Il golf è uno sport che molti etichettano come “noioso” e “da ricchi”. Da puri spettatori senza il budget per provarlo con mano, l’idea tende a restare questa e si finisce per apprezzare di più il minigolf con il proprio gruppo di amici. I videogiochi non sono da meno: la serie PGA TOUR 2K punta al fotorealismo e alle microtransazioni, EA SPORTS PGA TOUR è decente ma con un update recente EA ha rotto i match privati, impedendo ai giocatori di divertirsi in 1v1 tra amici. Ad avere recensioni decisamente più alte, ora, è Normal Golf Game.

Secondo gioco sviluppato in solitaria da Luke Muscat (creatore di Fruit Ninja e Jetpack Joyride), prende la formula spietata del maledetto QWOP, ci aggiunge tanta ironia e un pizzico di mistero, ed eleva il golf oltre la noia metodica. È sì un simulatore di golf normale, ma che pensa fuori da le righe e stuzzica assai. Facendo anche imbestialire, ovviamente.

Storia di un giocatore intrappolato

Tutto inizia con l’ingresso in un campo da golf e un’amnesia bizzarra: come siamo arrivati lì? Una voce ci avvisa: non possiamo uscire dall’area finché non pagheremo una multa da 100.000 dollari. Ah, e il pickup con cui siamo arrivati lì ci verrà pignorato fino ad avvenuto pagamento. È Luke Muscat stesso a introdurci alla location, facendoci conoscere le mazze a disposizione e l’ambiente. Gli spazi da esplorare e quelli off-limits.

Task misteriosa in Normal Golf Game

Passo dopo passo, man mano che si prende dimestichezza con il kit da golfista, tra un colpo e l’altro iniziano a sorgere domande importanti. È un campo da golf con tanti elementi bizzarri, spesso surreali o assolutamente normali, ma fuori posto: cosa nasconde? Normal Golf Game è un ciclo continuo: colpisci, sbaglia, ripeti, esulta, chiediti perché quell’edificio ha una telecamera che punta a un posto nascosto.

In base al proprio ritmo di gioco e alla padronanza dei comandi, Normal Golf Game può richiedere dalle 4 alle 7 ore per essere completato nella storia. Per platinarlo vincendo tutte le challenge, invece, potrebbero essere necessarie anche 10 ore. Ore che però scorrono davvero senza mai stancare.

Il gameplay: QWOP fatti da parte

Il motivo sta nello schema di controlli. Il gioco in flash QWOP, esattamente come il celebre Getting Over It di Bennett Foddy o la sua creazione più recente, Baby Steps, impone al giocatore di comandare con precisione movimenti semplici, rendendoli molto più complessi. In QWOP sono le gambe di un corridore. In Getting Over It è la mazza usata per scalare. In Baby Steps sono, di nuovo, le gambe di un grande bambinone.

Normal Golf Game è simulazione golfistica allo stato puro. Pertanto, si controlla la postura del golfista, la direzione del tiro, l’angolo con cui si colpisce la pallina e il movimento delle braccia per darle la potenza necessaria a raggiungere il posto desiderato. Lo schema, nel dettaglio, è il seguente: con Tab si avvia il tiro, Z e C servono a cambiare la direzione, A-D e Q-E cambiano la posizione della mazza rispetto alla pallina, il mouse serve a scegliere la mazza, modificare la posizione del golfista rispetto alla pallina e muovere la mazza per colpirla. Sia chiaro: dimenticatevi l’uso del controller per questo gioco.

Schema di controlli in Normal Golf Game

All’inizio è un boccone duro da masticare e digerire. Per qualche ora è destinato a restare nello stomaco. La soddisfazione arriva però rapidamente: il primo colpo dritto e perfetto, seguito da un fade che sfrutta perfettamente la forza del vento, che ci avvantaggi o meno. In più, si può colpire la palla da ovunque – quasi. In men che non si dica ci si trova alle prese con sfide impossibili, come colpire la palla dalla cima di una montagna e raggiungere il green di una buca a 250 iarde.

La ritengo, complessivamente, l’esperienza golfistica più genuina, realistica e piacevole nel panorama videoludico. I titoli marchiati dai succitati colossi saranno pure fotorealistici e licenziati, avranno tutti i brand e giocatori veri, location mozzafiato e quant’altro. Non hanno però questa difficoltà pura, magnetica, in grado di andare ben oltre la complessità poligonale. Un dettaglio che fa sì la differenza, altro che le microtransazioni.

Esperienza breve, intensa, di qualità

Luke Muscat ha congegnato veri momenti di follia da affrontare con comandi che da frustranti diventano meravigliosi e appaganti. La difficoltà può essere alleggerita se si preferisce e, infine, completata la storia c’è sempre la possibilità di tornare sul campo per una partita classica a 9 buche. Purtroppo non cambiano: il campo è uno, da solo dev mica poteva fare miracoli. Anche se, a dirla tutta, questo schema combinato alla generazione casuale di buche potrebbe diventare un successo.

Prima ho parlato di “complessità poligonale” riferendomi all’impatto estetico e scenico delle alternative più costose. Normal Golf Game predilige l’uso di poligoni semplici, texture essenziali e volutamente imperfette, di vecchia scuola. Le unisce a un’UI funzionale e all’uso di FMV per il corpo del giocatore e le animazioni a esso legate. È la dimostrazione che non servono milioni per creare un gioco d’impatto.

Minigolf in Normal Golf Game

Normal Golf Game è unico, divertente, perfettamente approcciabile anche da chi non sa una mazza di golf – pun intended. Ha uno charme tutto suo, caratteristico di quei progetti indipendenti che sfondano le porte di Steam e diventano a sorpresa la hit della settimana, o del mese, o ancora meglio dell’anno. Segnale che le cose più belle a volte stanno nella semplicità e autenticità, in quella normalità che spesso i grandi produttori si dimenticano.

IL VERDETTO FINALE

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Credeteci o meno, una delle migliori esperienze del 2026.

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Ex shoutcaster esport e giocatore semi-professionista di CS:GO e R6S, da diversi anni copywriter e editor tech/gaming. Ho scritto il libro "Il Nemico Comune" per Unicopli e mi occupo soprattutto di FPS, strategici e giochi indie, ma non dico mai di no ad altri generi. Ah, e se vuoi scoprire nuova musica chiedi pure, ho fin troppi consigli per te!