Ci sono franchise che ritornano perché hanno ancora qualcosa da dire. Altri che riemergono semplicemente perché il mercato ha riscoperto la nostalgia. Scary Movie appartiene senza troppi dubbi alla seconda categoria. Dopo tredici anni di assenza e un quinto capitolo che aveva sostanzialmente esaurito ogni residua spinta creativa della saga, il ritorno della storica parodia horror prova a giocarsi la carta più prevedibile possibile: riportare in scena i Wayans, recuperare i volti iconici del passato e tentare di ricreare quella miscela di demenzialità, volgarità e satira pop che aveva reso il primo film un piccolo fenomeno culturale dei primi anni Duemila. La manna dal cielo per chi vi scrive, tanto da raggiungere il cinema con un sorriso impresso nel volto e la stessa gioia che proverebbe un bambino la mattina di Natale. Peccato che, qui dentro, tocchi essere obiettivi. E qualcosa è andato decisamente storto.
Operazione Nostalgia

Sulla carta, l’operazione possiede persino una sua logica. L’horror contemporaneo sta vivendo una nuova età dell’oro, tra sequel, reboot e produzioni originali che hanno conquistato pubblico e critica. Se Scream continua a tornare nelle sale (con risultati discutibili, ma vabbè) e perfino franchise considerati ormai esauriti vengono riesumati ciclicamente, perché non fare lo stesso con la saga che per anni ne ha rappresentato la caricatura più famosa?
Il problema è che il mondo è cambiato. E con lui è cambiato anche il linguaggio della commedia. La trama, come da tradizione, è poco più di un pretesto. Ghostface torna a seminare morte e assurdità mentre Cindy Campbell, Brenda Meeks, Ray Wilkins e Shorty si ritrovano coinvolti nell’ennesima serie di eventi improbabili. Una struttura narrativa quasi inesistente che, nei capitoli migliori della serie, fungeva semplicemente da collante per una raffica continua di gag. Qui, invece, diventa il simbolo di un film che sembra non sapere mai davvero dove andare.
Il ritorno di Anna Faris, Regina Hall, Shawn Wayans e Marlon Wayans rappresenta senza dubbio l’elemento più riuscito dell’intera operazione. Non tanto perché i personaggi abbiano qualcosa di nuovo da raccontare, quanto perché gli interpreti dimostrano ancora oggi una naturalezza comica che il resto del cast fatica a raggiungere. Quando Faris e Hall condividono la scena, riaffiora per qualche istante il ricordo di ciò che Scary Movie era stato nel suo periodo migliore. I loro tempi comici funzionano ancora, i dialoghi acquistano ritmo e il film riesce persino a strappare qualche risata genuina. Sono però momenti isolati all’interno di una produzione che preferisce accumulare riferimenti piuttosto che costruire comicità.
Tremate, tremate, le maschere son tornate!

L’elenco delle opere prese di mira è sterminato. Longlegs, Terrifier, The Substance, M3GAN, Smile, Get Out, It Follows, Weapons, I Peccatori e naturalmente Scream diventano bersagli di una satira che raramente va oltre la semplice citazione. Più che vere parodie, molte sequenze assomigliano a rapidi promemoria rivolti allo spettatore: “ricordi questo film?”. Una strategia che genera un sorriso di riconoscimento, ma che difficilmente evolve in qualcosa di più.
Lo stesso discorso vale per i riferimenti alla cultura pop americana degli ultimi anni. Trump, il Covid, il movimento woke, i social network, gli Epstein Files (una perla, questa sì), Kanye West, le guerre culturali e le infinite polemiche che hanno attraversato gli Stati Uniti finiscono tutti nello stesso gigantesco frullatore narrativo. Il risultato è una satira dispersiva, incapace di affondare davvero il colpo su qualunque argomento.
In questo senso, Scary Movie appare quasi intimorito dal proprio materiale. La saga è sempre stata costruita sulla scorrettezza e sull’eccesso, ma qui la provocazione sembra spesso ridursi a un gesto automatico, svuotato della forza che possedeva in passato. Le battute sessuali abbondano, i doppi sensi si moltiplicano e i riferimenti più volgari vengono ripetuti fino allo sfinimento, ma raramente diventano realmente divertenti. La sensazione è che il film confonda la quantità con l’efficacia, come se bastasse aumentare il volume per compensare la mancanza di idee.
Non mancano comunque alcuni lampi. Alcune trovate metacinematografiche dedicate alla stessa storia della saga risultano più interessanti delle parodie horror vere e proprie, soprattutto quando i Wayans sembrano voler regolare vecchi conti con il passato del franchise. Sono momenti in cui emerge una certa autoconsapevolezza che avrebbe meritato maggiore spazio.
Dobbiamo davvero essere onesti?

Anche dal punto di vista registico, Michael Tiddes si limita a svolgere il compitino senza particolari guizzi. La messa in scena resta funzionale, ma raramente contribuisce ad amplificare le gag. Una scelta che finisce per accentuare ulteriormente la natura televisiva di molte sequenze, spesso costruite come una serie di sketch indipendenti più che come un film vero e proprio.
Il problema fondamentale, però, resta uno solo: la comicità. Un film comico può permettersi una trama inconsistente, personaggi abbozzati e perfino una regia anonima, purché riesca a far ridere. Scary Movie ci riesce soltanto a tratti. Qualche sorriso arriva, qualche intuizione sopravvive alla valanga di riferimenti e alcune scene sfruttano efficacemente il carisma dei protagonisti storici. Nel complesso, però, il film sembra inseguire disperatamente il ricordo di ciò che la saga rappresentava all’inizio degli anni Duemila senza riuscire davvero a ritrovarne lo spirito.
In Conclusione
Più che un ritorno in grande stile, questo sesto capitolo assomiglia a una reunion tra vecchi amici che cercano di rivivere le glorie del passato. Per qualche minuto la magia sembra persino riaffiorare. Poi finisce la birra, la conversazione si esaurisce, le battute iniziano a ripetersi e diventa evidente che il tempo, nel frattempo, è andato avanti. Scary Movie non è il disastro assoluto che qualcuno potrebbe aspettarsi, ma nemmeno la rinascita che i fan speravano di vedere. È un film che guarda costantemente alle proprie spalle, convinto che la nostalgia possa bastare a sostituire l’inventiva. E forse è proprio questo il suo limite più grande: ricordare continuamente quanto fossero più freschi, irriverenti e spontanei i capitoli che cerca disperatamente di imitare. Senza mai riuscirci davvero.
Verdetto
Una reunion tra vecchi amici che cercano di rivivere le glorie del passato.
Senza riuscirci.

