Il film di The Legend of Zelda è uno di quei progetti che tiene col fiato sospeso milioni di appassionati in tutto il mondo. Previsto per maggio 2027, il live action diretto da Wes Ball e prodotto da Nintendo in collaborazione con Sony Pictures promette di portare sul grande schermo l’universo di Hyrule con una fedeltà mai vista prima. E al centro di tutto c’è lui: Benjamin Evan Ainsworth, il giovane attore britannico scelto per vestire i panni di Link, l’eroe silenzioso che ha fatto la storia dei videogiochi.

Ma c’è un dettaglio che sta facendo discutere la community: Ainsworth, intervistato da GamesRadar, ha ammesso candidamente di essere stato troppo giovane per giocare a The Legend of Zelda: Breath of the Wild quando il titolo uscì nel 2017. Una confessione che può sembrare innocua, ma che solleva interrogativi interessanti sul rapporto tra un attore e il materiale originale che deve interpretare.

“Non posso dire molto sul film in sé, ma ricordo nitidamente quando è uscito Breath of the Wild. E questo potrebbe tradire la mia età, ma ricordo che ero piuttosto giovane all’epoca della sua uscita, quindi non avevo una Switch a quel tempo. E così guardavo altri giocarci, in sostanza guardavo i playthrough.”

I conti sono presto fatti. Nato nel 2008, l’attore aveva appena nove anni quando Breath of the Wild rivoluzionò il genere degli open world su Nintendo Switch e Wii U. Un’età in cui difficilmente un bambino ha l’autonomia economica per comprarsi una console di nuova generazione e uno dei giochi più acclamati della storia videoludica. La sua esperienza con Hyrule è quindi passata attraverso lo schermo di un altro schermo: YouTube, Twitch e i playthrough commentati che sono diventati il modo con cui un’intera generazione scopre i videogiochi prima ancora di poterci giocare.

Link di The Legend of Zelda
Link di The Legend of Zelda, fonte: Nintendo

Questa rivelazione ha scatenato reazioni contrastanti tra i fan. Da un lato c’è chi storce il naso, sostenendo che interpretare Link senza aver vissuto in prima persona l’esperienza di esplorare Hyrule, scalare le Torri Sheikah, affrontare i Guardiani e risolvere gli enigmi dei Sacrari sia un limite importante. Dall’altro c’è chi sottolinea come il talento attoriale non dipenda necessariamente dalla conoscenza enciclopedica del materiale di partenza, ma dalla capacità di incarnare un personaggio e renderlo credibile sullo schermo.

Ainsworth, che il pubblico ha recentemente visto nella terza stagione di House of the Dragon, dimostra comunque rispetto e consapevolezza verso il ruolo che gli è stato affidato. “Avendo avuto la fortuna di interpretare questo ruolo, un personaggio così iconico, guardando indietro e rendendomi conto dei 40 anni di eredità e storia, dei vari toni, delle diverse storie, delle differenti interpretazioni e performance vocali anche di questo personaggio.” Parole che lasciano trasparire il peso di una responsabilità che sente sulle spalle.

Quanto alle informazioni sul film vero e proprio, il giovane protagonista rimane ermetico. Le poche dichiarazioni che si è concesso riguardano principalmente le location: “La Nuova Zelanda è un posto meraviglioso. Ma sì, non posso dire molto di più.” Un accenno che conferma quanto già si sapeva sulle riprese, avvenute nei paesaggi mozzafiato della Nuova Zelanda, già scenario di saghe epiche come Il Signore degli Anelli.

La questione sollevata dalle parole di Ainsworth tocca un nervo scoperto nel rapporto tra cinema e videogiochi. Quanto deve essere profondo il legame di un attore con il materiale originale? È necessario aver giocato centinaia di ore a un titolo per poterne catturare l’essenza in una pellicola? O conta di più la direzione, la sceneggiatura e la visione complessiva del progetto?

The Legend of Zelda: Ocarina of Time Remake
The Legend of Zelda: Ocarina of Time Remake, fonte: Nintendo

La storia del cinema insegna che non esiste una risposta univoca. Attori che non avevano mai toccato una spada hanno interpretato samurai leggendari, mentre star che non sapevano distinguere un phaser da un blaster sono diventate icone della fantascienza. Allo stesso tempo, la preparazione e l’immersione nel mondo di riferimento hanno spesso fatto la differenza tra performance dimenticabili e interpretazioni destinate a rimanere nella memoria collettiva.

Ciò che emerge dalle parole di Ainsworth è comunque una sincerità disarmante. In un’epoca in cui ogni dichiarazione pubblica viene pesata e calibrata dai team di comunicazione, il giovane attore ammette senza filtri i limiti della sua esperienza videoludica, mostrando al contempo rispetto per la serie e curiosità verso il suo lascito culturale. Non viene menzionato nemmeno Tears of the Kingdom, il capitolo pubblicato nel 2023, suggerendo che il suo percorso di scoperta del franchise potrebbe essere ancora in corso.

Il film di The Legend of Zelda rappresenta una scommessa cruciale per Nintendo, storicamente restia a concedere le proprie proprietà intellettuali al cinema dopo il discusso adattamento di Super Mario Bros. del 1993. Il successo del film animato di Super Mario, uscito nel 2023 e diventato uno dei maggiori incassi dell’anno, ha però dimostrato che, con il partner giusto e il rispetto per il materiale originale, le IP videoludiche possono conquistare anche il grande schermo.

La scelta di Benjamin Evan Ainsworth come protagonista fa parte di questa strategia. Un volto giovane, non ancora legato a ruoli troppo iconici, capace di crescere con il personaggio in eventuali sequel. Un attore che scopre Zelda mentre lo interpreta, proprio come milioni di spettatori che forse non hanno mai impugnato un controller ma sono pronti a lasciarsi trasportare nell’avventura.

Resta da vedere se questa freschezza si tradurrà in una performance convincente o se l’assenza di un rapporto viscerale con i giochi si farà sentire. La risposta arriverà soltanto nel maggio 2027, quando le luci dei cinema si spegneranno e sullo schermo apparirà finalmente Hyrule in carne e ossa. O meglio, in pixel e pellicola.

Condividi.

Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.