C’è un modo tutto proprio, in casa Nintendo, di far apparire un gioco dal nulla. Nessun conto alla rovescia, nessuna campagna marketing con mesi di anticipo: durante l’ultimo Direct, Lara Croft è semplicemente ricomparsa sui nostri schermi, pronta a scalare le montagne siberiane, e nel giro di poche ore Rise of the Tomb Raider era già scaricabile sulla nostra console. Uno shadow drop coi fiocchi, che riporta su hardware Nintendo il capitolo centrale della cosiddetta Survivor Trilogy, quella che dal 2013 ha ridisegnato l’identità dell’archeologa più famosa del medium. Ma sotto la sorpresa, cosa si nasconde davvero? È il porting definitivo che aspettavamo o l’ennesimo compromesso travestito da regalo? Mettiamoci l’headset, accendiamo la torcia e scendiamo nella tomba.
Partiamo da un dettaglio che dice più di quanto sembri: questa versione, la “20 Year Celebration“, ignora completamente il primo Switch. Aspyr, lo studio dietro la conversione, è stata onesta sul punto: portare Rise sull’hardware del 2017 avrebbe significato amputare effetti particellari, nebbia, neve, vegetazione e buona parte dell’anima visiva del gioco. Un sacrificio che nessuno voleva firmare. Su Switch 2, invece, il discorso cambia radicalmente. Ti ritrovi tra le mani il pacchetto costruito nel 2016 sull’edizione Xbox, quella originariamente più ambiziosa, riproposta oggi come celebrazione di trent’anni di saga. Il paradosso del titolo — “20 anni” quando ormai siamo a trenta — meglio tenerlo come curiosità da bar: quello che conta è che qui non manca nulla, e ci arriviamo.
Frame rate a 30 FPS: perché il tetto fa discutere

Ed eccoci al nodo che dividerà la community. Rise of the Tomb Raider gira bloccato a 30 FPS, punto. Nessuna modalità Performance, nessun compromesso a 40 FPS che avrebbe sfruttato il pannello a 120 Hz della console, nessuna possibilità di sbloccare il frame rate. Come mai, ti chiedi, su un hardware che di muscoli ne ha? La risposta arriva direttamente dagli sviluppatori: mesi di tentativi per centrare i 60 FPS stabili, tutti falliti. Rise è sorprendentemente più esoso in termini di GPU rispetto al predecessore Definitive Edition, e spingere sul frame rate avrebbe imposto tagli visivi troppo aggressivi.
Anche l’idea di lasciare il frame rate libero è stata scartata: nei test produceva stuttering e cali fastidiosi durante le sequenze concitate, esattamente ciò che rovina l’immersione. Il risultato è un 30 FPS granitico, con qualche impuntamento sporadico nelle transizioni — retaggio del motore, presente pure sulle vecchie PS4 e Xbox One — e caricamenti fulminei. Meglio un 30 solido a un 60 ballerino, questo è chiaro, ma l’assenza di una via di mezzo su questo hardware brucia un po’.
Grafica e risoluzione: 1080p, TressFX e l’ombra dell’aliasing

Sul fronte pulizia dell’immagine, i numeri parlano chiaro: 1080p sia in dock che in portatile, senza opzione HDR. Una scelta conservativa, ma coerente con la filosofia “prima la fedeltà visiva”. E in effetti, a oltre dieci anni dall’uscita, la presentazione regge alla grande. I modelli dei personaggi convincono, l’illuminazione all’interno delle caverne è ancora capace di lasciarti a bocca aperta, e le rovine hanno quella cura maniacale che all’epoca faceva gridare al miracolo. C’è poi la ciliegina: il TressFX, la tecnologia per la simulazione dei capelli, è preservato integralmente e usato qui in modo ben più esteso rispetto al primo capitolo. Funziona senza sbavature.
Non tutto è oro, però. La neve appare depotenziata rispetto all’originale — si nota soprattutto nella sezione d’apertura — e l’aliasing sui dettagli distanti si fa vedere, con bordi frastagliati quando la telecamera si muove. Qui un’implementazione del DLSS avrebbe fatto miracoli, sia per ripulire l’immagine sia, magari, per aprire la porta a quel frame rate più alto che oggi resta un sogno. Materiale perfetto per una patch futura, se Aspyr avrà voglia di insistere.
Contenuti e comandi: il pacchetto completo sfrutta la Switch 2

Se c’è un aspetto in cui questa edizione non fa prigionieri, è la generosità. A meno di trenta euro portiamo a casa un’edizione che non ha tagliato nulla: tutti i DLC del Season Pass — da Baba Yaga a Cold Darkness Awakened, passando per Blood Ties, Lara’s Nightmare, la Endurance Mode e la sua variante cooperativa — più otto costumi, sette armi extra, trentacinque carte spedizione, la difficoltà Extreme Survivor, cinque skin classiche di Lara e persino l’outfit “Antarctica” ispirato a Tomb Raider III. Tutto compresso in meno di 20 GB.
E poi c’è la parte che rende questa versione unica: il supporto al giroscopio per la mira, affidabile come sempre, i controlli mouse dei Joy-Con 2, una funzionalità touch (per quanto limitata) e soprattutto l’HD Rumble 2, che restituisce ogni tensione dell’azione anche in modalità portatile. Aspyr ha voluto infilare quante più opzioni di controllo possibile, ed è una scelta che si apprezza tantissimo.
Gameplay: stealth appagante, gunplay che mostra gli anni

E il gioco vero e proprio, sotto la scorza tecnica? Regge, e come. La struttura ti porta prevalentemente tra le montagne siberiane sulle tracce della città perduta di Kitezh e della misteriosa Divine Source, con la setta di Trinity alle calcagna. Gli spazi aperti abbondano di cose da fare: caccia per raccogliere risorse, tombe opzionali che regalano potenziamenti, avamposti nemici da smantellare.
La componente stealth resta il vertice dell’esperienza — eliminare un avversario in silenzio con l’arco o il coltello da caccia dà ancora quella soddisfazione secca e primordiale. Meno brillante il gunplay: la mira risulta più legnosa del previsto, e funziona meglio come strumento da enigma ambientale che come sistema di combattimento puro. Ma sono difetti che appartengono al design originale del 2015, non a questo porting.
In Conclusione
Rise of the Tomb Raider su Switch 2 è esattamente ciò che dovrebbe essere un buon porting: rispettoso, completo, tecnicamente pulito nei suoi 30 FPS blindati. Non è la versione più ambiziosa mai vista — l’assenza di una modalità Performance, di HDR e di un upscaling più moderno la tiene un gradino sotto le migliori conversioni della console — ma è un modo eccellente per rivivere (o scoprire) uno dei migliori action-adventure dell’ultimo decennio, ora anche in portatile e con un arsenale di comandi su misura. A questo prezzo, con questa mole di contenuti, è un affare difficile da ignorare. Serve solo un po’ di coraggio da parte di Aspyr per limarne le imperfezioni. Il potenziale per la grandezza è tutto lì, a portata di piccozza.
Verdetto
Esattamente ciò che dovrebbe essere un buon porting

