La decisione di Sony di abbandonare progressivamente i giochi fisici su PlayStation continua a far discutere, e stavolta il malumore non arriverebbe soltanto dai giocatori. Secondo nuove indiscrezioni emerse dopo la Gamescom, anche diversi sviluppatori e publisher sarebbero infatti contrari alla scelta dell’azienda giapponese.
Sony ha annunciato lo scorso luglio che da gennaio 2028 non verranno più prodotti dischi per i nuovi giochi PlayStation. I titoli già pubblicati, o quelli che arriveranno prima di quella data, potranno continuare a essere ristampati, ma tutte le nuove uscite successive dovranno affidarsi al digitale. La compagnia ha motivato la decisione parlando di un mercato sempre più orientato verso download e distribuzione digitale.
A distanza di quasi due mesi, però, emergono segnali secondo cui la scelta avrebbe creato più tensioni dietro le quinte di quanto Sony abbia lasciato intendere pubblicamente. A parlarne è stato anche John Linneman di Digital Foundry, che ha raccontato di aver discusso della questione con diversi sviluppatori e publisher. Secondo quanto riferito, molti di loro sarebbero “largamente molto contrariati” dalla decisione di Sony, soprattutto perché per alcune realtà una parte consistente, e in certi casi addirittura la maggioranza, delle vendite continua ad arrivare dal mercato fisico.

Linneman ha comunque fatto una distinzione importante. I grandi partner e gli studi AAA, a suo dire, non sembrerebbero particolarmente preoccupati. Il problema riguarderebbe quindi soprattutto publisher più piccoli, produzioni di nicchia e aziende che fanno ancora affidamento sulle copie retail per raggiungere una fetta significativa del proprio pubblico. Il tema sarebbe emerso con una certa insistenza anche durante la Gamescom. Un report precedente aveva già parlato di “molto risentimento” nei confronti di Sony da parte di alcune realtà dell’industria, sostenendo che la reazione negativa del pubblico avrebbe generato discussioni interne più accese del previsto.
Non tutti, però, condividono questa lettura. L’industry veteran Richard Browne ha ridimensionato le indiscrezioni sul malcontento dei publisher, mentre alcune delle aziende più importanti hanno già fatto capire di non considerare il passaggio al digitale un problema particolarmente grave. Capcom e SEGA, per esempio, hanno indicato di non aspettarsi conseguenze significative, mentre Strauss Zelnick di Take-Two ha espresso una posizione decisamente favorevole al digitale, sostenendo che i dischi abbiano sempre meno senso per il consumatore rispetto alla comodità del download.
I numeri aiutano a spiegare perché Sony abbia deciso di imboccare questa strada. Secondo i dati citati da Niko Partners, nel 2025 sono state comunque vendute quasi 70 milioni di copie fisiche di giochi PlayStation, un volume tutt’altro che irrilevante, ma la percentuale delle vendite digitali continua a crescere rapidamente. Circana ha inoltre evidenziato come nella prima metà del 2026 soltanto sette giochi PlayStation abbiano superato le 100.000 copie fisiche vendute negli Stati Uniti. Numeri che sembrano rafforzare la posizione di Sony, almeno osservando il mercato nel suo complesso.

Il problema, però, è che una media generale può nascondere situazioni molto differenti. Un grande blockbuster capace di vendere milioni di copie digitali può permettersi di rinunciare facilmente al disco, mentre per un publisher più piccolo il retail può ancora rappresentare una parte essenziale del modello di business, soprattutto per edizioni speciali, produzioni da collezione o titoli rivolti a community particolarmente legate al formato fisico.
Ed è probabilmente qui che nasce la frattura raccontata dalle ultime indiscrezioni. Per Sony, il digitale rappresenta ormai la direzione naturale del mercato; per una parte dell’industria, invece, eliminare completamente il disco significa rinunciare a una fonte di ricavi che per alcuni continua a essere tutt’altro che marginale. Sony, dal canto suo, non sembra intenzionata a cambiare rotta. Dopo le proteste dei giocatori, la compagnia ha già dichiarato che la reazione negativa non starebbe producendo conseguenze significative sul proprio business e continua a considerare gennaio 2028 il punto di svolta verso un futuro completamente digitale per le nuove uscite PlayStation.
Resta quindi da capire quanto sia realmente esteso il malcontento tra publisher e sviluppatori. Le testimonianze raccolte da Digital Foundry suggeriscono che il problema esiste almeno per una parte dell’industria, ma le posizioni favorevoli espresse dai grandi publisher dimostrano anche che non si tratta di una rivolta compatta contro Sony. Il vero impatto della decisione potrebbe emergere soltanto quando il 2028 si avvicinerà e gli studi dovranno iniziare concretamente a pianificare giochi destinati a uscire senza alcuna versione su disco.

