Quando ci siamo ritrovati davanti agli occhi Tides of Tomorrow, le premesse erano quelle di un’avventura narrativa capace di offrire molteplici possibilità di scelta, influenzate da un sistema di multiplayer asincrono tanto affascinante quanto ambizioso. La realtà dei fatti però, si è rivelata più sfaccettata del previsto.

Oltre a queste fondamenta pienamente rispettate, ci siamo trovati di fronte a una narrazione sorprendentemente incisiva, in grado di spingere il giocatore a riflettere e ad attribuire peso a ogni decisione presa, anche a quelle che, in altri contesti, sarebbero liquidate con superficialità.

Schierarsi con una fazione piuttosto che un’altra, scegliere se salvare sé stessi o aiutare gli altri, oppure compiere l’esatto opposto sacrificando tutto per la propria sopravvivenza: Tides of Tomorrow costruisce la propria identità proprio attorno a questi dilemmi morali.

In queste righe vi raccontiamo la nostra esperienza a gioco terminato, con la consapevolezza che Tides of Tomorrow analizzato dal punto di vista ludico risulta a mala pena sufficiente, ma capace di creare una storia tanto affascinante da andare decisamente oltre al puro intrattenimento.

Tra plastica e sopravvivenza

tides of tomorrow

In un mondo post-apocalittico in cui la plastica ha ormai preso il sopravvento, e con l’umanità colpita da una misteriosa malattia che lotta per la sopravvivenza, vestiamo i panni del Tidewalker. Una figura quasi mitologica, capace non solo di osservare il proprio destino, ma anche di plasmarlo attraverso le scelte, proprie e altrui.

Non siamo gli unici dotati di questa capacità, facciamo di fatti parte di una comunità di Tidewalker, individui connessi tra loro da un legame invisibile che trascende il tempo e lo spazio. È proprio attraverso questa connessione che il gioco costruisce una delle sue idee più interessanti, permettendoci di influenzare e allo stesso tempo subire, le decisioni di altri giocatori.

Il nostro ruolo, quindi, va ben oltre il semplice completamento di missioni affidate da personaggi secondari. Ogni scelta, ogni deviazione dal percorso principale, contribuisce a modificare non solo il nostro viaggio, ma anche il destino stesso del pianeta e di chi ancora lo abita, umani e non.

Il mondo di gioco si presenta semplice alla vista quanto all’esplorazione, suddiviso in aree più contenute, ciascuna caratterizzata da specifiche fazioni, dinamiche e linee narrative. A fare da collante è un oceano devastato dagli scarti della società, capace di trasmettere fin da subito un forte senso di identità e immersione, accompagnando il giocatore in un viaggio tanto affascinante quanto inquietante, e che tristemente lascia un profondo senso di riflessione.

Il cuore dell’esperienza

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Di avventure capaci di plasmare il giocatore e adattarsi alle sue scelte ne abbiamo vissute molte nel corso degli anni. Cosa differenzia allora Tides of Tomorrow da un’avventura firmata Telltale Games?

La risposta risiede nel suo sistema di multigiocatore asincrono, vero fulcro dell’intera esperienza. Non si tratta semplicemente di scegliere tra più opzioni narrative, ma di farlo in un contesto in cui le decisioni di altri giocatori influenzano direttamente il nostro percorso.

Altri Tidewalker, connessi alla rete, diventano parte integrante della nostra avventura: possono rappresentare una guida, un vantaggio, oppure un ostacolo concreto. Non ci limitiamo a seguire le orme di chi è arrivato prima, ma siamo spesso costretti a confrontarci con le conseguenze delle loro azioni.

In alcuni casi, infatti, il passaggio di un altro giocatore può complicare sensibilmente la nostra esperienza. Un esempio emblematico è rappresentato dalle situazioni in cui un Tidewalker ha attirato l’attenzione delle guardie: al nostro arrivo, queste saranno già allertate, rendendo necessario un approccio più cauto e ragionato per portare a termine l’obiettivo. Allo stesso modo, potremmo imbatterci in percorsi interrotti, opportunità mancate o scenari alterati da decisioni precedenti, che limitano la nostra libertà d’azione e ci costringono ad adattarci.

D’altra parte, esiste anche il rovescio della medaglia. Le scelte “virtuose” di altri giocatori possono facilitare il nostro cammino, permettendoci di attraversare determinate sezioni con maggiore fluidità o di beneficiare di condizioni più favorevoli.

In questo senso, Tides of Tomorrow costruisce un sistema in cui la responsabilità non è mai esclusivamente individuale, il nostro viaggio è costantemente intrecciato con quello degli altri. Non sono soltanto le nostre decisioni a plasmare il futuro, ma anche quelle di chi ha attraversato quel mondo prima di noi, e di chi lo farà dopo.

Ogni scelta ha un costo

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Arrivati a questo punto, la domanda sorge spontanea: l’idea è affascinante, ma nel concreto, come funziona Tides of Tomorrow?

La risposta è più semplice di quanto si possa pensare. Il nostro personaggio è affetto dalla stessa malattia che ha devastato il mondo di gioco, e questo si traduce in una limitazione costante, ovvero il tempo che ci resta da vivere. Ogni azione ha un costo, e ogni spedizione svolta lontano dalla nostra barca, la quale funge da vero e proprio punto di riferimento, consuma parte della nostra energia vitale.

Ogni volta che decidiamo di esplorare una nuova area, la nostra salute cala, costringendoci a trovare risorse specifiche per curarci, reperibili esclusivamente all’interno delle zone che scegliamo di visitare. Che sia una zona fondamentale per la trama, o un attività secondaria, si crea di fatto un ciclo continuo, in cui esplorazione e sopravvivenza si alimentano a vicenda, dando un valore concreto ad ogni decisione intrapresa.

In questo senso, anche il semplice atto di muoversi diventa una scelta strategica, dato che nulla è gratuito, e ogni deviazione può avere conseguenze dirette sulla nostra capacità di proseguire. La morte stessa non rappresenta un semplice fallimento, ma si inserisce coerentemente all’interno del sistema di scelte, offrendo ulteriori diramazioni e possibilità narrative.

Dal punto di vista puramente ludico, è importante chiarire un aspetto: Tides of Tomorrow non è un action game. Le meccaniche di movimento sono essenziali e fortemente limitate. Possiamo correre, saltare e adottare un approccio stealth, ma non esiste una componente di combattimento neanche accennata o dinamiche che rendono memorabili quei momenti di tensione. Solo mediante la nostra imbarcazione potrei fare degli scontri a fuoco, ma anche in questo caso, il tutto serve solo a dare un leggero ritmo e diversificare anche se in poco l’ esperienza finale.

Il gameplay, nel suo insieme, risulta estremamente essenziale. Una caratteristica che, per alcuni potrebbe rappresentare un limite, ma che appare chiaramente come una scelta consapevole da parte del team di sviluppo. È la natura stessa della narrazione, unita al peso delle scelte, a generare una costante volontà di scoperta e il desiderio di proseguire il viaggio verso un finale significativo.

Scelte e conseguenze

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È attraverso le decisioni che si costruisce il ritmo del gioco, che si definiscono i rapporti con le fazioni, e si creano alleanze o conflitti, e sempre grazie a queste si determina il nostro ruolo all’interno del mondo. Possiamo decidere di collaborare con alcuni, schierarci apertamente con tutte o, al contrario, essere ostili ed egoisti. Potremo cercare di salvare solo noi stessi, l’intera umanità o schierarci dalla parte della natura. Qualunque strada si scelga, il gioco riesce a restituire un senso di coerenza e continuità.

Nel complesso, il sistema funziona, risulta chiaro e leggibile senza mai generare confusione. Le indicazioni fornite al giocatore appaiono sempre comprensibili, permettendo di concentrarsi su ciò che davvero conta: le decisioni che ci porteranno al nostro finale.

La rigiocabilità è concreta e ben strutturata, spinta non solo dalla presenza di finali alternativi, ma soprattutto dalla volontà del giocatore di esplorare le diverse conseguenze delle proprie azioni. In questo senso, il sistema asincrono rappresenta senza dubbio il fulcro dell’esperienza.

Non è però esente da piccole imperfezioni. Può capitare, infatti, di trovarsi di fronte a situazioni in cui nessun altro giocatore è passato prima di noi, riducendo momentaneamente l’impatto di questa meccanica. In questi casi, l’esperienza torna ad essere più tradizionale, pur mantenendo una buona leggibilità e lasciando comunque un segno per chi arriverà successivamente. Citando: “Pour ceux qui viendront après” (Per quelli che verranno dopo).

Al netto di ciò, l’idea resta originale, ben caratterizzata e, soprattutto, funzionale. Se però c’è un aspetto in cui il titolo riesce davvero a distinguersi, è l’impatto emotivo. Tides of Tomorrow spinge costantemente il giocatore a interrogarsi sulle proprie scelte, generando dubbi, ripensamenti e, talvolta, anche il desiderio di tornare indietro per cambiare decisione. Non tanto per ottenere un risultato migliore in termini di progressione, quanto per il peso morale di ciò che si è scelto di fare.

Decidere se salvare sé stessi, un alleato o l’intera umanità non è mai una scelta banale. Il gioco ci mette di fronte a dilemmi continui, chiedendoci non solo cosa vogliamo ottenere, ma soprattutto che tipo di persona vogliamo essere all’interno di quel mondo. Chiaramente alcune decisioni potranno essere prese solo se avremo ottenuto un livello adeguato in un sistema di moralità, semplice ma funzionale.

Tecnicamente

tides of tomorrow

A margine, è doveroso spendere qualche parola anche sulla versione da noi testata, ovvero quella PC. Sulla nostra configurazione composta da RTX 5070 e Ryzen 7800X3D, il titolo si è comportato in maniera solida, permettendoci di giocare in risoluzione 2K senza ricorrere ad alcun sistema di upscaling. Le prestazioni si sono dimostrate stabili, contribuendo a rendere l’esperienza fluida e coerente con il ritmo riflessivo del gioco.

Davanti agli occhi non vi è la perla della nuova generazione, e sebbene il titolo non risulti essere grande, i dettagli grafici non lasciano mai sbalorditi o realmente affascinati. Anche in questo caso il tutto appare più bello grazie al messaggio di fondo, piuttosto che a quello visivo.

Un viaggio che lascia il segno

Mai come questa volta ci siamo ritrovati a dare un peso reale alle nostre decisioni. Tides of Tomorrow è un titolo capace di spingere alla riflessione su ogni passo compiuto, non per via di un gameplay punitivo, ma per la forza con cui, a livello umano ed etico, ci mette costantemente di fronte alle conseguenze delle nostre azioni.

La consapevolezza che ogni scelta possa mutare, anche drasticamente, il destino finale rende l’esperienza intensa, personale e profondamente coinvolgente, e sebbene i tratti finali risultino un pò troppo tirati, ogni passaggio è corretto ed importante per il percorso che intraprendiamo.

L’idea del sistema asincrono multiplayer rappresenta una vera perla, non solo viviamo frammenti dell’esperienza altrui, ma diventiamo parte attiva di un ecosistema di decisioni condivise. Siamo al tempo stesso artefici di ciò che verrà e conseguenza di ciò che è già stato.

Le scelte non dipendono esclusivamente da noi, ma si intrecciano con quelle degli altri giocatori, creando un tessuto narrativo dinamico e imprevedibile. Possiamo salvarci o soccombere, aiutare o ostacolare, lasciare un segno concreto nel mondo di gioco, anche attraverso un gesto semplice, come raccogliere o lasciare una risorsa utile per chi verrà dopo.

Conclusioni

Dopo aver vissuto i panni del tidewalker, siamo ancora più consapevoli che non siamo di fronte a un prodotto mainstream, ma ad un videogioco che sceglie consapevolmente di comunicare, di lasciare qualcosa. Una storia memorabile, profonda, capace di toccare corde intime e di accompagnarci anche oltre i titoli di coda. Un titolo che come videogioco risulta tanto limitato pad alla mano, quanto di impatto come mezzo di comunicazione, e da parte nostra, il viaggio è servito ed il messaggio è arrivato. Forse, da oggi, grazie a questa esperienza presteremo ancora più attenzione a ciò che ci circonda, perché anche un piccolo gesto può fare la differenza.

In conclusione

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Profondo e dall’animo delicato. Limitato pad alla mano, ma ti conquista il cuore.

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