Ci sono giochi che arrivano senza fare troppo rumore e poi ti travolgono. E poi ci sono quelli attesi, pesati su ogni dettaglio mesi prima dell’uscita, che possono dissattendere (in parte) le aspettative quasi in maniera inaspettata. Saros appartiene alla seconda categoria, ma fa una cosa difficile: riesce, a modo suo, a sorprendere.

Dietro a questa ultima uscita della console regina di casa SONY si cela Housemarque, uno studio finlandese con oltre trent’anni di storia. Prima di Returnal erano conosciuti agli appassionati per titoli arcade come Resogun e Nex Machina. Poi nel 2021 è arrivato Returnal a cambiare tutto. Quel gioco era brutale, alieno e splendido, capace di dividere l’opinione pubblica sul tema della difficoltà ma in grado di mettere tutti d’accordo su una cosa: le meccaniche del gameplay.

Saros è il passo successivo, come se volesse essere un erede di Returnal (anzi, depenno il “quasi”). E si sente. Disponibile a partire dal 30 aprile 2026 in esclusiva per PS5, questo action roguelite porta avanti, dunque, l’eredità di Returnal correggendone i difetti e ampliandone il respiro narrativo. Non è un seguito diretto ma è chiaramente il figlio di quella prima avventura di Selene Vassos.

Carcosa, un pianeta che sussurra

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La storia mette nei panni di Arjun Devraj, un Esecutore Soltari interpretato dall’attore Rahul Kohli. Lo conoscete magari da Midnight Mass o da La caduta della Casa degli Usher. L’attore inglese riesce a dare spessore ad un personaggio che poteva facilmente finire travolto dal insostenibile peso specifico del gameplay, finendo per risultare, invece, una figura umana convincente e tormentata.

Arjun arriva su Carcosa cercando qualcuno. Cosa sia successo alla colonia perduta di questo pianeta è il vero mistero che spinge avanti la narrazione. E Carcosa è un posto strano. Un’eclissi permanente oscura il cielo, con un conseguente mutamento dell’ambiente circostante tra una run e l’altra. Ci sono rovine di una civiltà caduta, strutture antiche e tecnologie perdute disseminate ovunque. È affascinante nel modo in cui sono affascinanti i posti in cui non vorresti mai trovarti davvero. Cacofonie a parte, non vi sto raccontando nulla di nuovo se paragonato a Returnal.

Eppure La narrazione funziona meglio di Returnal per un motivo semplice: non è solo crittografica. C’è ancora il mistero e i pezzi del puzzle da raccogliere attraverso olo-log, audio-log, ologrammi e dialoghi con i compagni nel Passaggio, l’hub da cui si parte ad ogni run (ovvero, dopo ogni morte). Ma questa volta c’è anche un cast di personaggi vero con cui interagire. Jane Perry torna nei panni di Sheridan Bouchard, veterana di Returnal riconoscibile dagli appassionati. Ci sono altri membri dell’equipaggio, ognuno con la propria storia da scoprire. È un approccio che si rivella più cinematografico rispetto al predecessore e funziona.

Chi vuole la storia servita su un piatto d’argento probabilmente rimarrà deluso lo stesso. Ma chi è disposto a esplorare ogni angolo del pianeta e raccogliere frammenti di lore troverà una narrazione emergente che ricompensa la pazienza. E non ve lo nascondo, diventa anche un pretesto per perdersi negli abissi del level design: in fin dei conti, l’esplorazione viene sempre premiata.

Il gameplay: caos controllato e bellissimo

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Parliamo della parte che più conta, ovvero il gameplay. Saros si presenta come uno shooter bullet hell roguelite con visuale in terza persona. Se non avete mai giocato Returnal la spiegazione breve è: vi lanceranno addosso centinaia di proiettili colorati mentre cercate di colpire nemici aggressivi e imprevedibili. Morirete spesso, troppo spesso. Ripartirete dall’inizio. E questa cosa è divertente, ma al tempo stesso frustrante da morire. Ci saranno momenti in cui vorete gettare la spugna dopo poche run, altri in cui avrete le mani incollate al pad.

Arjun ha a disposizione uno Scudo Soltari come strumento difensivo principale. Lo si usa per bloccare gli attacchi ed assorbire l’energia dei proiettili per poi scatenare quella stessa energia contro i nemici, trasformando il braccio destro in un’arma da fuoco devastante. C’è anche la possibilità di fare un contrattacco premendo R1 al momento giusto per rispedire i proiettili indietro verso chi li ha sparati. È soddisfacente quanto sembra.

Le armi si combinano tra tecnologia Soltari e tecnologie aliene di Carcosa e si potenziano durante le run. Ma la vera novità rispetto a Returnal è la progressione persistente. Arjun può sbloccare potenziamenti permanenti alla corazza alla maestria e alla volontà, usando risorse accumulate sconfiggendo i nemici. Questo significa che anche dopo una morte disastrosa avrete qualcosa di concreto da mostrare. La frustrazione si riduce e il loop diventa più soddisfacente.

Le run sono molto più brevi rispetto a Returnal dove potevano durare ore con conseguente frustrazione alle stelle quando andava tutto storto. Qui l’obiettivo è una sessione media di circa 30 minuti. E funziona benissimo, perché il gameplay è talmente intenso che una run di durata più lunga finirebbe col essere estenuante.

L’Eclissi: quando il gioco cambia le regole a metà strada

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Il meccanismo più originale di Saros è l’Eclissi. A metà di ogni area si attiva questa forza che blocca l’avanzata di Arjun finché non viene innescata. L’Eclissi non è solo un archetipo che innalza il livello di difficoltà: trasforma l’ambiente, apre nuovi percorsi, riattiva laser, aggiunge nemici più aggressivi e “corrompe” i danni che ricevete rendendoli permanenti finché dura l’effetto. In cambio, però, arrivano ricompense migliori: risorse potenziate, incrementi agli attributi e bottino di qualità superiore.

È un meccanismo che spinge a ragionare diversamente. Il rischio non è qualcosa da evitare ma una leva da usare con intelligenza. Volete le ricompense migliori? Dovete affrontare il momento più pericoloso della run nel modo più coraggioso possibile. Ogni run va vissuta come una prima fase di riscaldamento dove si sciolgono i muscoli in vista dell’atto finale, quando si fa sul serio.

Entrano poi in gioco i modificatori di Carcosa dopo alcune boss fight: combinazioni di vantaggi e svantaggi che rendeno la progressione flessibile e meno punitiva. Una costante ricerca di un compromesso che non lascia mai soddisfatti, ma in fondo è questo è il vero punto di forza del gameplay.

La PS5 come non l’avete mai vista

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Dal punto di vista tecnico Saros è una nuova vetrina per le numerose potenzialità della PS5. Housemarque ha dichiarato esplicitamente che l’obiettivo era quello di spremere l’hardware al massimo e ci sono riusciti.

Su PS5 standard il gioco gira a 60 fps solidi in 4K con risoluzione dinamica e senza possibilità di scegliere cosa prioritarizzare. Il DualSense è sfruttato in modo intelligente. Il grilletto L2 ha due livelli: metà corsa attiva il fuoco alternativo dell’arma principale, fino in fondo attiva l’arma potenziata dall’Eclissi. È un uso concreto dei trigger adattivi che si compenetra perfettamente nel gameplay. L’audio 3D tramite Tempest AudioTech crea un campo sonoro che vi fa sentire i proiettili arrivare da direzioni specifiche. In cuffia è una cosa notevole.

Ogni caricamento, dopo la morte, risulta essere quasi istantaneo grazie all’SSD di PS5. Dettaglio che conta molto in un roguelite dove questo Giorno della Marmotta lo rivivrete più e più volte.

Qualche riserva

Non tutto è perfetto, su questo non vi è ombra di dubbio. Il dilemma più grande è quello legato al backtracking, che ci costringe ad ri-affrontare delle zone che si sbloccano solo con abilità o strumenti che si ottengono avanzando nel gioco. Tornare indietro a esplorare queste aree, soprattutto dopo molte run nello stesso bioma, può risultare ripetitivo e un po’ stancante (oltre che aumentare il carico di frustrazione).

La narrazione “incrementale” richiede una pazienza che non tutti avranno. Chi si aspetta una storia raccontata in modo lineare, con spiegazioni chiare e cut-scene risolutive, rimarrà deluso. Il sistema funziona ma è un patto che il gioco vi propone e siete liberi di non accettarlo.

La difficoltà rimane, sempre e comunque, un ostacolo reale per chi non conosce il genere. La progressione persistente ammorbidisce le asperità più frustranti ma Saros resta impegnativo. Non è un gioco per tutti e va bene così e va accettato per quello che è.

Il verdetto

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Saros è esattamente quello che Housemarque prometteva: un passo avanti concreto rispetto a Returnal senza tradirne l'identità. Prende tutto ciò che funzionava nello shooter del 2021 e lo affina eliminando alcune frustrazioni e aggiungendo profondità narrativa e meccaniche originali come l'Eclissi. Ma la distanza da Returnal non è abissale, per quanto l'ombra del more-of-the-same talvolta sembra fare la sua comparsa.

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Non scrivo di videogiochi solo per passione, ma anche per lasciare una traccia da seguire ai posteri. Genere preferito? Non saprei, amo uscire sistematicamente dalla mia zona di comfort e mettermi in discussione. Vado matto per gli Speciali, ma non so resistere al fascino delle Recensioni: dannato egocentrismo.