Quando Capcom ha annunciato Pragmata nel lontano 2020, nessuno immaginava che la prima IP originale della casa giapponese dopo oltre un decennio avrebbe fatto così tanto rumore. Eppure, ad aprile 2026, è effettivamente uscito il nuovo space odyssey che mescola azione frenetica, puzzle ambientali e una storia che ti strappa il cuore. Hugh, Diana e la loro avventura tra le stelle hanno conquistato milioni di giocatori, lasciandoli con quella sensazione che ogni appassionato conosce bene: il vuoto post-gioco, quel buco nello stomaco quando i titoli di coda scorrono e vorresti solo continuare a vivere quelle emozioni. Ma se siete tra i fan del nuovo gioco Capcom, dovreste assolutamente recuperare questo titolo

Diciamo subito che il gioco in questione altri non è che The Last of Us, capolavoro targato Naughty Dog uscito sul mercato nell’ormai lontano 2013 e che ha rapidamente conquistato non soltanto i cuori dei giocatori sparsi in tutto il mondo, ma anche la critica specializzata internazionale ottenendo tanti riconoscimenti e valutazioni estremamente positive.

Difatti quando si guarda Pragmata è facile concentrarsi sulla fantascienza, sull’estetica lunare e sulle sue meccaniche particolari basate sull’hacking. Tutto sembra distante anni luce dal gioco dei Cagnacci, che invece affonda le radici nella sopravvivenza, nel realismo e in un’America devastata da un’infezione. Eppure, più si osservano i due giochi, più emerge una verità curiosa: chi è rimasto affascinato dal titolo Capcom probabilmente ama già molte delle stesse idee che hanno reso The Last of Us uno dei videogiochi più importanti degli ultimi vent’anni.

Joel ed Ellie di The Last of Us
Joel ed Ellie di The Last of Us, fonte: Sony Interactive Entertainment

Questo perché si tratta sostanzialmente di due giochi che parlano della stessa cosa, dove al centro della storia troviamo un’avventura, un viaggio intrapreso (per caso) da un uomo ed una bambina. Da una parte Hugh e Diana, dall’altra Joel ed Ellie. E badate bene, non è solo una questione di “adulto che protegge una ragazza”, ma è il modo in cui il viaggio trasforma entrambi. In tutti e due i casi, il mondo esterno è ostile, instabile e spesso incomprensibile. La vera storia, però, non riguarda i mostri, le IA o la fine della civiltà: è incentrata sul legame che nasce tra due persone costrette a fidarsi l’una dell’altra.

Ed è esattamente quel tipo di dinamica emotiva che ha reso The Last of Us così potente, con la solitudine come motore del gameplay. Anche il modo in cui i due giochi fanno sentire il giocatore è sorprendentemente simile, visto che in The Last of Us ci si sente spesso piccoli, isolati, costantemente sotto pressione. Ogni area trasmette tensione ed ogni combattimento sembra disperato.

Pragmata cambia linguaggio, ma l’anima è praticamente la stessa, con l’ambientazione lunare, le strutture deserte e il senso continuo di mistero in grado di restituire la stessa percezione di alienazione. E non importa che ci siano robot invece degli infetti: il feeling è quello di un viaggio in un mondo spezzato dove il protagonista cerca disperatamente un punto umano a cui aggrapparsi. E quel punto umano è Diana, proprio come Ellie lo era per Joel.

Pragmata
Pragmata con Diana, fonte: Capcom

Molti guardano Pragmata e pensano subito al sistema di hacking, alla mobilità futuristica e ai combattimenti più dinamici, ma il motivo per cui il gioco ha attirato così tanta attenzione non è tecnico ma è emotivo, con i giocatori letteralmente desiderosi di capire chi sia Diana. Vogliono vedere come evolve il rapporto con Hugh. Vogliono prendersi cura di quella piccola ed innocente bambina, in grado di sorprendersi anche per le cose che a noi esseri umani sembrano più banali ed insignificanti, con dei semplici palloncini colorati che diventano il motivo per domandarsi: “ma è per caso possibile volare agganciandoli alla mia schiena?

Si tratta quindi dello stesso identico meccanismo che ha trasformato The Last of Us in qualcosa di più di un semplice action game. Questo perché crediamo che nessuno ricorda davvero The Last of Us solo per le sparatorie, ma è diventato un titolo così amato per gli sguardi, i silenzi, le conversazioni durante l’esplorazione e per quel senso continuo di protezione reciproca, con Joel che viene riconsegnato alla vita proprio grazie alla vicinanza di Ellie.

In sintesi, Pragmata sembra il “The Last of Us” della fantascienza, con le due storie che mettono al centro di tutto un viaggio di un adulto ed una bambina in un mondo distrutto, dove regnano la crescita reciproca dei protagonisti ed il grande contrasto tra violenza e fragilità emotiva. Il tutto con la sensazione che il gameplay serva a rafforzare il legame narrativo. Cambiano i mostri, cambia il contesto, cambia il ritmo, ma quello che non cambia è ciò che i giochi vogliono far provare ai giocatori. Ecco perché chi ama Pragmata potrebbe amare anche The Last of Us.

Se ti ha incuriosito Pragmata non è necessariamente perché vuoi solo sparare a robot nello spazio, ma probabilmente sei attratto da quell’idea di viaggio emotivo tra due persone, da quel rapporto tra personaggi che cresce mentre il mondo cade (letteralmente) a pezzi attorno a loro. Ed è esattamente ciò che The Last of Us ha fatto meglio di chiunque altro nel 2013. E forse è proprio questo il punto: ad una prima occhiata Pragmata (qui trovate la nostra recensione) non assomiglia a The Last of Us, ma guardando in modo più approfondito le emozioni che vuole comunicare sono le stesse. E spesso è proprio lì che nascono i videogiochi destinati a restare davvero impressi, trasformando dei semplici giochi in capolavori amati da milioni di giocatori per il resto della loro vita.

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