Sony potrebbe presto trovarsi ad affrontare una delle cause legali più importanti della sua storia nel settore videoludico. Nel Regno Unito sta infatti proseguendo una grande azione collettiva promossa da milioni di utenti PlayStation che accusano l’azienda di aver mantenuto per anni prezzi troppo elevati per giochi e contenuti digitali. Il caso riguarda il funzionamento del PlayStation Store e le commissioni applicate sulle vendite.

Secondo i promotori della causa, queste pratiche avrebbero danneggiato economicamente milioni di consumatori britannici, con la richiesta complessiva di risarcimento che supera i 2 miliardi di sterline, pari a circa 2,7 miliardi di dollari. Il processo dovrebbe entrare nel vivo nelle prossime settimane a Londra.
La causa è stata avviata nel 2022 e rappresenta una class action, cioè un’azione legale collettiva che riunisce molti consumatori con la stessa accusa verso un’azienda.

A guidare l’iniziativa è la nota attivista per i diritti dei consumatori Alex Neill, che ha promosso l’azione legale a nome di circa 12,2 milioni di utenti PlayStation nel Regno Unito. Secondo i promotori, Sony avrebbe “sfruttato i propri clienti britannici per quasi un decennio”, facendo pagare prezzi troppo elevati per giochi digitali e contenuti aggiuntivi acquistati tramite il PlayStation Store.

Il PlayStation Store è la piattaforma digitale ufficiale attraverso cui i giocatori acquistano giochi per console Sony, inclusi titoli molto popolari come Gran Turismo, God of War, Call of Duty, Grand Theft Auto e Assassin’s Creed. Gli accusatori sostengono che Sony abbia una posizione quasi monopolistica nella vendita di giochi digitali per le proprie console. In pratica, chi possiede una PlayStation può acquistare contenuti digitali quasi esclusivamente tramite questo negozio online, il che permetterebbe all’azienda di influenzare direttamente i prezzi.

Uno dei punti centrali della causa riguarda la commissione del 30% che Sony applica sulle vendite digitali. Secondo i ricorrenti, questa percentuale sarebbe molto più alta rispetto a quella applicata da molte piattaforme di distribuzione per PC, dove le commissioni oscillano generalmente tra il 12% e il 20% grazie alla maggiore concorrenza tra store. Gli utenti sostengono che questa differenza avrebbe contribuito a mantenere i prezzi dei giochi su PlayStation artificialmente più alti.

Un altro elemento citato nella causa riguarda le politiche di distribuzione dei contenuti digitali. Nel corso degli anni Sony ha progressivamente eliminato la possibilità di acquistare codici digitali per giochi PlayStation presso rivenditori esterni, rendendo il PlayStation Store il principale canale di vendita. Questo, secondo i promotori della causa, ridurrebbe ulteriormente la concorrenza e rafforzerebbe il controllo dell’azienda sul mercato dei contenuti digitali per console.

Le accuse includono anche critiche al modo in cui alcuni videogiochi sono progettati. Secondo il sito dei ricorrenti, molti giochi moderni incoraggerebbero i giocatori a spendere sempre di più per sbloccare contenuti, avanzare più velocemente o personalizzare personaggi e armi. Questo meccanismo, sostengono gli accusatori, coinvolgerebbe anche i giocatori più giovani e potrebbe contribuire ad aumentare la spesa complessiva degli utenti.

La richiesta di risarcimento complessiva è pari a circa 1,97 miliardi di sterline, cifra che dovrebbe essere distribuita tra tutti i consumatori coinvolti che hanno acquistato giochi o contenuti digitali sul PlayStation Store negli anni precedenti al febbraio 2026, con alcune limitazioni specifiche. Se il tribunale dovesse dare ragione ai ricorrenti, ogni utente interessato potrebbe ricevere circa 162 sterline, equivalenti a circa 185 euro.

Un aspetto particolare della legge britannica sulle class action riguarda il fatto che tutti i consumatori potenzialmente coinvolti vengono inclusi automaticamente nel procedimento, a meno che non decidano volontariamente di rinunciare. Questo significa che milioni di utenti potrebbero beneficiare di un eventuale risarcimento senza dover presentare singolarmente una causa.

Il processo sarà esaminato dal Competition Appeal Tribunal di Londra, un tribunale specializzato nelle questioni legate alla concorrenza e all’antitrust. Il dibattimento dovrebbe durare circa 10 settimane e rappresenta uno dei casi più importanti nel settore dei negozi digitali legati ai videogiochi.

Sony, da parte sua, ha già presentato una difesa preliminare sostenendo che il proprio modello di distribuzione è giustificato e conforme alle regole del mercato. L’azienda non ha rilasciato commenti dettagliati immediatamente dopo le ultime richieste di chiarimento da parte dei media, ma la disputa legale è destinata a essere seguita con grande attenzione dall’intero settore tecnologico.

Il caso si inserisce in un contesto più ampio in cui le autorità antitrust stanno esaminando con crescente attenzione il funzionamento degli store digitali e le commissioni applicate dai loro gestori. Un precedente significativo riguarda la causa contro Apple nel Regno Unito: nel 2025 il tribunale di Londra ha stabilito che la società aveva abusato della propria posizione dominante nell’App Store, imponendo commissioni eccessive. Apple ha successivamente presentato ricorso, e l’esito finale della vicenda non è ancora definitivo.

Proprio per questo motivo la causa contro Sony potrebbe avere conseguenze importanti non solo per PlayStation, ma per l’intero settore della distribuzione digitale di giochi e applicazioni. Se i tribunali dovessero stabilire che queste commissioni rappresentano un abuso di posizione dominante, molte piattaforme digitali potrebbero essere costrette a rivedere il proprio modello economico nei prossimi anni.

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