Le speranze di chi contava su un intervento dell’Unione Europea per bloccare la decisione di Sony di abbandonare i giochi fisici per PlayStation si sono infrante contro un muro normativo. Michael McGrath, commissario europeo per la Democrazia, la Giustizia, lo Stato di diritto e la Tutela dei consumatori, ha chiarito senza margini di ambiguità che l’UE non ha gli strumenti per fermare il colosso giapponese. La transizione verso il digitale procederà come da programma e, per i nostalgici del formato fisico, non ci sono soccorsi in arrivo da Bruxelles.
All’inizio di luglio Sony aveva fatto tremare il mondo videoludico con un annuncio destinato a dividere la community: dal 2028 cesserà la produzione di nuovi giochi su disco Blu-ray per PlayStation. La notizia ha scatenato un’ondata di proteste online, con petizioni, meme e campagne sui social che hanno visto protagonisti anche personaggi noti del settore. C’è chi ha minacciato di cancellare l’abbonamento a PlayStation Plus, chi ha giurato di non comprare mai più una console Sony e chi ha rispolverato il vecchio mantra “no disc, no buy”. Ma nonostante il rumore, la rotta tracciata dall’azienda sembra ormai irreversibile.
Alcuni appassionati avevano riposto le proprie speranze nell’Unione Europea, che in passato è riuscita a imporre cambiamenti significativi a giganti come Apple, costringendola ad adottare lo standard USB-C per gli iPhone. L’aspettativa era che Bruxelles potesse fare lo stesso con Sony, magari invocando la tutela dei diritti dei consumatori o la preservazione della scelta d’acquisto. Ma la realtà giuridica, come spesso accade, è più complessa delle aspettative.

McGrath si trovava a Strasburgo, presso il Parlamento europeo, quando i giornalisti dell’Irish Mirror lo hanno interpellato proprio sui piani di Sony riguardo alla fine dei dischi fisici. La sua risposta è stata cristallina e, per molti, amaramente deludente: “È una questione di libertà commerciale e contrattuale. Le aziende sono libere di offrire giochi e servizi nel modo che ritengono più opportuno, a condizione che i diritti dei consumatori siano pienamente tutelati in linea con la normativa nazionale ed europea.”
In sostanza, finché Sony rispetta le leggi vigenti in materia di tutela dei consumatori, può strutturare la propria offerta come meglio crede. L’UE non ha il potere di imporre a un’azienda privata quale formato distributivo adottare per i propri prodotti. La libertà commerciale prevale, almeno finché non vengono violati diritti fondamentali o regolamenti specifici.
Il commissario ha anche colto l’occasione per richiamare la posizione dell’Unione sulla campagna Stop Killing Games, il movimento nato per chiedere che gli editori garantiscano la giocabilità dei titoli anche dopo la chiusura dei server online. A giugno la Commissione Europea aveva già precisato di non poter creare leggi o regolamenti che obblighino le case produttrici a mantenere attivi i server o a fornire modalità alternative di accesso ai giochi una volta terminati i servizi. Invece di un intervento legislativo diretto, la Commissione aveva annunciato l’intenzione di collaborare con l’industria videoludica per elaborare un codice di condotta volontario dedicato alla preservazione dei videogiochi.

Questo approccio, basato sulla collaborazione piuttosto che sull’imposizione, riflette i limiti strutturali dell’azione europea in ambiti dove la libertà commerciale è fortemente tutelata. Per quanto l’UE abbia dimostrato di saper intervenire con decisione in settori come la concorrenza, la privacy dei dati o la sicurezza dei prodotti, quando si tratta di decidere come un’azienda deve vendere i propri beni, i margini di manovra si riducono drasticamente.
Per Sony, questa posizione ufficiale rappresenta un via libera definitivo. I titoli fisici per PlayStation continueranno a circolare ancora per qualche anno, sostenuti dalle scorte di magazzino e dalle produzioni già programmate, ma la direzione intrapresa verso un modello interamente digitale appare ormai tracciata senza ostacoli normativi all’orizzonte.
La transizione al digitale non è certo una novità nel settore videoludico. Microsoft ha già lanciato versioni all-digital delle sue console Xbox, e persino Nintendo ha sperimentato modelli Switch Lite privi di supporto per le cartucce fisiche in alcune configurazioni. Ma Sony, con la sua storia legata indissolubilmente ai supporti ottici fin dai tempi della prima PlayStation e del CD-ROM, rappresenta un caso simbolico. L’addio al Blu-ray segna la fine di un’era per un’azienda che ha contribuito a definire gli standard dei supporti fisici nel mondo dell’intrattenimento.
Resta da capire come reagirà il mercato nei prossimi anni. I dati di vendita indicano che la percentuale di acquisti digitali è in costante crescita, ma esiste ancora una fetta significativa di appassionati che preferisce possedere una copia fisica, sia per ragioni collezionistiche sia per la possibilità di rivendere i giochi usati. Alcuni analisti ipotizzano che questa decisione potrebbe spingere ulteriormente i consumatori verso piattaforme come Steam o Epic Games Store su PC, dove il digitale è la norma da decenni, oppure verso console concorrenti che mantengono il supporto fisico.
Quel che è certo è che l’Europa, nonostante il suo peso politico e normativo, ha scelto di non intervenire. La libertà commerciale prevale sulla nostalgia e la tutela del consumatore si limita a garantire che le transazioni siano trasparenti e conformi alle leggi, non a preservare modelli di business del passato. Per i fan dei dischi fisici, la partita sembra definitivamente chiusa. Il futuro di PlayStation sarà scritto in bit, non in Blu-ray.

