Fare cinema costa. A volte in denaro, a volte in tempo, altre volte quasi in vite umane. È quello che ha rischiato di accadere sul set del nuovo Resident Evil, diretto da Zach Cregger, dove Austin Abrams, l’attore protagonista, è sfuggito alla morte per questione di centimetri. Una rivelazione che il regista stesso ha condiviso durante il San Diego Comic-Con, raccontando con un misto di orgoglio e consapevolezza quanto vicino sia andato il suo film a trasformarsi in tragedia.
Non sarebbe nemmeno stata la prima volta per un film del franchise videoludico. Durante le riprese di Resident Evil: The Final Chapter, un membro del team di produzione perse la vita in seguito a gravi ferite riportate in un incidente sul set. Una macchia oscura nella storia di una saga che, pur avendo intrattenuto milioni di spettatori, ha pagato un prezzo altissimo in termini di sicurezza.
Ma torniamo al presente, al film di Zach Cregger che promette di essere la migliore trasposizione cinematografica di Resident Evil mai realizzata. La scena incriminata, visibile anche nel trailer ufficiale, mostra il personaggio di Bryan, interpretato da Austin Abrams, mentre corre lungo una strada innevata.
Intorno a lui, decine di zombie si lanciano nel vuoto dalla cima degli edifici, precipitando al suolo ed esplodendo in schizzi di sangue. Un’immagine spettacolare, adrenalinica, che porta con sé la firma stilistica di un regista che ha già dimostrato con Barbarian e Weapons di saper creare tensione viscerale.

Cregger ha scelto di non affidarsi alla CGI per questa sequenza. Voleva che fosse tutto reale, tangibile, visibile a occhio nudo. Per ottenere questo risultato, la produzione ha utilizzato sacche di sangue a forma di corpo umano da 68 chilogrammi, fatte cadere da gru posizionate strategicamente lungo il set. Un approccio old school, artigianale, che richiama i grandi effetti pratici del cinema horror classico. Ma anche tremendamente pericoloso.
Secondo il racconto del regista, una di queste sacche è arrivata pericolosamente vicina a colpire Austin Abrams in pieno. “Lo avrebbe ucciso. Se fosse stato un passo a destra, sarebbe morto.”, ha dichiarato Cregger senza mezzi termini. Parole che gelano il sangue, soprattutto considerando che quella scena è rimasta nel montaggio finale. “Ne è valsa assolutamente la pena”, ha aggiunto il regista, con una franchezza che può suonare cinica ma che racconta anche la dedizione totale richiesta dal cinema.
La sequenza in questione ha richiesto settimane di prove, coreografie millimetriche e un coordinamento da orologio svizzero. Abrams doveva correre seguendo un tracciato preciso, cronometrando ogni passo per evitare le sacche che piovevano dall’alto. Un solo errore di calcolo, un attimo di esitazione, e l’incidente sarebbe stato inevitabile. Il fatto che tutto sia andato secondo i piani è un miracolo di professionalità, ma anche un promemoria inquietante di quanto sottile sia il confine tra spettacolo e tragedia.
E non è finita qui. Durante un’altra scena, girata in un vano ascensore, Austin Abrams si è procurato un taglio alla testa. Un incidente minore rispetto al rischio corso con le sacche di sangue, ma comunque significativo. Due infortuni in un’unica produzione sollevano domande legittime sulla gestione della sicurezza sul set, specialmente alla luce della storia tormentata del franchise.
Zach Cregger, dal canto suo, ha parlato dell’esperienza con un misto di orgoglio e gratitudine verso la squadra che lo ha affiancato. “Quello che è fantastico nel fare cinema è che hai questa scena, questa idea straordinaria nella tua testa, e poi hai tutte queste persone che ti aiutano a realizzarla e a immortalarla sullo schermo. C’è un vero senso di lavoro di squadra e di realizzazione. Sono molto orgoglioso di questo film. Sento di essere cresciuto molto nel farlo, semplicemente come regista.”
Il nuovo Resident Evil arriverà nelle sale il 18 settembre 2026 e le aspettative sono già altissime. Le prime reazioni dalle proiezioni di test parlano di un’opera che finalmente rende giustizia all’atmosfera claustrofobica e terrificante dei videogiochi originali. Cregger, che ha già dimostrato di saper maneggiare l’horror con intelligenza e originalità, sembra aver trovato la chiave per tradurre sullo schermo l’essenza di uno dei franchise videoludici più amati di sempre.
La domanda che resta è se tutto questo rischio valesse davvero la pena. Dal punto di vista artistico, probabilmente sì. Gli effetti pratici hanno un peso, una presenza fisica che la CGI fatica ancora a replicare completamente. Ma dal punto di vista umano, la risposta è più complessa. Austin Abrams ha vissuto per raccontare questa storia, ma quell’unico passo a destra che lo separava dalla morte è un dettaglio troppo sottile per lasciare indifferenti.
Il cinema è magia, illusione, arte. Ma è anche industria, fisica, corpi reali che si muovono in spazi reali. Quando questi due mondi si scontrano, il confine tra capolavoro e catastrofe si assottiglia fino a diventare impercettibile. Il nuovo Resident Evil di Zach Cregger sembra destinato a essere ricordato per la sua qualità, ma porterà sempre con sé anche il peso di ciò che avrebbe potuto andare storto.

