Quando Sony ha acquistato Bungie per 3,6 miliardi di dollari nel 2022, il futuro dello studio sembrava decisamente più ricco di quello che abbiamo visto negli anni successivi. Oltre a Destiny 2 e ai progetti già conosciuti, dietro le quinte sarebbero stati infatti in lavorazione contemporaneamente altri cinque o sei giochi, molti dei quali non sono mai riusciti ad arrivare sul mercato.
A raccontare nuovi retroscena sulla vicenda è stato Jason Schreier di Bloomberg, che ha spiegato come proprio questa nutrita pipeline di produzioni abbia contribuito a rendere Bungie particolarmente interessante agli occhi di Sony. Non si trattava dunque soltanto di mettere le mani sullo studio responsabile di Destiny, ma anche di investire su una serie di progetti che avrebbero dovuto alimentare negli anni successivi la grande strategia live service di PlayStation.
Secondo Schreier, all’epoca dell’acquisizione Bungie aveva circa cinque o sei differenti progetti in lavorazione, in aggiunta naturalmente a Destiny 2. Molti erano legati proprio al modello live service, settore nel quale lo studio aveva accumulato un’esperienza che Sony considerava preziosissima. Ed effettivamente basta tornare agli annunci del 2022 per capire quanto fossero alte le aspettative. Sony spiegava apertamente che uno degli obiettivi dell’operazione era sfruttare il know-how di Bungie nei giochi come servizio e collaborare con PlayStation Studios per portare sul mercato più di dieci live service entro l’anno fiscale 2025.
A distanza di quattro anni, però, quella strategia appare molto diversa. Schreier sostiene che, per una serie di ragioni sulle quali promette di tornare in futuro con un approfondimento, la maggior parte dei progetti di Bungie sia finita per naufragare durante lo sviluppo.
Qualcosa è comunque sopravvissuto. Fra i titoli riconducibili a quella fase troviamo Marathon e Destiny: Rising, quest’ultimo sviluppato da NetEase in collaborazione con Bungie. Un altro progetto particolarmente interessante è quello conosciuto con il nome in codice Gummy Bears, che non è stato cancellato ma ha seguito una strada differente: il team responsabile è stato separato da Bungie e trasformato nella nuova realtà interna a PlayStation chiamata teamLFG.
Altri giochi hanno invece avuto molta meno fortuna. Tra questi figura Payback, progetto ambientato nell’universo di Destiny ma differente da un ipotetico Destiny 3. Le informazioni emerse negli anni lo descrivevano come uno spin-off in terza persona, ma Bungie ne ha interrotto lo sviluppo nel 2024 per concentrare maggiori risorse su Marathon.
La nuova ricostruzione assume un peso ancora maggiore guardando a ciò che è successo successivamente all’interno dello studio. Bungie ha attraversato diverse ristrutturazioni e pesanti riduzioni del personale, fino all’ultima ondata annunciata da Sony nel giugno 2026, che ha coinvolto gran parte del team di Destiny e anche alcuni sviluppatori impegnati su Marathon.
Sony stessa ha spiegato recentemente che la struttura di Bungie deve essere ridimensionata e maggiormente integrata all’interno di PlayStation Studios. Una situazione molto lontana dall’indipendenza creativa che veniva sottolineata con forza quando l’acquisizione venne annunciata nel 2022.
Il dettaglio dei cinque o sei giochi aiuta quindi a mettere sotto una luce diversa anche i 3,6 miliardi di dollari investiti da Sony. L’operazione non riguardava semplicemente Destiny o Marathon: PlayStation stava acquistando uno studio che sembrava avere davanti una pipeline estremamente ambiziosa e che avrebbe dovuto svolgere un ruolo centrale nella trasformazione live service dell’intera compagnia.
Gran parte di quella visione, però, non si è mai concretizzata. E Schreier ha già anticipato che dietro alla cancellazione di così tanti progetti ci sarebbe una storia molto più complessa, sulla quale intende tornare in futuro. Potremmo quindi non aver ancora scoperto tutto su cosa sia realmente successo a Bungie dopo l’acquisizione di Sony.

