Era il 2009 quando Satoru Iwata, presidente e CEO di Nintendo dall’iconico passato da programmatore, sedeva di fronte agli investitori della compagnia di Kyoto per discutere il futuro dell’industria videoludica. In un momento storico in cui i negozi di videogiochi traboccavano di custodie di plastica e dischi lucenti, Iwata pronunciò parole che oggi suonano profetiche: “Ci vorranno circa 20 anni prima che la maggior parte degli acquisti di videogiochi diventi digitale”.

Sedici anni dopo, nel 2026, quella previsione si sta avverando con una precisione quasi inquietante. Sony ha annunciato che cesserà la produzione di dischi fisici per i giochi PlayStation 5 entro il 2028, citando una “preferenza generale per i media digitali che supera significativamente i dischi fisici”. Rockstar ha confermato che GTA 6, uno dei titoli più attesi di sempre, avrà solo copie fisiche code-in-box, ovvero scatole che contengono semplicemente un codice di download invece del disco vero e proprio.

Durante quell’incontro con gli investitori, Iwata aveva dimostrato la sua consueta lucidità nell’analizzare i trend tecnologici senza lasciarsi trascinare dall’entusiasmo o dal catastrofismo. “Le persone più radicali osano addirittura dire che i rivenditori saranno sostituiti dalla distribuzione digitale in men che non si dica”, aveva osservato, aggiungendo però: “Personalmente, penso che ci vorrà ancora una quantità significativa di tempo”.

PS5 Slim
PS5 Slim, fonte: Sony Interactive Entertainment

La sua stima temporale fu precisissima. “In altre parole, ci vorranno molti anni e mesi prima che la maggior parte degli acquisti di videogiochi diventi digitale. In breve, tra 20 anni circa, potrei dire che probabilmente sarà cambiato. Ma tra 5 anni circa, non sono totalmente d’accordo con le opinioni secondo cui nessuno acquisterà più titoli presso i rivenditori”. Una riflessione che dimostra quella capacità di visione a lungo termine che lo ha reso una figura leggendaria nel settore.

La transizione che Iwata aveva previsto sta effettivamente accelerando in questi mesi. Microsoft, pur non avendo ancora annunciato piani ufficiali per abbandonare i supporti fisici, ha rilasciato titoli come Doom: The Dark Ages senza dati effettivi sul disco, richiedendo comunque il download completo del gioco. Le voci di corridoio suggeriscono che Project Helix, la prossima console Xbox, potrebbe non avere nemmeno un lettore di dischi.

Anche Nintendo, l’azienda che Iwata guidò fino alla sua prematura scomparsa nel 2015, si è adattata ai tempi. L’introduzione delle Game-Key Card rappresenta una via di mezzo: sono tecnicamente copie fisiche rivendibili, ma funzionalmente equivalgono a codici di download. Un compromesso che forse lo stesso Iwata avrebbe approvato, dato il suo approccio pragmatico all’innovazione tecnologica.

GTA 6
GTA 6, fonte: Rockstar Games

La precisione della previsione di Iwata colpisce ancora di più se consideriamo il contesto del 2009. All’epoca la banda larga non era universalmente diffusa, i download di giochi completi richiedevano ore se non giorni e l’idea di una libreria completamente digitale sembrava fantascienza per molti giocatori. Iwata però aveva compreso le forze in gioco: la progressiva diffusione di connessioni internet più veloci, il desiderio di immediatezza dei consumatori e i vantaggi economici per i publisher, che potevano eliminare costi di produzione e distribuzione fisica.

La discussione è tornata prepotentemente d’attualità proprio in questi giorni, con i fan dei supporti fisici che esprimono preoccupazioni legittime sulla conservazione dei giochi, sul diritto di rivendita e sulla dipendenza totale dai server online. Sony ha apparentemente sottovalutato l’intensità della reazione: il suo primo post sui social dopo l’annuncio è stato sommerso da commenti di “difensori dei dischi” che chiedono garanzie sul futuro delle loro collezioni.

Guardando indietro alla dichiarazione di Iwata, emerge un dettaglio affascinante: lui non disse che i giochi fisici sarebbero scomparsi, ma che la maggior parte degli acquisti sarebbe diventata digitale. Una distinzione sottile ma importante. Nel 2029, quando si completeranno i 20 anni della sua previsione, probabilmente esisteranno ancora copie fisiche in qualche forma, ma saranno certamente una minoranza rispetto al mare di download che domina già oggi il mercato.

Jason di GTA 6
Jason di GTA 6, fonte: Rockstar Games

Satoru Iwata ci ha lasciato nel 2015, ma la sua eredità continua a manifestarsi in modi inaspettati. Non solo attraverso le innovazioni che ha portato in Nintendo, dalla rivoluzione del Wii all’approccio “gamer-first” nella comunicazione aziendale, ma anche attraverso queste previsioni che dimostrano quanto profondamente comprendesse le dinamiche dell’industria videoludica. Aveva visto il futuro con chiarezza cristallina, semplicemente osservando le forze in movimento e applicando logica e pazienza all’analisi.

Oggi, mentre Sony chiude i suoi stabilimenti di produzione dei dischi e Rockstar consegna scatole “code-in-box” ai collezionisti, le parole di Iwata risuonano con una precisione quasi malinconica. Aveva ragione sul quando, aveva ragione sul come, e probabilmente aveva ragione anche nel suggerire che il cambiamento sarebbe stato graduale, non traumatico. Ventisette lettere incise nel 2009 che descrivono perfettamente il 2026: “Ci vorranno circa 20 anni”. Più o meno.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.