The Legend of Zelda: Ocarina of Time è tornato sotto i riflettori dopo la presentazione ufficiale del remake per Nintendo Switch 2, e ora un nuovo confronto permette di osservare molto più da vicino quanto sia cambiata Hyrule rispetto al capolavoro originale pubblicato su Nintendo 64 nel 1998.

Il video mette fianco a fianco diverse sequenze del remake con le rispettive scene dell’opera originale, mostrando immediatamente la portata del lavoro svolto da Nintendo. Non siamo infatti davanti a una semplice remaster con risoluzione e texture migliorate: ambienti, personaggi, illuminazione e materiali sono stati completamente ricostruiti, pur mantenendo una direzione artistica estremamente fedele a quella che ha reso Ocarina of Time uno dei videogiochi più importanti della storia.

Nintendo stessa descrive il progetto come un’avventura “reinventata per una nuova era”, realizzata con una veste grafica completamente rinnovata, colonna sonora aggiornata e meccaniche modernizzate. Il gioco arriverà esclusivamente su Nintendo Switch 2 il 5 novembre 2026.

Dal Villaggio Kokiri a Hyrule, il salto grafico è enorme

Uno dei confronti più impressionanti riguarda inevitabilmente il Villaggio Kokiri, uno dei luoghi più riconoscibili dell’intera avventura. L’originale Nintendo 64 utilizzava geometrie semplici, texture estremamente limitate e fondali costruiti attorno alle inevitabili restrizioni hardware dell’epoca. Nel remake, invece, l’ambiente è molto più ricco, con vegetazione dettagliata, materiali completamente nuovi e un’illuminazione capace di dare finalmente profondità agli scenari.

La cosa interessante è che la struttura dei luoghi rimane immediatamente riconoscibile. Nintendo non sembra aver cercato di reinterpretare completamente l’estetica di Ocarina of Time, preferendo piuttosto immaginare come sarebbero potuti apparire quegli stessi luoghi se il team del 1998 non avesse dovuto fare i conti con i limiti del Nintendo 64.

Lo stesso discorso vale per Link e gli altri personaggi. I modelli sono stati ridisegnati con un livello di dettaglio enormemente superiore, ma continuano a richiamare direttamente le proporzioni e le caratteristiche dell’originale. Proprio il volto del giovane Link, però, è diventato uno degli elementi più discussi dopo la presentazione, con alcuni giocatori che hanno trovato il nuovo modello particolarmente riuscito e altri che lo considerano fin troppo realistico rispetto allo stile storico della serie.

Anche gli interni mostrano differenze enormi. Le abitazioni, i dungeon e gli altri ambienti chiusi non sono più semplicemente composti da texture piatte e pochi oggetti, ma presentano ombre, riflessi, superfici più credibili e una quantità molto maggiore di elementi sullo schermo.

Non cambia soltanto la grafica di Ocarina of Time

Il confronto visivo, però, racconta soltanto una parte del lavoro. Nintendo ha infatti approfittato del remake per intervenire anche su alcune caratteristiche che inevitabilmente tradivano l’età dell’originale.

Ocarina of Time offrirà una telecamera completamente rielaborata e controlli di movimento più moderni. Link potrà inoltre saltare e scattare attraverso comandi dedicati, una differenza notevole rispetto al gioco del 1998, dove molti movimenti venivano gestiti automaticamente dal personaggio.

Nintendo ha confermato anche cutscene completamente doppiate e dialoghi ampliati, oltre a una colonna sonora orchestrale sinfonica. Sono cambiamenti potenzialmente molto importanti per un titolo nel quale buona parte della narrazione originale era affidata esclusivamente ai testi e alle animazioni dei personaggi.

Nonostante tutte queste modifiche, la filosofia sembra comunque chiara: modernizzare Ocarina of Time senza trasformarlo in qualcosa di irriconoscibile. Il produttore della serie Eiji Aonuma ha infatti presentato il progetto come una nuova interpretazione dell’avventura originale costruita attraverso tecnologie moderne.

Ed è proprio il confronto diretto con Nintendo 64 a rendere più evidente questo approccio. Il remake appare completamente diverso dal punto di vista tecnico, ma sorprendentemente familiare nella composizione delle scene, nell’architettura degli ambienti e nell’identità artistica.

Dopo quasi trent’anni, Nintendo sembra quindi intenzionata non tanto a riscrivere Ocarina of Time, quanto a mostrare come avrebbe potuto apparire quell’avventura senza i limiti tecnologici del 1998. E osservando le due versioni una accanto all’altra, la distanza tra le due epoche non potrebbe essere più evidente.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.