C’è qualcosa nei giochi del passato che mi attira sempre: chiaramente la nostalgia ha un’influenza importante, ma direi che le mie sono sensazioni che vanno oltre. Emergono quando gioco i remake e le remastered di Nightdive Studios, o quando su Youtube l’algoritmo mi propone approfondimenti su determinati titoli che spaziano dallo SNES e dall’era Arcade alla Xbox 360 – eh sì, ricordiamo che Gamestop ora definisce “retro” tutta quella generazione…

Quelle sensazioni a volte volano verso il valore storico del gaming, ovvero verso la ricostruzione dell’evoluzione di un filone ludico. Altre, più semplicemente, nella direzione della curiosità di rivalutare il passato: un gioco che ho provato da piccolo come lo interpreterò con gli occhi di un adulto? Oltre la coltre della suddetta nostalgia, quale sostanza c’è?

Da qui nasce Replay, una simpatica rubrica che porterà noi di CastleRock e voi lettori attraverso più ere con l’intento di rivalutare il passato e, perché no, pensare di riviverlo davvero. Chissà, nell’era del Game Pass, dello streaming e degli store con DRM, magari può balzare in testa l’idea di acquistare una vecchia console e i giochi originali con CD, praticando del divertimento mediante disconnessione. E da dove iniziamo con questi appuntamenti più o meno periodici? Da Looney Tunes: Sheep Raider, noto altrimenti come “Sheep, Dog ‘n’ Wolf” o, in Italia, come “Ralph il Lupo all’Attacco”.

Accenni storici

Questo titolo nasce a Lione tra 2000 e 2001 per mano di Infogrames Lyon House, ramo del colosso francese Infogrames fondato proprio nella medesima città. Prima arriva su PlayStation in Europa nel maggio 2001; poi giunge su PC Windows con un porting rilasciato a metà settembre 2001 e, infine, approda negli USA e in Canada per la console Sony nel mese di ottobre.

Non è la prima esperienza dello studio transalpino con titoli sotto licenza dedicati a fumetti e cartoni animati: negli anni Ottanta e Novanta arrivano diversi giochi dedicati ad Astérix, Tintin e I Puffi. Nel portfolio non mancano poi Lucky Luke e, gradualmente, un numero sempre più alto di progetti legati ai Looney Tunes, rilasciati sia come sviluppatori, sia come semplici publisher.

Tutto inizia con Bugs Bunny & Lola Bunny: Operazione Carote e Sylvester & Tweety: Breakfast on the Run per Game Boy Color nel 1998. Poi arriva Bugs Bunny: Lost in Time un anno dopo su PlayStation e PC Windows. Successivamente, il catalogo si espande con Looney Tunes: Space Race prodotto dalla Infogrames Melbourne House, Bugs Bunny & Taz: Time Busters di Artificial Mind and Movement (ora noti come Behaviour Interactive, team di Dead by Daylight e Fallout Shelter) e altro ancora. In generale, le valutazioni restano nella media e, come scrive Miguel Lopez per Gamespot, gradualmente in quegli anni si manifesta una “diffidenza nei confronti di qualsiasi prodotto su licenza”. Come si inserisce Ralph il lupo all’attacco in questo scenario?

Wile E. Coyote che si prepara a portare una pecora al traguardo in Ralph il Lupo all’Attacco

Tra comicità e logica

La presentazione è chiaramente figlia dei cartoni Looney Tunes, con Ralph che fallisce l’ennesimo tentativo di rubare pecore dal gregge di Sam Canepastore. Qui entra in gioco Daffy Duck, presentatore televisivo che nomina il lupo come concorrente del suo gioco “Ralph il lupo all’attacco” e gli fornisce gadget ACME per raggiungere il suo obiettivo: rimuovere una ad una le pecore del gregge, fino alla vittoria del gioco. Non mancano cameo anche sorprendenti con altri personaggi Looney Tunes, da Porky Pig a Beep Beep, ciascuno con un ruolo specifico che si rivela nell’arco dei vari livelli, inclusa una boss fight finale.

Sheep, Dog ‘n’ Wolf assume dunque le sembianze di una sequenza di short animati trasformati in un videogioco 3D, con meccaniche platform, stealth e puzzle accessibili ma che richiedono in certi casi qualche secondo in più per arrivare alla soluzione. Non c’è banalità, bensì si evidenzia la linearità, dato che tutto inizia dalla mappatura del livello e dalla successiva divisione del da farsi in più fasi, scandite quasi sempre dalle cassette postali che permettono di ordinare i gadget ACME.

Questi ultimi tendono a rimanere confinati al livello specifico a cui appartengono: in alcuni casi si accederà a razzi, dinamite e flauti magici, in altri a jetpack ed elastici giganti. Si tratta forse dell’elemento più spiacevole in quanto limita notevolmente la rigiocabilità, ma per un gioco del genere la libertà totale di selezione sarebbe stata travolgente per i giocatori più piccoli. Tuttavia, bisogna aggiungere che gli enigmi non hanno sempre soluzioni uniche: c’è sempre un margine di variabilità nel modo in cui si conclude ciascun livello, il che funge quasi da controprova dell’intrigante level design.

Non solo per bambini

Ralph il lupo all’attacco si può terminare agilmente in tempi minimi di 3-5 ore rushando i livelli principali, ma si possono accumulare anche altre 3 ore per platinare il gioco raccogliendo tutti i bonus nascosti. Questo non significa che si tratta di un videogioco insufficiente, anzi. Prima ho parlato della premessa e di come risulti destinata ai bambini. In realtà, quella è solo la cornice di un gioco che trae dalla licenza Looney Tunes tutto l’occorrente per un puzzle game succoso e insolito.

Ok, non si tratta di un classico assoluto del genere apparso su PS1 come Intelligent Qube, Devil Dice, Kula World o la serie Bust-A-Move. Ciononostante, rimane una sequenza di rompicapi con un gradiente di difficoltà ben pensato e capace di far spremere le meningi anche a un adulto. Non essendoci pressione nella risoluzione dei livelli, la mente prima si rilassa e poi viene stuzzicata continuamente minuto dopo minuto, permettendo a tutti di affinare la logica con leggerezza.

Sam Canepastore cattura Wile E. Coyote mentre cerca di rubare una pecora

Una presentazione atipica ed eccezionale

A brillare davvero in questo titolo è l’estetica, dalla grafica al suono. Infogrames Lyon riesce a sfruttare bene la potenza della PlayStation al fine di trasporre l’essenza Looney Tunes su console. Ci sono dei limiti nelle texture tra distorsioni e sfocature, il che non è una vera novità per i prodotti di allora. D’altro canto, però, va notata la cura nella creazione degli ambienti, dei menu e dei personaggi, per non parlare delle sequenze animate in-engine dedicate a Ralph. Su PC si raggiunge il livello successivo: le texture restano essenziali ma hanno una qualità superiore, la distanza di rendering aumenta e ai modelli viene riservato un trattamento cel-shading. Nulla da criticare alle animazioni di Ralph e degli altri personaggi: sono fluide e ricche di dettagli ripresi dal cuore cartoon.

Il doppiaggio in italiano resta iconico con un Marco Mete in formissima per Daffy Duck, e gli effetti sonori sono proprio ciò che serve per immergersi ulteriormente nella surrealità e comicità dei Looney Tunes. Le opinioni possono invece essere discordanti per quanto riguarda la musica. Di primo acchito può venire naturale definirla totalmente inadeguata per un gioco ambientato in questo universo cartoonesco; tuttavia, fosse stata diversa non avrebbe reso giustizia al cuore dell’opera.

Il compositore Eric Caspar ha realizzato una colonna sonora eterna che combina jazz, funk, drum ‘n’ bass e jungle in un modo disarmante considerato il contesto. Trombe, basso e batteria si susseguono come se volessero descrivere in note musicali il personaggio di Wile Coyote, definendo al contempo il livello giocato e le vibes dell’ambientazione. Certo, ci sono alcuni brani (Track 4 e Track 12) che appartengono forse più al sottofondo di un film a luci rosse. Poi però si raggiungono vette inarrivabili con brani come Track 5 e Track 7, che trascendono Ralph il lupo all’attacco e finiscono direttamente nella compilation delle canzoni più iconiche e rappresentative dell’era PS1.

Wile E. Coyote suona un flauto per confondere Sam Canepastore in Ralph il Lupo all’Attacco

Looney Tunes: Sheep Raider risulta pertanto una piccola perla nell’oceano poligonale che va da Ridge Racer a Schnappi: 3 Fun-Games. In precedenza abbiamo ripreso le parole di Miguel Lopez, il quale si occupò anche dell’hands-on per il portale americano (seguito da una recensione piuttosto negativa del collega Frank Provo). In definitiva, anche dopo 25 anni questo gioco è una produzione di rilievo tra tutte quelle fatte su licenze basate su cartoni animati. Linearità e rigidità fanno notare l’età del titolo, ma restano carattere, sostanza, qualità ed elementi memorabili. Cosa si può chiedere di più?

IN POCHE PAROLE

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Un classico PS1 a modo suo, invecchiato sorprendentemente bene

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Ex shoutcaster esport e giocatore semi-professionista di CS:GO e R6S, da diversi anni copywriter e editor tech/gaming. Ho scritto il libro "Il Nemico Comune" per Unicopli e mi occupo soprattutto di FPS, strategici e giochi indie, ma non dico mai di no ad altri generi. Ah, e se vuoi scoprire nuova musica chiedi pure, ho fin troppi consigli per te!