La premessa di People of Note, il nuovo gioco sviluppato da Iridium Studios e pubblicato da Annapurna Interactive, aveva acceso un certo interesse in me: descritto come un RPG ambientato in un mondo in cui la musica non è solo cornice ma protagonista, capace di riflettersi in maniera preponderante non solo nelle vite dei protagonisti, ma anche negli elementi di gameplay. Il gioco si prospettava come un’esperienza che potesse ricordare non solo JRPG noti come Chrono Trigger o Final Fantasy IX (giochi che il creative director Jason Wishnov cita esplicitamente come fonte di ispirazione), ma anche rhythm game come Osu! o titoli che mischiano meccaniche a turni con interazioni action come il più noto Expedition 33.

Eppure, nonostante tutto, c’è qualcosa che sembra non suonare perfettamente. Sia chiaro, la nostra anteprima è frutto di un’opinione maturata su una demo di circa 90 minuti, quindi ho potuto saggiare il prodotto senza avere una visione omnicomprensiva di ogni aspetto del gioco. Tuttavia, proprio per questo motivo vorrei concentrarmi sugli elementi che sembrano già definire il cuore della produzione Iridium, dove risiedono pregi e difetti.

Do Mi Sol Do Do Sol Mi Do

Cantante in primo piano sul palco, con dietro una stella neon

La demo parte in medias res, dal secondo capitolo dell’avventura, e l’antefatto ci viene brevemente descritto tramite box di testo: cominceremo l’avventura interpretando Cadence, una cantante pop che ha come spinta motivazionale quella di vincere un ambito contest canoro, ma che già dalla prima selezione si accorgerà che la strada per arrivare all’obiettivo non può essere percorsa in solitaria: la ragazza capirà di aver bisogno di essere spalleggiata da una band composta da membri con stili e influenze radicalmente diverse dalle sue, in modo da mescolare generi differenti ed esplorare nuove sonorità.

Si dirige dunque verso la città di Durantis, una località i cui cittadini vivono di rock, metal e degli innumerevoli sottogeneri derivanti da essi: qui farà la conoscenza di Fret, un chitarrista rock della vecchia scuola che però si rivelerà poco propenso ad unirsi al gruppo di Cadence. Più avanti nell’avventura altri due personaggi si uniranno al gruppo: avremo modo di incontrare e reclutare la DJ EDM Synthia e il rapper Vox, entrambi in grado di offrire a Cadence le nuove sonorità ricercate dalla ragazza.

Se bravo musicista vuoi diventar…

Cantante entra in una villa gigantesca in People of Note

L’esplorazione della città di Durantis, pur con i limiti di un segmento controllato, lascia intravedere la struttura: una città-hub con personaggi, dialoghi e momenti di contorno che fanno da anticamera ai combattimenti ed è proprio nel primo scontro “vero”, quello pensato per presentare il sistema, che emergono le intuizioni, ma anche le prime crepe. Il battle system è a turni, ma l’intenzione è quella di accostare ogni combattimento alla rappresentazione di un brano musicale: ogni turno dello scontro corrisponde a una strofa e viene mostrato sull’interfaccia come uno spartito musicale nel quale incastrare le azioni di ciascun personaggio a schermo.

La quantità di azioni operabili all’interno del turno è definita dal tempo del brano e ogni membro del party potrà eseguire attacchi, utilizzare abilità (limitate dal quantitativo di punti appositi indicati come BP) o riposare: la prima è una tattica prettamente offensiva, le abilità permettono di accedere ad un vasto arsenale di tattiche fra attacchi speciali, cure, status, buff e debuff, mentre riposare è un’azione difensiva che aumenta più rapidamente il quantitativo di BP di ciascun personaggio.

A un sistema che pare abbastanza classico, si affiancano le meccaniche derivanti dall’ispirazione musicale del titolo: fra queste vanno annoverate alcune idee ben riuscite come i Crescendo, caratteristica degli scontri con i boss, dove gli avversari diventano più forti con il passare delle strofe, oppure il fatto che i boss abbiano la capacità di cambiare il tempo della battaglia e di conseguenza la metrica delle azioni spendibili per ogni strofa o di porre dei vincoli sulle battute delle strofe. Altro aspetto apprezzabile è il genere dominante durante la strofa in corso, che rafforzerà la potenza di fuoco del personaggio che meglio si identifica con quello stile musicale.

…tante scale e arpeggi devi far

Chitarrista in People of Note mostrato mentre parla con la cantante

L’idea di aggiungere un aspetto ritmico al gioco si manifesta nelle abilità che, in maniera molto simile a quanto visto in giochi come Mario e Luigi, Shadow Heart e il già citato Expedition 33, aumentano la loro efficacia a seconda dell’esecuzione più o meno precisa di QTE che accompagneranno l’animazione dell’esecuzione della mossa selezionata. Nel caso di People of Note, i prompt ricordano i rhythm game come Osu! o Diva Project (circa), con una serie di cerchi concentrici che appariranno a schermo, richiedendo la pressione del pulsante di selezione al momento giusto.

Già dai primi scontri possiamo però notare un paio di difetti che hanno le potenzialità per affossare quanto di buono presente nel gioco: il primo è il feedback che il gioco trasmette nell’esecuzione di questi QTE, debole sia da un punto di vista visivo che uditivo. Nel corso dei combattimenti non è mai perfettamente chiaro quando gli indicatori siano allineati così come non è restituito il corretto feedback sonoro che faccia capire al giocatore quando l’esecuzione del QTE sia andata correttamente a segno.

Il problema però che forse mi ha lasciato maggiormente con l’amaro in bocca è quello di tutto l’aspetto dell’audio, paradossale su un gioco che ha come tema principale proprio la musica: al netto dei feedback sonori, i brani della colonna sonora sono fiacchi, non riescono a trasmettere il pathos che mi aspettavo in un prodotto del genere e sebbene l’idea di far suonare la traccia delle battaglie in diversi stili in base a quello dominante durante il turno mi abbia stuzzicato, non bastano a dare il giusto mood al gioco, sebbene debba ammettere che la canzone dell’incontro fra Fret e Cadence mi abbia convinto anche se più per l’interpretazione canora che per la composizione in sé.

Ciò che non aiuta ad immergersi con le orecchie nell’atmosfera del gioco sono le abilità dei protagonisti che spesso non si incastrano all’interno della colonna sonora: le schitarrate di Fred o il canto di Cadence sono semplici effetti sonori riprodotti senza amalgamarli dinamicamente con la musica degli scontri, creando a volte un effetto dissonante fra i due elementi auditivi.

Nel complesso, People of Note esce da questa sua demo in maniera non proprio convincente: le premesse davano subito adito a leciti dubbi sull’elemento artistico che in un contesto del genere dovrebbe farla da padrona, soprattutto dal punto di vista della colonna sonora e dell’audio in generale. Certi difetti citati nell’ambito del combat system vanno a svilire le idee positive del prodotto (alcune delle quali non sono state citate in fase di anteprima perché richiedono maggiore approfondimento) possono essere risolte con patch anche successive alla data di rilascio, ma la direzione artistica dovrà dimostrarsi solida sin da subito per evitare che il gioco finisca nel mare magnum delle produzioni che rischiano di non lasciare traccia del loro passaggio.

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