Ci sono titoli che si può dire “non invecchiano”, ma The Witcher 3 non è tra questi: era invecchiato ed è per tale motivo che questa Wild Hunt Remastered rientra, piuttosto, nella categoria delle opere che per mano di sapienti developer trovano una seconda giovinezza, consacrando quanto di buono fatto in precedenti gen. Nello specifico, in questo articolo vi parlerò della conversione per Nintendo Switch 2, che come le altre per console maggiori è free se possedete il gioco per la precedente Switch.

Quando fu lanciato nel 2019 da una CD Projekt RED in gran forma, The Witcher 3: Wild Hunt in portatile (ma pure in docked) era decisamente la versione più grezza e rozza di tutte quelle uscite fino a quel momento, ma… era comunque un miracolo tecnico: un port “strodiniario” sulla carta, compromesso nell’usabilità da risoluzioni inevitabilmente basse, sfocature e un impatto visivo globale fin troppo sacrificato. Giocabile, sì, e tanto bastava su una console davvero molto poco potente come Switch.

Oggi, però, con l’arrivo della versione Remastered su Nintendo Switch 2 lo scenario è cambiato in modo radicale. Possiamo finalmente vivere (o rivivere) in mobilità il capolavoro di CD Project Red senza dover scendere troppo a patti con la frustrazione visiva; sentendoci (quasi) in pari con il resto della concorrenza su console. Non ci aspettavamo altro dai dev polacchi che avevano “compresso” senza troppi dolori Cyberpunk 2077 sulla medesima console, ma tant’è: ancora una volta, il gioco e un’ibrida Nintendo sono co-protagonisti di un ennesimo miracolo tecnico. Con qualche sbavatura, certo, ma che pignoli!

Un salto generazionale lungo chilometri

The Witcher 3 Wild Hunt Remastered Switch 2 Recensione

L’aspetto puramente numerico della risoluzione racconta già di per sé una rivoluzione: il passaggio dai compromessi estremi della vecchia generazione ai 1080p nativi in modalità TV. Poi si avvia il gioco, e il mondo dello Strigo misura un abisso tecnico tra le due ammiraglie Nintendo largo chilometri. Quel velo di sfocatura perenne, spesso ribattezzato con caustica ironia dai giocatori come una “patina di vaselina”, che in passato trasformava i panorami di Novigrad e le paludi nebbiose del Velen in un dipinto acquerellato e confuso, è stato completamente debellato. I colori sono ora accesi e vividi come non mai, le linee, le texture, non sono più pastrocchiati come un tempo.

Sullo schermino in FullHD di Switch 2, Geralt prende finalmente vita al 100%. Indossando i panni del witcher in modalità portatile, l’impatto visivo beneficia, infatti, enormemente del pannello più ampio e nitido della nuova console, capace di esaltare la direzione artistica originaria di CD Projekt con una pulizia d’immagine cristallina. Ogni elemento dello scenario restituisce una sensazione di tangibilità inedita: la densità della vegetazione non è più ridotta all’osso per alleggerire il processore, ma si estende rigogliosa lungo i sentieri, con arbusti, fronde e campi di grano che reagiscono dinamicamente al passaggio e alle folate di vento.

The Witcher 3 Wild Hunt Remastered Switch 2 Recensione

Allo stesso modo, i materiali delle armature di Geralt, dalla ruggine sul cuoio consunto alle decorazioni metalliche delle cappe di Kaer Morhen, sfoggiano una ricchezza di dettagli prima impensabile in mobilità. A suggellare questo salto generazionale interviene una gestione dell’illuminazione completamente rivista, che sfrutta sistemi dinamici di ombreggiatura e riflessi per dare profondità agli scorci naturali e agli interni affollati delle taverne.

Il tutto si sposa con una distanza visiva radicalmente ampliata, che permette di scorgere i profili dei castelli e delle torri di guardia all’orizzonte senza l’odioso fenomeno del pop-in selvaggio. Quella fastidiosa comparsa improvvisa di elementi scenici, rocce e NPC che in passato flagellava le cavalcate a rotta di collo di Rutilia lungo le campagne di Temeria è ora solo un ricordo sbiadito, lasciando finalmente spazio a un’esplorazione fluida, immersiva e visivamente molto più coerente dall’inizio alla fine.

Fluidità e “qualità della vita”

Sempre tirando in ballo dati, prima ancora che percezioni, sul fronte delle performance si consuma poi l’ennesima di questa nuova edizione portatile, capace di spazzare via l’instabilità cronica e i frequenti crolli di fotogrammi che un tempo affliggevano le cavalcate attraverso il Velen. Il motore grafico sfrutta con intelligenza l’hardware aggiornato per puntare a una soglia di quaranta fotogrammi al secondo, spesso stabilizzati da tecnologie di sincronizzazione verticale che smussano ogni asperità. Tale incremento della fluidità non si traduce soltanto in una gradevolezza estetica superiore, ma incide nel profondo sul feedback pad alla mano: ogni fendente d’acciaio o d’argento, ogni parata e ogni schivata circolare nei duelli contro i mostri acquisiscono una reattività e una precisione invidiabili.

A rendere l’esperienza complessivamente più fluida e moderna, contribuisce di certo l’eredità strutturale raccolta dalle edizioni next-gen di questa remastered: i cambiamenti “generici” che riguardano anche le versioni PS5 e compagnia. Che tuttavia si fondono con gli accorgimenti, evidentemente numerosi sia nel ludos che nella giocabilità, pensati per questa specifica release. L’interfaccia di gioco e la gestione dell’inventario sono pertanto state alleggerite e rese decisamente più snelle, consentendo di navigare tra pozioni, oli e componenti d’artigianato senza l’affanno dei menu macchinosi del passato.

A ciò si affiancano i ritocchi mirati al sistema di combattimento e alla disposizione dell’albero delle abilità, capaci di svecchiare le dinamiche ruolistiche più macchinose. Nel dettaglio, a incidere maggiormente sull’esperienza pad alla mano è l’introduzione dei Segni ad accesso rapido, un comando che cancella la macchinosità del passato. Se prima per lanciare un incantesimo in piena mischia era obbligatorio aprire la ruota di selezione e spezzare il ritmo dell’azione, ora è possibile concatenare i Segni in tempo reale tenendo premuto un tasto dorso abbinato ai pulsanti frontali, permettendo a Geralt di scagliare fiamme o erigere scudi magici al volo.

Il quadro si completa con il pieno supporto al cross-save, una funzione fondamentale che abbatte le barriere tra le piattaforme, offrendo la libertà assoluta di riprendere la propria partita esatta dove la si era interrotta sulla console casalinga o sul PC. Insomma, senza snaturarne l’identità, in CD Project hanno confezionato un pacchetto di aggiornamenti che fluidifica e non poco l’avanzamento nella storia e lungo i combattimenti, che oggi sono più dinamici che mai.

Facciamo i pignoli?

Per quanto il lavoro di conversione e ottimizzazione rappresenti un trionfo tecnologico per la nuova ammiraglia Nintendo, l’arrivo di The Witcher 3 Wild Hunt Remastered su Switch 2 non è esente da ombre e difetti. Dietro ai facili entusiasmi per il netto cambio di passo rispetto al passato, emergono infatti alcune criticità e scelte di design che sono certo continueranno a far discutere (forse più del dovuto).

In primo luogo, l’analisi della modalità TV (Docked) evidenzia come, su schermi di grandi dimensioni, il titolo mostri il fianco a una “ruvidezza visiva” superiore alle aspettative generate giocando in portatilità. Se lo schermo più piccolo e denso della console in portatile maschera le incertezze, proiettare il mondo di gioco su un televisore 4K fa emergere i compromessi inevitabili di un motore grafico nato nel 2015 e riadattato a forza, tradendo una pulizia dell’immagine non sempre impeccabile.

A far discutere i puristi sarà, inoltre, la nuova gestione dell’illuminazione globale che, invece, tanto mi ha soddisfatto. Secondo diverse voci all’interno della community, alzatesi già dopo i primi trailer pubblicati dalla compagnia, il sistema di luci rivisto in questa edizione tende in alcune circostanze a schiarire eccessivamente i panorami o, au contraire, a restituire tonalità fin troppo sature, finendo per smorzare quella patina cupa, sporca e opprimente che definiva l’identità visiva dell’originale. A ciò si aggiunge l’impossibilità di cancellare del tutto i limiti storici del combat system, che nonostante le migliorie continuano a mostrare il fianco a legnosità e imprecisioni di tanto in tanto.

Non avete più scuse, nintendari!

The Witcher 3 Wild Hunt Remastered su Nintendo Switch 2 si scrolla di dosso le pesanti catene tecniche che lo avevano ancorato nel passato, sulla prima ibrida della casa di Kyoto, trasformando quello che un tempo era un compromesso ammirevole, ma anche “appannato”, in un trionfo di portabilità. Certo, i puristi troveranno ancora di che ridire, e i limiti strutturali di un design datato 2015 restano scolpiti nell’ossatura dell’opera. Ma siamo abituati: nessuno è mai contento al 100%, o sì?

Eppure, io devo dire di non potermi definire altrimenti: l’impatto complessivo di questa riedizione ha dell’incredibile e poter viaggiare attraverso il Continente godendo di una fluidità svecchiata, di una pulizia visiva finalmente degna e delle molte comodità introdotte lato ludico rende l’offerta semplicemente imperdibile. Se avete atteso il momento giusto per rimettervi nei panni del Lupo Bianco ovunque vi troviate, o ancor meglio se per qualunque ragione aveste rimandato questo momento fino a oggi, l’attesa è ufficialmente finita.

IL VERDETTO

0

Un aggiornamento dal valore immenso.

Share.