Il genere dei puzzle narrativi vede periodicamente il lancio di titoli destinati a diventare iconici, colonne portanti del segmento ludico. Anni fa c’erano Myst e Syberia; non troppo tempo addietro sono arrivati The Witness e The Talos Principle; più recentemente, invece, Blue Prince ha stupito tutti con un’esperienza unica, poi inseguita da sparute imitazioni. Del resto, farsi ispirare dai best seller del genere è un modo comodo per avere delle linee guida chiare e magari conquistare l’attenzione dei fan di tali titoli.
È un po’ quello che cerca di fare anche Project ReMind, di cui recentemente ho potuto provare il playtest precedente al lancio, previsto per la prima metà del 2026. Progetto creato da Red Hog Studio in collaborazione con Full Dive Games, punta con evidenza sulla realizzazione di un intreccio continuo tra puzzle ambientali, narrazione misteriosa e architettura. Il cuore sci-fi ha un certo appeal solo guardando gli screenshot su Steam, ma come si manifesta nelle prime ore di gioco?
I primi passi in Project ReMind

La demo introduce sin da subito un mondo misterioso, dove una natura eterea si combina ad architetture insolite e oggetti quasi mistici sospesi nel caos dell’oceano. Poi però arriva una sfera di luce verde, espressione di un’anima intrappolata che ti parla nella sua confusione, assieme a una gigantesca struttura altrettanto sferica all’orizzonte. Un lampo e tutto si calma, lasciando spazio a molte più incognite e ambienti da esplorare.
I primi puzzle ambientali sono semplici e fatti di interazioni continue. Si trasportano sfere, si interagisce con hard disk e tablet, si navigano menù col fine di ottenere più informazioni possibili e comprendere il contesto di questi fenomeni sovrannaturali. Tutto procede con un ritmo ben cadenzato e comunque calmo, fondato sulla narrazione di una storia fatta di memorie offuscate, istantanee dell’inseguimento di un progresso che riguarda l’IA e, in particolare, quella che viene definita Intelligenza Artificiale Generale (AGI). Per alcuni un sogno, per altri una distopia.
La build condivisa nel playtest non va molto in là, proponendo giusto un’anteprima della prima area. I puzzle restano elementari inizialmente, per poi ampliarsi e diventare gradualmente più complessi. Quello che fa già bene sin dal primo minuto è concentrarsi sul level design, rendendolo uno strumento chiave sia nell’interpretazione della storia, sia nella risoluzione degli enigmi. L’integrazione dell’architettura nelle fasi più metodiche e deduttive di Project ReMind è quindi un elemento focale che potrebbe davvero elevare l’esperienza, ma servirà la versione completa per capirlo.
Temi difficili

L’estetica che interseca il sovrannaturale al moderno rappresenta perfettamente il conflitto che c’è tra l’analogico e la tecnologia, l’uomo e la macchina. Questo è proprio il tema centrale di Project ReMind, il quale affronta l’importanza della memoria (non per nulla, il nome è letteralmente “Progetto Ricorda”) e il confronto tra l’identità dell’essere umano e quella dell’IA.
Un argomento più attuale che mai, che spazia nel gioco tra ventunesimo e ventiduesimo secolo. Ciò avviene con una complessità potenziale non indifferente, lanciandosi nello speculativo con un certo tatto – anche se, forse, per gusto personale, direi anche lento e banale in certi momenti. Affrontare queste materie è possibile e il titolo sembra intavolarle con un modo accessibile e allo stesso tempo potente, apparecchiando una discussione sul nostro destino in un’era iper-tecnologica.
La mia speranza è che quella banalità percepita in determinati dialoghi e attimi di transizione tra narrazione e azione venga sovrastata da un’evoluzione più vivace e pungente, in grado di portare la mente ad analisi ricche di sostanza. Magari, anche con un livello tale da suscitare interesse verso ragionamenti più avanzati, da scoprire attraverso l’integrazione letteraria con testi come Vita 3.0 di Max Tegmark, o Etica dell’Intelligenza Artificiale di Luciano Floridi. Per non parlare, ovviamente, della miriade di articoli, ricerche e paper disponibili a costo zero online su siti ad hoc.
Una love letter da studiare

Project ReMind ha dunque un potenziale che può esprimersi bene, seguendo le orme del magistrale The Talos Principle sul fronte narrativo e di Myst sul fronte estetico. Lo fa già senza sottintesi, rafforzando peraltro l’immersione con una colonna sonora composta dal vivo per il gioco usando synth, archi e non solo, progettata infine per rimodellarsi con più strati che si mescolano tra loro rispondendo alla progressione degli eventi.
Attingendo dalle principali ispirazioni, potrebbe effettivamente stupire e diventare una delle migliori esperienze Made in Italy dell’anno. Attenzione però: ha ancora qualche imperfezione tecnica da limare e, soprattutto, il playtest ha mostrato solo una minima parte del tutto che fa sì ben sperare, ma potrebbe celare altre criticità sul lungo termine. Non si può dire altro se non: fingers crossed.

