il sonoro, colonna su licenza compresa.

In Conclusione

NBA 2K27 è il miglior basket giocato mai uscito da Visual Concepts, e il nuovo Rhythm Shooting ne è la prova: più profondo, più onesto, più gratificante. MyCAREER Eras è l’idea più brillante da anni. Ma fuori dal parquet la serie resta prigioniera delle sue abitudini: estetica ferma, difesa da limare e un’economia che guarda il portafoglio più del tiro in sospensione. Venite da un capitolo di qualche anno fa? Il salto c’è. Avete consumato il 2K26? Pensateci due volte.

VERDETTO

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Il miglior basket giocato mai uscito da Visual Concepts

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Quando l'Altissimo dava agli uomini il dono della scrittura, io probabilmente ero al bagno.