Il fenomeno Scott Pilgrim non è solo un marchio, ma un percorso multimediale iniziato nel 2004 con la serie a fumetti dal canadese Bryan Lee O’Malley: l’opera ha rapidamente scalato le classifiche di gradimento fino a essere considerata uno dei fumetti più influenti di sempre. Il grande salto verso il pubblico di massa è però avvenuto nel 2010, anno cruciale che ha visto l’uscita al cinema del film cult diretto da Edgar Wright e del primo videogioco picchiaduro sviluppato da Ubisoft.

Proprio quel gioco è diventato nel tempo un simbolo di preservazione digitale: rimosso dagli store nel 2014 e tornato solo nel 2021 come Complete Edition anche grazie alle richieste di Edgar Wright e Bryan Lee O’Malley, ha dimostrato quanto fosse profondo l’attaccamento dei fan per questo titolo e per il personaggio di Scott Pilgrim in generale. Più recentemente, il brand ha vissuto una nuova giovinezza con la serie anime di Netflix, Scott Pilgrim Takes Off, che ha decostruito la narrazione originale focalizzandosi sulla crescita interiore di Ramona Flowers. Oggi, nel 2026, il cerchio si chiude con Scott Pilgrim EX, un titolo che funge da ritorno a casa per lo studio Tribute Games, composto da veterani che lavorarono al gioco originale del 2010.

Toronto, 20XX…

Scott Pilgrim EX spiaggia

Il cuore pulsante di Scott Pilgrim EX è una storia completamente inedita scritta dal creatore originale e che si colloca idealmente dopo gli eventi della serie anime di Netflix: l’avventura si svolge in una versione distopica e futuristica di Toronto, denominata Toronto 20XX, una città frammentata e controllata da tre gang rivali: i Vegani, i Robot e i Demoni. L’incipit è folle e immediato: mentre i Sex Bob-Omb stanno provando per un concerto, vengono improvvisamente rapiti da un’entità cibernetica conosciuta con il nome di Metal Scott: per salvare la band e recuperare i loro strumenti musicali, Scott e Ramona devono attraversare dei portali dimensionali che li trasportano in epoche e realtà alternative, dai deserti preistorici abitati da dinosauri vegani a castelli gotici come Casa Vania.

Questa deriva verso il multiverso permette al gioco di giustificare un cast di protagonisti unico: non solo Scott e Ramona, ma anche i loro ex nemici storici, come Gideon Graves, Matthew Patel, Roxie Richter e Lucas Lee che qui appaiono in vesti pentite o semplicemente costretti a collaborare per riparare la linea temporale, il che li rende anche coerenti con il nuovo ruolo dato a ciascun personaggio nella linea temporale di Scott Pilgrim Takes Off. Nonostante la premessa epica, il tono ironico della saga rimane marchio di fabbrica: una miscela di dialoghi ironici, riferimenti alla cultura pop e situazioni assurde sono alla base dell’avventura del ragazzo canadese molto più che l’obiettivo finale del protagonista. Forse a questo giro però la spinta sul comico va un po’ ad oscurare l’analisi del dramma interiore che si era vista su Scott nel fumetto originale e su Ramona in Takes Off.

Noi siamo i Sex Bo-Bomb! One, two, three, four!!!

Il sistema di combattimento di Scott Pilgrim EX compie un salto di qualità tecnico, trasformando il classico picchiaduro a scorrimento in un’esperienza che strizza l’occhio ai fighting game competitivi. Una delle scelte più apprezzate è l’eliminazione del grind iniziale per le mosse: tutti i sette personaggi iniziano avendo a disposizione l’intero set di combo, attacchi speciali e manovre avanzate. Ogni lottatore è modellato su un archetipo specifico: Scott è l’equilibrato, Ramona domina il medio raggio con il martello, mentre i nuovi personaggi giocabili introducono stili unici, come Lucas Lee focalizzato sulle prese, Matthew Patel che combatte evocando alleati e Robot-01 che utilizza proiettili e propulsori.

Il gameplay premia la padronanza di tecniche avanzate come parate, schivate sul posto e short hops. A questa profondità meccanica si aggiunge il Badge System che permette di equipaggiare fino a due emblemi passivi per creare vere e proprie build, aggiungendo effetti elementali o migliorando la rigenerazione dei Guts Points (GP). Tuttavia, la fluidità delle animazioni si scontra talvolta con una certa legnosità nei movimenti dei personaggi, soprattutto durante la corsa che presentava già problemi di inerzia e quindi di scarsa precisione nel capitolo precedente. Un altro difetto ricorrente riguarda l’allineamento corretto del nostro personaggio con le hitbox dei nemici, col rischio di effettuare colpi a vuoto, specialmente contro avversari volanti. Nonostante ciò, il feedback dei colpi rimane estremamente soddisfacente e le carenze tecniche riscontrabili maggiormente nelle sessioni single-player sono messe in secondo piano nelle sessioni in cooperativa fino a quattro giocatori che esalta il caos controllato delle battaglie.

L’esplorazione in Scott Pilgrim EX segna una netta evoluzione rispetto alla struttura lineare del titolo originale, proponendo una Toronto strutturata come un grande hub di zone interconnesse: il gioco adotta una filosofia quasi da Metroidvania, trasformando la città in una piccola mappa aperta dove il giocatore può muoversi liberamente tra quartieri iconici, set cinematografici e dimensioni alternative accessibili tramite portali. Per scovare i numerosi segreti, Tribute Games ha inserito meccaniche che premiano l’osservazione: è infatti possibile rivelare percorsi segreti distruggendo muri visibilmente crepati con le bombe o scovando le Chiavi d’Oro per aprire porte inizialmente bloccate.

Queste scorciatoie conducono a luoghi fondamentali per la progressione e il potenziamento: tra i più rilevanti spiccano il Seventh Eleven, un’area segreta vicino a High Park che ospita un redditizio minigioco con i dadi, e il Dojo di Simon Lee, accessibile attraverso un passaggio nascosto nella scuola. Anche lo shopping diventa un’attività investigativa, con negozi celati come la Make-Up Room negli studi cinematografici o il Cold Topic situato nella dimensione gotica, utili per sbloccare nuove varianti estetiche dei personaggi. Sebbene le Subspace Highways fungano da sistema di viaggio rapido per collegare le aree distanti fra di loro, non posso non far notare una certa tediosità nello spostamento all’interno della mappa causata dal backtracking, legato al completamento delle missioni secondarie o delle fetch quest e ad una leggibilità della mappa non sempre chiara.

Usa la parola magica

Sotto il profilo visivo, il titolo è una dichiarazione d’amore all’estetica a 16 bit che riprende a piene mani dalla strada già battuta dal primo capitolo del 2010, ma a questo giro il gioco è caratterizzato da uno stile “hyper-detailed” che spinge i limiti delle produzioni moderne. I personaggi sono rappresentati con sprite ampi e leggibili, ricchi di animazioni espressive e piccole gag visive che rendono ogni colpo o caduta immediatamente riconoscibile e più in generale la cura per il dettaglio è di una qualità superiore rispetto allo standard della pixelart odierna, specialmente per quanto riguarda i fondali e gli elementi a schermo che riescono a far sembrare vive queste trasposizioni dei disegni di Bryan Lee O’Malley.

L’ispirazione artistica attinge a piene mani dai classici degli anni ’90, con scenari che rielaborano la pulizia visiva moderna attraverso pattern e tile tipici dei cabinati arcade e per i più nostalgici è presente anche un set di filtri CRT che simulano l’effetto dei vecchi televisori a tubo catodico, aggiungendo un tocco suggestivo all’esperienza. Forse l’unica critica che si può muovere al prodotto è l’assenza di una parallasse così marcata che rischia di schiacciare un po’ i fondali.

 

La componente sonora è considerata uno dei pilastri fondamentali dell’opera, segnando il ritorno trionfale degli Anamanaguchi. Il gruppo chiptune-rock ha composto una colonna sonora monumentale che supera qualitativamente persino il lavoro svolto per il titolo del 2010, evolvendo il sound in una direzione più matura e variegata: oltre alle classiche melodie a 8-bit e al garage rock energetico, troviamo incursioni in ritmi industriali e sonorità synth-pop più solari e spensierate rispetto al passato. Le tracce sono state progettate per essere immediatamente accattivanti, favorendo loop brevi e mood-setting ideali per l’esplorazione frenetica di Toronto e tra i brani spiccano i remix di classici come “We Are Sex Bob-Omb”, che insieme ai nuovi inediti catturano perfettamente lo spirito della serie, fondendo riff elettrici in un mix lo-fi di grande impatto.

In conclusione

Scott Pilgrim EX si conferma un beat ‘em up robusto, capace di onorare l’eredità del franchise pur cercando di innovarne la formula con meccaniche RPG. Il lavoro di Tribute Games è una vera e propria lettera d’amore alla pixel art e alla cultura dei videogiochi degli anni ’90, elevata da una colonna sonora che rappresenta probabilmente il loro apice creativo degli Anamanguchi. L’introduzione del Badge System e la differenziazione tecnica dei sette personaggi giocabili offrono una profondità strategica inedita per la serie, trasformando ogni partita in un’esperienza potenzialmente diversa.

Tuttavia, il titolo non è esente da difetti che ne frenano l’ascesa verso il titolo di must-have del beat’em up moderno. La scelta di una struttura a “mondo aperto” ha portato con sé un backtracking e di conseguenza una ripetitività e tediosità nelle missioni che può emergere dopo le prime ore di gioco. Inoltre, sebbene il sistema di combattimento sia fluido nelle combo, la lentezza dei movimenti e alcune imprecisioni nel colpire i nemici o fermare correttamente la corsa possono risultare frustranti.

In definitiva, se sei un fan sfegatato di Scott Pilgrim o un amante dei picchiaduro a scorrimento da giocare in cooperativa, Scott Pilgrim EX è un acquisto imprescindibile. È un’esperienza caotica, colorata e traboccante di stile che, nonostante qualche spigolo tecnico, riesce a catturare perfettamente quel “vibe” unico che ha reso il marchio una leggenda della cultura pop.

IN POCHE PAROLE

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Un must have per i fan della saga, un godibile beat 'em up per tutti i giocatori appassionati del genere.

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